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Il Circuito


ORGANO DI INFORMAZIONE SULLE PROBLEMATICHE DEI NON VEDENTI
periodico della sezione provinciale di Bologna
dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
registrazione tribunale di Bologna n. 8206 del 22/09/2011.

Anno II NUMERO 4 GIUGNO 2015

Direttore Responsabile: Daniela Corneo

Editore: Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti sezione di Bologna

Direzione ed Amministrazione:
via Dell'Oro 1, 40124 Bologna


Sito internet: www.uicibologna.it

Redazione:
Avola giuseppina, Balbo Irene

E-mail della redazione: redazione@uicibologna.it

Hanno collaborato al presente numero:
Mario Barbuto, Angela Delicata, Sonia Guarino, Rostislava Koumanova, Vito Lapietra, Andrea Lottini, Giuseppina Parentela, Marta Pellizzi, Andrea Prantoni, Nerina Viozzi.

Gli articoli firmati pubblicati sul presente giornale esprimono l'opiniione del tutto personale dei loro Autori, la quale non coincide necessariamente con quella dell'Editore e della Redazione.
Ogni mancanza può comunque essere sanata

Articoli pubblicati in questo numero:





In questo numero. A cura della redazione



Sono passati alcuni mesi dal nostro ultimo numero e la notizia principale è che è stato eletto un nuovo Consiglio direttivo della sezione di Bologna. Molte leconferme e lo spirito che anima il gruppo è sempre quello di mettersi al servizio dei soci per cercare di aiutarli nelle difficoltà del quotidiano e perchè la sezione sia un punto di riferimento costante. Ecco allora che riconfermiamo anche il circuito, sempre sperando che qualcuno in più tra i soci voglia mettersi in gioco e provare a scrivere con noi. Le notizie sono tante e diverse. Molti comunicati della sede centrale percercare di raccontare in modo esaustivo cosa si sta facendo a livello nazionale; il nostro presidente Andrea invece ci aggiorna su ciò che è avvenuto a Bologna e ci annuncia anche la partenza della lotteria Louis Braille, che speriamo riscuota successo tra i soci e perchè no, tra i bolognesi si trovi anche il vincitore del primo premio, ben 500.000 euro! Ci spostiamo poi a parlare di alcune manifestazioni e corsi organizzati a livello locale. Marta pellizzi ci racconta di una gita nella laguna Veneta organizzata dall’UNIVOC, Angela Delicata invece ci informa di un corso di autonomia personale tenuto si a Bologna, a cui ha preso parte, mentre possiamo leggere il racconto di un ccorso di primo soccorso tenutosi proprio nella nostra sezione; nerina Viozzi ci racconta un altro pezzo di Bologna nella rubrica, “come viviamo la nostra città”, che vorremmo si arricchisse di nuovi esploratori degli angoli della propria città; ci spostiamo poi di nuovo a livello nazionale per scoprire cosa l’INPS ha cambiato nelle modalità per il riconoscimento di cecità e sordità; scopriamo che si è tenuto a Napoli un importantissimo convegnno su un tema purtroppo molto attuale non solo tra i ciechi, ma che per i ciechi diventa ancor più un punto dolente; il lavoro; torniamo poi a Bologna, al Cavazza, dove è nato un museo dedicato ai vecchi ausili tiflotecnici, il museo Tolomeo; Vito LaPietra ci parla di uno sport che offre ai ciechi la possibilità di correre all’aperto senza essere accompagnati, il baseball; Nerina Viozzi prima ci racconta di un suo viaggio in Turchia e poi la ritroviamo come viaggiatrice tra i libri, insieme ad Andrea Lottini; si prosegue poi con una breve raccolta di alcuni articoli della stampa sia cartacea che online dedicata ai ciechi e più nello specifico ai ciechi bolognesi; la parteicipazione di una cooperativa della nostra città, che si occupa di audiodescrizioni per ciechi, ad un’importante fiera milanese; una webradio che ha tra i suoi fondatori un nostro socio;due articoli poi sulle tecnologie, il primo si occupa di tecnologie per la disabilità, il secondo è piùspecifico in merito alle tecnologie per gli alunni con disabilità visiva,un articolo poi sull’arte da toccare chiude la serie dei pezzi tratti dai giornali. Il nostro circuito termina poi con le recensioni di Nerina ed Andrea e le gustose ricette di Giuseppina. i soliti numeri utili, da conservare come un’agenda personale da consultare quando è necessario pongono, come sempre la parola fine a questo numero. Speriamo riusciate a trovare i nostri pezzi interessanti, vi ricordiamo sempre che per suggerimenti o critiche potete contattare la sezione telefonicamente o via posta cartacea o elettronica.



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Notizie dalla sezione. A cura di Andrea Prantoni



Il 2015 ci ha visti subito impegnati in alcuni incontri del tavolo tecnico sulla mobilità, costituito dall’amministrazione comunale con le associazioni dei disabili, per affrontare le problematiche relative ai cantieri per i lavori in via Rizzoli e Ugo Bassi. Le associazioni hanno chiesto che gli interventi siano fatti rispettando le normative per l’abbattimento delle barriere architettoniche e percettive, che tale intervento sia un esempio per tutti i lavori futuri in città. L’amministrazione e le ditte appaltatrici si sono impegnate al rispetto della normativa vigente. Le associazioni si sono riservate di verificare nel corso dei lavori. In Un ulteriore incontro del tavolo tecnico sono stati presentati i progetti per la riqualificazione delle piazze San Francesco, Malpighi, in questo caso sono stati verificati gli accorgimenti messi a progetto per l’eliminazione delle barriere architettoniche e percettive. I progetti evidenziano anche i percorsi LOGES per l’attraversamento dei punti critici delle piazze sopra citate.

A proposito di cantieri ricordiamo che l’amministrazione comunale e TIPER hanno attivato il numero verde 800 03 19 70, al quale è possibile chiedere informazioni sull’evoluzione del cantiere e sulle deviazioni delle linee del trasporto urbano, è in’oltre possibile, per i disabili, chiedere un aiuto per l’attraversamento della zona del cantiere, è necessario comunicare le proprie necessità con un certo anticipo per permettere al personale della cooperativa NCV, di attivare il servizio di accompagnamento.

Il Gruppo Hera, che gestisce la raccolta rifiuti a Bologna, ha iniziato nel centro di Bologna, a fine 2014, una nuova modalità di raccolta differenziata: un combinato tra porta a porta e conferimento di alcuni rifiuti in isole interrate. Carta, plastica e indifferenziato vengono raccolti con il porta a porta, mentre vetro lattine e organico vanno portati nelle isole interrate. I contenitori di queste isole sono interrati, sporgono dal piano del marciapiede due torrette, una per vetro e lattine e una per l’organico. Considerata la possibilità di confondere le due torrette, abbiamo proposto di porre sulle stesse un’etichetta in rilievo, dopo alcune prove si è arrivati alla realizzazione di una etichetta con la scritta braille e le lettere iniziali del contenuto in rilievo stampato. Per l’organico, “organico” in braille e “o” stampatello in rilievo. Per Vetro e lattine, “vetro lattine” in braille e “VL” in stampatello in rilievo. Questo risultato positivo è il frutto di una fattiva collaborazione tra il UICI, Hera e Comune di Bologna.

Nei primi mesi del 2015 si è svolto presso la nostra sezione un corso di primo soccorso in collaborazione con la Croce Rossa Italiana. La C.R.I. ha messo a disposizione i docenti del corso. I docenti, alla loro prima esperienza con ciechi e ipovedenti, hanno svolto alcuni incontri pre corso con un gruppo ristretto per definire una didattica accessibile. il corso si è articolato su otto incontri di 2 ore, durante i quali si sono alternate lezioni teoriche e pratiche su manichini. Il gruppo di 10 persone composto da ciechi, ipovedenti e vedenti, ha affrontato il corso con entusiasmo e impegno. Al termine del corso, a seguito di una valutazione degli obbiettivi raggiunti, è stato rilasciato un attestato di partecipazione al corso di primo soccorso. Considerato il buon esito dell’iniziativa, si ipotizza di organizzare una nuova edizione del corso per settembre o ottobre 2015.

L’undici aprile si è tenuta l’assemblea ordinaria dei soci, nel corso della quale si sono svolte le elezioni per il rinnovo del consiglio sezionale, per la nomina del delegato al ventitreesimo congresso nazionale e per eleggere il rappresentante in consiglio regionale. sono stati eletti:

consiglio sezionale: Celentano Fabrizio, Di Ridolfo Lina, Iorio Gennaro, Koumanova Rostislava, Lapietra Vito, Pignatari Antonella, Prantoni Andrea.

Delegato al ventitreesimo congresso nazionale: Sosio Egidio.

Rappresentante nel consiglio regionale Balbo Irene.

Il giorno 20 aprile nel corso della prima riunione del consiglio sezionale è stato eletto l’ufficio di presidenza così composto: Prantoni Andrea presidente; Iorio Gennaro vice presidente; Lapietra Vito amministratore delegato.

Il 25 maggio si è svolta l’assemblea dei giovani per l’elezione del comitato giovani, risultano eletti: Aleotti Francesco, Celentano Fabrizio e Zampagna Valentina. Tra i componenti il comitato è stato nominato coordinatore Fabrizio Celentano.

Nella seduta del consiglio sezionale tenutasi il 27 maggio 2015, si è provveduto alla nomina dei coordinatori delle commissioni di lavoro inerenti ai vari settori di attività. Invitiamo i soci che intendono partecipare ad una delle commissioni a contattare il presidente o il segretario sezionale per comunicare la propria adesione. La partecipazione dei soci è molto importante, al fine di contribuire con idee e proposte, all’attività del consiglio sezionale.

Le commissioni: - Commissione lavoro: Andrea Prantoni coordinatore. - Commissione istruzione: Gennaro Iorio Coordinatore. - Commissione anziani: Rostislava Koumanova coordinatore. - Commissione ipovedenti: Ivo Ratini coordinatore. - Commissione femminile e pari opportunità: Nicolina Di Ridolfo coordinatore. - Commissione mobilità: Vito Lapietra coordinatore. - Commissione cani guida: Rossana Rossetti coordinatore - Commissione ausili e tecnologie: Rostislava Koumanova coordinatore - Commissione turismo sociale e fruizione beni culturali : Gennaro Iorio coordinatore. - Comitato giovani e sport: Fabrizio Celentano Coordinatore - Comitato dei genitori: Antonella Pignatari coordinatore.

Con l’obbiettivo di dare la possibilità a soci e non di vedere e provare ausili specifici e oggetti di utilità per ciechi e ipovedenti, sabato 23 maggio si è svolta presso la nostra sezione la presentazione dei prodotti commercializzati dalla ditta Ceciaa Italia. Hanno suscitato un certo interesse, per quanto riguarda la telefonia mobile, Alto II, SmartVision Kapsys e SmartVision Lite e i loro accessori.

Alto II è un cellulare con funzioni base, vocalizzato e con ingrandimento per ipovedenti.

Gli smartvision Kapsys, sono degli smartphone dotati di touch-screen e tastiera classica, si può interagire tramite tastiera e/o tramite comandi touch-screen. Sono stati presentati anche orologi tattili e vocalizzati, articoli per Diabetici e altri Ausili di Vita quotidiana. L’iniziativa ha avuto un buon successo, nel corso del pomeriggio hanno visitato la mostra 25 persone.

Ricordiamo i servizi che si offrono in sezione: Patronato Da marzo 2013, è attivo presso la sezione il servizio di patronato, ciò a seguito di un accordo nazionale tra UICI e ANMIL. Al servizio possono accedere i soci, i loro familiari e amici, in particolare per pratiche di invalidità, riconoscimento L.104, aggravamenti e richieste di liquidazione.

Informatica Si ricorda che, anche per il 2015, presso la sezione, si svolgeranno workshop di informatica, su varie tematiche in base alle esigenze espresse dalle persone interessate ad avvicinarsi al computer, al mondo degli smartphone, ad approfondire argomenti specifici. Per maggiori informazioni o per segnalare le proprie esigenze scrivere a poloinformatico@uicibologna.it o contattare gli uffici sezionali allo 051 58 01 02.

Corsi braille: Da oltre 2 anni si svolgono presso la sezione corsi base di scrittura e lettura braille, rivolti in particolare alle insegnanti di sostegno e alle educatrici, i corsi hanno una durata di 20 ore, al termine, previo superamento di una verifica, viene rilasciato un attestato di frequenza. Ad oggi hanno partecipato 35 persone, in prevalenza educatrici. Su richiesta e previo colloquio orientativo, è possibile organizzare corsi di braille individuali, a persone che hanno perso la vista in età adulta.




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Notizie dalla sede centrale. A cura di Giuseppina Avola e Irene Balbo



Molti sono i comunicati che in questo numero abbiamo deciso di inserire: un breve resoconto sul bilancio pluriennale e sui contributi che la nostra sede centrale è riuscita ad ottenere; un richiamo della sede centrale al Governo affinché si escludano dal conteggio per l’ISEE gli assegni di invalidità, anche alla luce della recente sentenza del TAR; un chiarimento riguardo al canone rai, in cui si specifica che le uniche esenzioni e facilitazioni possibili sono legate all’età anagrafica e non alla disabilità visiva; la notizia di un’associazione che pratica sci nautico disposta ad accogliere anche atleti non vedenti; un concorso per artisti non vedenti; un progetto curato da una fotografa sulla violenza contro le donne cieche; una lettera di solidarietà del Presidente nazionale a tutti i lavoratori, in occasione del 1° maggio e infine la lettera di augurio che il nostro presidente nazionale ha inviato al nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Bilancio pluriennale e finanziamenti U.I.C.I.

Care tutte, cari tutti,
in primo luogo desidero rinnovare il mio più fervido augurio di buon anno per un 2015 ricco di soddisfazioni e di risultati positivi.
Voglio inoltre fornire qui il quadro definitivo di dettaglio derivato dall’approvazione della legge di stabilità anno 2015 e della relativa legge di bilancio.
Il Supplemento Ordinario n.101 alla G.U. Serie Generale 302 del 31/12/2014 pubblica gli importi stanziati a favore dell’U.I.C.I. relativi agli anni 2015, 2016 e 2017.
Il dettaglio per anno è rispettivamente il seguente : 
-Cap. 2316/1 Ministero Interno (Irifor-Ierfop) 
2.787.321
2.783.874
2.781.767 
-Cap. 2316/2 Ministero Interno (UICI)
2.054.565
2.054.308
2.054.150 
-Cap. 3631/3 Ministero Beni C. (Libro Parlato)
2.964.397
2.966.142 
2.966.142. 
Un grande risultato che pone la nostra Associazione nelle condizioni di progettare il proprio futuro con una maggiore certezza di risorse che siamo riusciti a riguadagnare dopo che era andata smarrita soprattutto negli ultimi tre anni.
Naturalmente, la Vittoria risulta sempre figlia di tanti padri…
Mentre, secondo me, è frutto soltanto della nostra Unità e della nostra fiducia tenace, anche a dispetto dello scetticismo di taluni.
Sono ovviamente numerosi i ministri, i vice ministri e sottosegretari, i parlamentari ai quali dovremo saper dire grazie per la sensibilità dimostrata e per l’impegno profuso per consentirci di raggiungere questo importante traguardo.
Non farò un elenco dettagliato, anche per ragioni di opportunità, ma saprò e sapremo essere riconoscenti e grati a quanti hanno inteso fare propria la causa della nostra Unione.
Nelle convulse settimane di dicembre ho sentito forte il calore che tanti di voi hanno voluto trasmettermi dandomi il coraggio per andare avanti, la tenacia per insistere, la forza per chiedere, l’orgoglio di rappresentarvi.
Con particolare gioia ho avuto moralmente vicino in quei giorni il nostro presidente Tommaso Daniele che ha voluto gratificarmi delle sue sincere congratulazioni sia per email, sia al telefono, facendomi sentire finalmente degno di averlo sostituito al comando nel modo migliore possibile.
Come Associazione, ora ci attendono importanti prove di maturità e di responsabilità, per corrispondere con le azioni e con i fatti alla fiducia che in noi è stata riposta e della quale intendo personalmente dare riscontro momento per momento, centesimo per centesimo.
Nei mesi scorsi abbiamo già abbozzato le linee programmatiche della nostra azione innovatrice. Da oggi in avanti dovremo dare concretezza a tali programmi mediante scelte collegiali e condivise che coinvolgano l’intero corpo associativo.
Dobbiamo avere il coraggio delle riforme, da mettere a punto fin da ora e da consacrare con il nostro congresso del prossimo autunno per dare corpo a una organizzazione unita, efficace ed efficiente, capace di creare da sè il proprio futuro e di assolvere al meglio alla propria missione di tutela e di difesa degli interessi morali e materiali dei ciechi e degli ipovedenti italiani.
Per compiere tutti insieme questo percorso esaltante di innovazione e di riforma, mi affido all’impegno costruttivo e all’intelligenza creativa di ciascuno di noi, consapevole del valore positivo del confronto, purchè sappiamo salvaguardare il bene prezioso dell’Unità Associativa, quale insostituibile carburante di ogni nostro possibile successo.
In conclusione, lasciatemi dire che mi sento davvero orgoglioso di essere il piccolo presidente di questa nostra grande Associazione.
Buon lavoro!
Mario Barbuto

Ordine del Giorno del Consiglio Nazionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti

Il Consiglio Nazionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, riunito a Roma il 17 aprile scorso, in relazione al ricorso proposto dal Governo presso il Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR del Lazio che ha dichiarato illegittimi alcuni aspetti relativi al calcolo delle indennità di accompagnamento quali elementi reddituali dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), ritiene oggi indispensabile pervenire alla cancellazione totale e tempestiva della norma che si e’ rivelata in questi anni tanto iniqua quanto inefficace, penalizzando le persone in condizione di disabilità, con particolare accanimento nei confronti di quei cittadini colpiti da disabilità aggiuntive o plurime.

Il Consiglio dell’Unione rivolge pertanto accorato appello al Governo perché venga abolita quella norma economicamente così penalizzante per cittadini già colpiti da gravi e gravissime condizioni di svantaggio personale e sociale, proponendo di sostituire l’annunciato ricorso al Consiglio di Stato con un più positivo ricorso a una modesta quota del “tesoretto” emerso di recente, in sede di definizione del Documento di Economia e Finanza, per cancellare una misura finanziariamente inutile, legalmente illegittima, moralmente vergognosa.

A tutti i soggetti rappresentativi del mondo della disabilità, - e in particolare alle federazioni nazionali FAND e FISH, - il Consiglio Nazionale dell’Unione raccomanda un’azione comune immediata e convinta, perché venga abolita quanto prima la norma assurda che include pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento nel calcolo ai fini ISEE.

Chiarimento su canone rai

Ci giungono da più parti richieste di chiarimento circa i requisiti di accesso all’esonero dal pagamento del canone RAI.
Non sono previste agevolazioni riservate a persone con disabilità (che invece ne avevano diritto fino al 1973), ma è riconosciuto, in via più generale, l’esonero dal pagamento in favore di persone anziane, che possiedono un reddito personale (o, se coniugato, sommato a quello del marito o della moglie) molto basso.

Requisiti per beneficiare dell’esenzione:
* avere almeno 75 anni di età
* possedere un reddito lordo complessivo di Euro 6.713,98.
* non convivere con altri soggetti titolari di reddito proprio nel nucleo familiare, ad eccezione del coniuge con cui la persona anziana cumula il proprio reddito fino al limite complessivamente indicato di Euro 6.713,98.
NOTA BENE: ai fini della determinazione del reddito, vanno esclusi:
1. i redditi esenti da IRPEF (ad es, pensioni di guerra, rendite INAIL, pensioni ed indennità erogate ad invalidi civili, ciechi civili e sordi)
2. i redditi dell’abitazione principale e relative pertinenze (cantine e garage)
3. il TFR ed eventuali anticipazioni
4. altri redditi assoggettati a tassazione separata.
L’esenzione non è automatica, ma è a richiesta dell’interessato e vale esclusivamente per gli apparecchi televisivi ubicati nel luogo di residenza.
Per le annualità successive, i contribuenti aventi diritto potranno continuare a beneficiare dell’agevolazione senza procedere alla presentazione di nuove dichiarazioni.
Fonte normativa: art. 1, comma 132, Legge N. 244 del 24–12–2007 (finanziaria 2008)
Fonte amministrativa: circolare 46/E del 20–09–2010

Scadenze: 
* entro il 30 aprile 2015
* entro 31 luglio 2015 per coloro che compiono 75 anni dopo il 31–01–2015 e intendono beneficiarne a partire dal secondo semestre

Il modulo per l’esenzione: trasmissione per RACCOMANDATA A/R all’indirizzo Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale I di Torino, Ufficio Territoriale di Torino 1, Sportello S.A.T. Casella Postale 22, 10121 Torino (TO) o brevi manu presso qualsiasi sportello territoriale dell’Agenzia delle Entrate, della seguente documentazione:
1. modulo fac-simile esonero pagamento in allegato (vedi allegato 1)
2. copia del documento di identità
Diritto al rimborso: qualora i contribuenti, pur in possesso dei requisiti previsti per fruire della esenzione dal canone Rai, abbiano effettuato i versamenti relativi alle annualità 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015, potranno recuperare gli importi versati tramite la presentazione della seguente documentazione:
1. modulo fac-simile esonero pagamento in allegato
2. modulo fac simile rimborso canone RAI in allegato (vedi allegato 2)
3. copia del documento di identità

Sanzioni in caso di dichiarazioni mendaci: qualora i contribuenti, negli anni successivi alla presentazione della dichiarazione, non risultino più in possesso dei requisiti per beneficiare della esenzione (variazione di reddito, ad es.), dovranno tempestivamente fare comunicazione alla RAI, per non incorrere in sanzioni di , in aggiunta al versamento del canone previsto.

Novità: un’altra novità riguarda la possibilità, per tutti i pensionati (e non solo per gli over 75) con un reddito lordo personale di Euro 18.000 nell’anno precedente, di pagare il canone RAI a rate, senza applicazione di interessi: sarà prelevato direttamente dalla pensione in undici rate senza interessi e senza fare la fila negli uffici postali. La richiesta del pensionato ha validità annuale e deve essere effettuata al proprio ente pensionistico entro il 15 novembre dell’anno precedente quello cui l’abbonamento annuale si riferisce, con le modalità fissate da ciascun ente pensionistico.
Fonte normativa: art. 38, comma 8, decreto-legge N. 78/2010
Fonte amministrativa: Provvedimento Agenzia delle Entrate 29–09–2010

Si auspica di aver chiarito molte delle perplessità sollevate sull’argomento, che interessa, tra le altre, persone anziane affette da disabilità e titolari delle sole provvidenze economiche INPS (pensione ed indennità), che, come detto, non incidono sulla opportunità di presentare richiesta di esonero.



Scuola di sci nautico – Vacanze attive “Water Emotions” La Maddalena. 

È pervenuta a questa Presidenza Nazionale la comunicazione della Associazione Sportiva Sci Club Saint Tropez, regolarmente iscritta al CONI ed al CIP (comitato Italiano Paralimpico), con la richiesta di far conoscere ai minorati della vista che si volessero misurare con la disciplina dello sci nautico, anche a livello dilettantistico, la possibilità di fare vacanze attive e partecipare al progetto “Water Emotions”.
La scuola ha la propria sede operativa presso l’isola della Maddalena, in Sardegna, ed ha già fra i propri scritti atleti non vedenti.
Per chi fosse interessato riportiamo di seguito i dati per eventuali contatti:
A.S. Club Saint Tropez – Via Benvenuto Cellini 19 – 07024 La Maddalena – tel 0789 72 77 68. E mail jeffonorato@tiscali.it.


Mostra-concorso “Sensi dell’Arte - Art Senses 2015–2016”- scadenza iscrizione: 31 luglio 2015

Si informa che l’Istituto dei Ciechi di Milano e l’Associazione culturale Art@ltro®, in collaborazione con il Museo Tattile Statale OMERO e gli altri Partner, con il sostegno dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e dell’Unione Europea dei Ciechi (European Blind Union –EBU), annunciano per il biennio 2015–16 la terza edizione della mostra-concorso SENSI DELL’ARTE – Art Senses, finalizzata a favorire la sensibilizzazione nei confronti delle persone con disabilità visiva dando uno speciale rilievo alle opere da esse pensate e realizzate quale frutto della loro creatività.
Le persone non vedenti e ipovedenti potranno partecipare inviando, entro il 31 luglio 2015, il modulo di iscrizione debitamente compilato e la documentazione richiesta, nei modi stabiliti nel Bando in allegato, per far partecipare una o più opere artistiche in linea con la propria sensibilità e competenza rappresentativa. Le opere possono essere realizzate con tecniche a scelta libera: dalle tecniche pittoriche e plastiche alle tecniche miste che coinvolgono una pluralità di linguaggi, anche uditivi, per raggiungere un’espressione multisensoriale. 
Il concorso prevede premi di alto valore simbolico per i vincitori delle varie sezioni. A partire dal 12 agosto 2015 verranno informati gli artisti che, avendo superato la preselezione, potranno aspirare ai premi e partecipare alla mostra che avrà luogo dal 12 al 26 settembre 2015 nella Sala di Via Vivaio, 7 a Milano. La premiazione dei vincitori avverrà in occasione della presentazione della mostra al grande pubblico a Milano, prevista per giovedì 17 settembre. 
Per ogni ulteriore informazione si rimanda al sito www.artaltro.it .


Progetto sulla violenza contro le donne cieche

Si comunica che la giornalista Luisa Carretti ha proposto all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di prendere parte ad un progetto sulla violenza contro le donne, e in particolare contro le donne cieche.
Insieme alla fotografa Peggy Ickenroth, Luisa Carretti sta lavorando ad un progetto che possa far emergere, attraverso il racconto (fotografico, video e scritto), alcune storie di violenza, per portare l’attenzione sulla doppia violenza che subiscono le donne non vedenti, in quanto donne e in quanto cieche.
Alleghiamo un breve testo che racconta il loro progetto:
Progetto sulla violenza contro le donne cieche
Il permesso di toccarmi (TITOLO PROVVISORIO)
Il progetto vuole raccontare storie di violenza e/o discriminazione subite da donne cieche, portando l’attenzione sul doppio sopruso che queste vivono, in quanto donne e cieche. Quello che ci interessa non è raccontare tanto l’episodio in sé, ma piuttosto tutto quello che sta intorno: il contesto culturale e sociale in cui hanno vissuto, i pregiudizi, le difficoltà di comunicazione che possono aver portare a trasformarle in vittime. È interessante per noi capire come queste donne vivono il loro corpo e come questo viene vissuto dagli altri. Si tratta di un corpo ancor più accessibile e da maltrattare soltanto perché queste sono cieche? La distanza e lo spazio personale da non invadere si accorciano? Se è così, perché succede?
Ci interessa anche capire che tipo di supporto (psicologico, sanitario, ma anche da parte della famiglia e dei conoscenti) c’è stato o non c’è stato a seguito della violenza, come è cambiata la loro vita, come sono riuscite a superare il trauma, se questo è avvenuto, come percepiscono se stesse da quel momento in poi e cosa si aspettano per il loro futuro.
Quello che ci piacerebbe far emergere è la dignità di queste donne, al di là della disabilità sensoriale, suscitando rispetto e non commiserazione nei loro confronti. Attraverso di loro, inoltre, potremo anche approfondire quanto nel nostro paese si riesca a tutelare l’integrità e promuovere il rispetto di individui che appartengono a categorie deboli, garantendo servizi, ma anche promuovendo a più livelli la conoscenza e l’inclusione.
Le donne che decideranno di raccontarci le loro storie, saranno libere di scegliere se rivelare la loro identità o meno. Anche dal punto di vista fotografico, chi vorrà restare nell’anonimato sarà raccontato in modo da rispettare la sua scelta.
Chiunque fosse interessato a partecipare, può prendere direttamente contatto con:
Luisa Carretti
cell.: 347 93 46 150
info@luisacarretti.com
www.luisacarretti.com

COMUNICATO STAMPA

1° MAGGIO: I CIECHI E GLI IPOVEDENTI ITALIANI ACCANTO AI LAVORATORI NEL GIORNO DELLA FESTA DEL LAVORO!

“Il lavoro è luce che ritorna”. 
Queste poche parole, pronunciate tanti anni fa da uno dei “padri fondatori” dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, sono ancora oggi, per noi, il modo più efficace per celebrare la Festa del Lavoro.
I ciechi e gli ipovedenti italiani desiderano manifestare in questo 1° maggio tutta la loro vicinanza con i milioni di lavoratori che celebrano oggi la loro festa. Ci sentiamo fraternamente vicini a chi il lavoro è costretto a difenderlo tutti i giorni; a chi ancora non ce l’ha e lo cerca disperatamente; a chi è costretto ad accettare condizioni di pesante disagio, pur di portare a casa un salario spesso striminzito e inadeguato.
Anche noi ciechi e ipovedenti italiani vorremmo poter festeggiare degnamente la festa dei lavoratori. Per questo vogliamo richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle migliaia e migliaia di persone con disabilità fisica e sensoriale che il lavoro non riescono a trovarlo perché devono sommare alle difficoltà di tutti, il pregiudizio ancora troppo diffuso verso la propria condizione fisica o sensoriale, anche quando questa non pregiudica in alcun modo lo svolgimento regolare di una attività lavorativa.
Vogliamo sollecitare i datori di lavoro pubblici e privati a mostrare e mantenere atteggiamenti aperti e ricettivi verso quanti si avvicinano al mondo del lavoro pur in presenza di una qualche disabilità che occorre superare con azioni positive comuni, invece che escludere a priori chi ne è portatore.
In questo giorno di celebrazione del lavoro, invochiamo interventi strutturali del Governo, del Parlamento e delle Regioni, per offrire anche alle persone con disabilità le pari opportunità di inclusione nel tessuto lavorativo del Paese, secondo i princìpi di civiltà, di umanità e di progresso ai quali devono ispirarsi le azioni della società civile e delle istituzioni.
Noi ciechi e ipovedenti italiani, insieme a tutti gli altri lavoratori, desideriamo ricordare in questo giorno che il Lavoro è il mezzo più nobile ed efficace di inclusione e di uguaglianza dei cittadini e che l’esclusione e la discriminazione fondate sul pregiudizio, costituiscono ragione di conflitto sociale e offendono addirittura la dignità delle persone. 
Proprio in occasione del Primo maggio l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti intende annunciare ufficialmente lo svolgimento di una grande conferenza a Napoli l’11 e il 12 giugno prossimi. Un Convegno dedicato al Lavoro, dal titolo 
“Il lavoro fa per me!”, 
importante occasione di confronto tra le Federazioni rappresentative delle persone con disabilità, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, le autorità amministrative e di governo, i tanti che operano concretamente sul campo al fine di ampliare la gamma delle opportunità professionali e occupazionali per tutti.


Messaggio al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Si trascrive il messaggio inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
* * *
Signor Presidente della Repubblica,
desidero manifestarLe il vivo compiacimento dei ciechi e degli ipovedenti italiani per la Sua elezione alla carica più alta e più rappresentativa del nostro Paese.
A Lei, il nostro augurio sincero e fervido per un settennato ricco di successi e di risultati sul cammino delle riforme sociali, della riorganizzazione istituzionale e del rilancio dell’Italia in tutti i campi della vita civile.
La coerenza, la fermezza, l’equilibrio che la Sua Persona assicura alle istituzioni repubblicane, sono ragioni di speranza per quanti, come noi, invocano l’avvento di una società più giusta e più sensibile, nella quale possa finalmente diventare regola assoluta il rispetto dei diritti umani e sociali anche delle persone meno fortunate e meno tutelate.
Dal mondo della disabilità, signor Presidente, le giungano felicitazioni e auguri, unitamente all’impegno a collaborare per costruire insieme una società fondata sulla solidarietà e attenta alle aspettative legittime dei più deboli: il lavoro, l’istruzione, l’inclusione sociale a tutti i livelli, il rispetto della persona.
Mario Barbuto
Presidente Nazionale U.I.C.I.

Lettera del Presidente Nazionale sul diritto allo studio e al supporto scolastico.

On.le Gianclaudio Bressa,

indirizzo a Lei questa breve nota per attrarre la sua attenzione su una problematica che sta assumendo progressivamente, aspetti drammatici e che ci viene sottolineata con estrema preoccupazione da tutte le nostre sedi sul territorio nazionale. Si tratta del supporto scolastico agli alunni con disabilità per il quale non sembrano essere state definite precise competenze e allocate necessarie risorse a seguito della riforma delle province. In molte situazioni si sta intervenendo temporaneamente con provvedimenti una tantum che assicurano il supporto scolastico, nel migliore dei casi, fino al termine dell’anno in corso, ma appare di tutta evidenza come si rendano necessarie norme di indirizzo a carattere generale, capaci di assicurare ai nostri alunni con disabilità pari diritti e pari opportunità su tutto il territorio nazionale. Tale supporto svolge infatti, un ruolo cruciale nel processo di inclusione scolastica e la sua carenza pregiudica gravemente quel percorso di integrazione voluto dal Legislatore e auspicato da tutti, abbandonando all’incertezza e allo sconforto migliaia di famiglie italiane già colpite duramente da una sorte maligna.

Consapevole della sensibilità di questo Governo e Sua personale su tali temi, sono a chiederle un intervento tempestivo ed efficace, volto a dare soluzione stabile e duratura al problema, soprattutto in vista del nuovo anno scolastico che si aprirebbe altrimenti in condizione di precarietà e di disuguaglianza per migliaia di bambini e ragazzi con disabilità.

Questa Presidenza e l’intera struttura dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti sono a sua completa disposizione per ogni ulteriore approfondimento, anche nell’ipotesi dell’apertura di un apposito tavolo di lavoro e di confronto.

Fiducioso di un suo pronto e positivo interessamento, in attesa di ricevere da Lei notizie e indicazioni rassicuranti, mi e’ gradita l’occasione per porgere distinti saluti.

Mario Barbuto Presidente Nazionale

Comunicato della FAND.

Vi trasmettiamo di seguito un comunicato che la FAND ha indirizzato alle strutture territoriali in
relazione alla sua rappresentanza nella ridefinizione delle competenze sul supporto scolastico. 
“A seguito dei contatti intercorsi con la Presidenza del Consiglio dei Ministri relativamente alla ridefinizione delle competenze sul supporto scolastico, fin ora in capo alle Province, la FAND ha richiesto di essere presente e rappresentata nel prosieguo dell’approfondimento.
Al riguardo abbiamo ricevuto assicurazioni circa la presenza della nostra Federazione che verrà coinvolta in ogni ulteriore fase del confronto.
Per formalizzare la situazione, comunque, la FAND ha inviato una lettera ufficiale al sottosegretario Bressa per avere la certezza e la conferma della partecipazione, quale legittima rappresentante degli utenti con disabilità e in particolare alunni e famiglie interessati al supporto scolastico.” La redazione



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Lotteria nazionale Louis Braille, di Andrea Prantoni



abbiamo finalmente ottenuto la lotteria nazionale Louis Braille, autorizzata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, a coronamento di un percorso che seguivamo e di un sogno che inseguivamo da molto, moltissimo tempo. L’occasione assume una importanza straordinaria per la nostra Unione, sia nell’anno in corso, sia per gli anni futuri, perché ci offre un nuovo strumento di acquisizione delle risorse finanziarie e un mezzo potente di comunicazione con il grande pubblico a livello nazionale. I proventi della lotteria verranno devoluti e destinati interamente a sostegno delle strutture regionali e sezionali sul territorio. La nostra sezione, come tutte le strutture sul territorio, è chiamata a un grande impegno per la vendita dei biglietti. Essendo questa una lotteria nazionale autorizzata dal ministero delle finanze, i biglietti verranno venduti anche nel circuito tradizionale, tabaccai, ricevitorie ecc., ma occorre l’impegno di tutti i soci ad acquistare i biglietti e chi ne ha la possibilità venderne ad amici, parenti e colleghi di lavoro. I biglietti sono già disponibili in sezione per l’acquisto, al costo di 3 euro, o chi volesse uno o più blocchetti per la vendita, ogni blocchetto contiene 20 biglietti, può prendere accordi con il segretario Marinelli chiamando il numero 051 58 01 02. Ricordo che l’utile spettante all’Unione, quale ente promotore della lotteria, corrisponde circa a un terzo del ricavato delle vendite dei biglietti, dedotte le spese governative di organizzazione, senza dimenticare le possibili entrate derivanti dalla distribuzione diretta. Il primo premio è di 500.000 euro, altri premi verranno definiti verso il termine del periodo di vendita in base all’andamento della campagna di collocamento dei biglietti.

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Gita alla laguna veneta, di Marta Pellizzi



19.04.2015 | GITA ANNUALE DEL GRUPPO UNIVOC di IMOLA. Tra acqua e storia, per un viaggio emozionante nella laguna veneta

La gita annuale della Rappresentanza U.N.I.Vo.C. di Imola (Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi) si è svolta a Venezia nella domenica del 19 aprile. La giornata, resa ancor più bella dal sole, ha avuto come mete la laguna, l’Isola di San Giorgio (una delle tante nella laguna), la città di Chioggia (a sud di Venezia) e il Parco del Delta del Po. La piccola escursione ha avuto inizio con l’imbarco a Fusina (VE) e grazie alla motonave, che ospitava solo il gruppo Univoc, ha avuto inizio la navigazione fino a Piazza S. Marco osservata con una lenta panoramica. Venezia e le sue isole sono state ammirate una a una e tra i colori e il rumore dell’acqua, si è goduto di tanti scorci davvero unici. Dopo la panoramica, il gruppo è stato condotto all’Isola di S. Giorgio per visitare l’omonima chiesa, una costruzione affascinante risalente al 1610 e realizzata su progetto di Andrea Palladio. Dopo la visita alla basilica e una breve passeggiata, i gitanti imbarcatisi sulla motonave, hanno navigato fino alla città di Chioggia che potrebbe essere definita come una “piccola Venezia”. Caratteristica, vivace, colorata e con tanti gabbiani, racchiude molta storia ed è attraente proprio perché quando si passeggia si ha l’idea di essere riscaldati dalla semplicità. In questa cittadina – il Goldoni – ha ambientato Le baruffe chiozzotte (1762) di cui tutt’oggi si ha ancora traccia nell’aria. Dopo la visita a Chioggia, il resto della gita si è svolto a bordo dove il pranzo è stato servito mentre la motonave si dirigeva verso il Delta del Po, tra distese d’acqua e mille sensazioni. Oggi il Delta del Po si può raggiungere anche grazie alla navigazione di vie (canali interni) che spesso sono separati da chiuse che permettono ai mezzi per la navigazione di affrontare i vari livelli d’acqua. Questa parte della giornata è stata forse quella più intensa perché ha permesso ai partecipanti di osservare con calma e serenità tutto l’ambiente che ornava i canali di navigazione. Inoltre, grazie alla presenza dei soli gitanti a bordo, è stato possibile godere di rumori e suoni provenienti dall’ambiente circostante. Proprio questi sono stati i momenti migliori per consentire alle persone non vedenti di partecipare attivamente a questo percorso che definirei “sensoriale” per la presenza di elementi quali il sole, la natura e l’acqua.

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Come viviamo la nostra città, San Giacomo Maggiore, di Nerina Viozzi



Questa volta vorrei parlarvi del complesso religioso di San Giacomo Maggiore. San Giacomo Maggiore è una basilica della nostra città che si trova nella zona universitaria tra Piazza Verdi e Piazza Rossini, congiunte da via Zamboni dove c’è l’ingresso laterale. Questa basilica fu fondata nel 1267 come chiesa degli agostiniani che lì avevano un convento e fu voluta dal Papa Alessandro quarto. Bologna allora apparteneva allo Stato Pontificio. All’interno ci sono splendide cappelle, la più nota è la cappella della famiglia Bentivoglio che ha governato la città dal 1401 al 1506 quando fu cacciata, in molto malo modo, dal Papa Giulio secondo che volle riprendersi la città e ricongiungerla allo Stato Pontificio. Quando Napoleone soppresse gli ordini religiosi gli agostiniani di San Giacomo Maggiore dovettero lasciare il convento che divenne ed è tutt’ora conservatorio musicale. Custodi di questo complesso religioso, ricco di opere d’arte, sono ancora gli agostiniani. Noi cittadini possiamo usufruire di questo complesso costituito dalla basilica, il convento e l’annesso oratorio di Santa Cecilia. In basilica si può andare durante eventi religiosi ad ascoltare canto gregoriano, si può partecipare alle visite guidate d’arte o visitarla individualmente. questi religiosi, che vivono in una piccola parte dell’ex convento, dietro l’abside della basilica, curano anche l’oratorio di Santa Cecilia, un delizioso ambiente ricco di affreschi realizzati da celebri artisti. In questo oratorio si può godere, nel corso dell’anno, l’ascolto di concerti musicali, con ingresso ad offerta libera. Se passate di lì e lasciate il vostro indirizzo di posta elettronica potrete ricevere a casa, settimanalmente, il programma di tutte le loro iniziative. Vi auguro di conoscere e godere questo storico e artistico complesso religioso in tutti i suoi aspetti.

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Corso di autonomia personale, di Angela Delicata



Brevi considerazioni sul corso di autonomia personale e domestica svoltosi a Bologna nei mesi di aprile e maggio 2015.

Nei mesi suddetti si è realizzato a Bologna, presso un bilocale in via Santo Stefano 84, un corso di autonomia personale e domestica rivolto a 6 persone disabili visive. Il corso è stato parzialmente finanziato dalla Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna. Questa è stata un’esperienza di condivisione, una palestra di esperienze condivise, un’officina in cui sperimentare competenze, tecniche e strategie tiflodidattiche e tiflotecniche a favore di persone con disabilità visiva. Il laboratorio residenziale è stato concepito come uno spazio emozionale per vivere le sfide dell’autonomia, la ricchezza della cooperazione e l’esplorazione delle proprie risorse. Le attività di laboratorio hanno permesso ai partecipanti di mettere in atto conoscenze, esperienze e strategie nei diversi ambiti dell’autonomia (igiene, cura, pulizia e alimentazione) con particolare attenzione ai principi e buone prassi di sicurezza, prevenzione e rispetto ambientale. Gli operatori hanno svolto l’indispensabile compito di rendere efficace il processo di “Partecipazione” secondo le indicazioni ICF, nonché della Convenzione Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità. Il corso si è incentrato sui seguenti obiettivi: laboratori esperienziali in situazione reale con applicazione situazionale di: principi di economia domestica – buone prassi di sicurezza e prevenzione incidenti domestici – principi e buone prassi di igiene e conservazione alimentare – comportamenti a tavola - pulizia e gestione della casa – igiene personale - pulizia e cura degli indumenti – stirare – preparare pietanze semplici e complesse – i verbi del cucinare - usare gli elettrodomestici. I partecipanti hanno acquisito strategie e procedure specifiche e sono stati messi in grado di mettere in pratica, nel loro ambiente quotidiano, quanto appreso al termine di ogni sessione di lavoro, Ottenendo il duplice obiettivo di arricchire il bagaglio personale di esperienze e di operare gli adattamenti contestuali, consentendo anche ai nuclei affettivi di appartenenza di apprezzare i cambiamenti e di supportare e motivare le sperimentazioni. Le attività sono state coadiuvate dal Dott Corrado Bortolin e dal Dott Giovanni Bosco Vitiello (facenti parti dell’ANIOMAP - Associazione Nazionale Istruttori Orientamento Mobilità Autonomia). In tutto i partecipanti erano 4: tre ragazze, me compresa, ed un ragazzo. La giornata tipo si svolgeva come segue: al mattino si decideva cosa fare, cosa cucinare e gli ingredienti da comprare; si esaminavano i tempi di preparazione, le modalità di svolgimento, provando anche ad indovinare il costo dei vari prodotti, in base a criteri quali lavorazione, costo della manodopera nella produzione ecc. Si procedeva dunque all’aquisto degli stessi ,recandosi ad un vicino supermercato. Al ritorno nei locali appositamente allestiti per lo svolgimento delle attività, si esaminavano i vari ingredienti precedentemente acquistati; si commentava sulle varie confezioni , al fine di meglio comprendere le modalità di conservazione dei prodotti,sul contenuto e sulle modalità di mantenimento degli stessi; si decideva se tenerli in frigo o altrove; il limite massimo di conservazione ecc. Fatto ciò si procedeva alla preparazione dei cibi acquistati. Generalmente si preparava un primo ed un secondo con dolce. Un menu tipico si componeva di pasta al pomodoro, fettina impanata e torta al cioccolato. Dopo avere accuratamente preparato il tutto, si procedeva alla cottura, sempre coadiuvati dagli operatori, pronti a suggerirci il modo migliore per l’esecuzione dei compiti assegnati, nonché a stimolarci a fare meglio. Dopo il pranzo, si svolgevano attività quali: lavaggio degli utensili da cucina, stiro, piegatura dei vestiti ecc. Alla sera andavamo in albergo per il pernottamento E qui, sebbene tutti fossimo stanchissimi,avevamo anche modo di socializzare ulteriormente, rimanendo nella hall a fare quattro chiacchiere in compagnia. Inutile rimarcare la grande utilità del corso da me frequentato. Ho avuto infatti l’opportunità di imparare cose che prima non ero in grado di fare come, ad esempio, tagliare i cibi, stirare , aprire il forno. Ma anche altre piccole cose come meglio piegare i vestiti, aprire il tonno in scatola, versare l’olio ecc. Ho avuto la possibilità di socializzare, instaurare nuove amicizie, scambiare idee con altri disabili visivi; imparare a guardare la vita sotto una diversa ottica; soprattutto, capire che molto è possibile , basta armarsi di buona volontà e, almeno agli inizi, avere una sapiente guida. Va altresì ricordato che le finalità del corso non erano quelle del completo apprendimento di tutte le attività domestiche, ma solo una pratica dimostrazione del fatto che, nelle condizioni ottimali e in un ambiente favorevole, i ciechi possono gestire la casa al pari dei loro coetanei vedenti. In conclusione, ci tengo a sottolineare la splendida esperienza avuta, resa possibile grazie alla grande umanità e professionalità degli istruttori, alla dolcezza, all’apertura mentale e alla disponibilità dei miei colleghi corsisti. Ciò che più ha lasciato un segno indelebile nella mia mente, è l’acquisizione della consapevolezza di avere le potenzialità di svolgere attività fino a poco tempo fa da me impensabili, contribuendo anche all’accrescimento della mia personale autostima.

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Corso di primo soccorso, di Sonia Guarino e Irene Balbo



Come Monitori di Primo Soccorso della Croce Rossa Italiana abbiamo affrontato diverse esperienze nel campo dell’insegnamento del primo soccorso: dal bambino della scuola elementare alla nonna anziana, dallo studente universitario all’operaio… Siamo volontari specializzati proprio in questo: insegnare cosa bisogna fare o non fare di fronte ad una persona vittima di malore o di trauma . Nonostante l’esperienza maturata, quando l’UICI di Bologna ci ha proposto di organizzare un corso di primo soccorso per persone non vedenti, la prima reazione è stata di preoccupazione: saremo in grado di insegnare ad un non vedente? Domanda che nascondeva la paura di doversi confrontare con una realtà di cui non sapevamo molto. Ma costituiva una bella sfida e abbiamo voluto coglierla. Prima di partire con la progettazione del corso abbiamo effettuato ricerche per capire se in altre parti d’Italia era stata già affrontata questa tipologia di corso con allievi non vedenti; a parte qualche esperienza sull’insegnamento specifico delle manovre di rianimazione da effettuare in caso di arresto cardiaco (il BLS), non abbiamo trovato resoconti di corsi di primo soccorso completi, né abbiamo reperito indicazioni sulla metodologia didattica. Si trattava quindi di partire con un corso sperimentale. L’approccio metodologico per imbastire una sfida di questo genere è stato sviluppato nel seguente modo: abbiamo fatto dei colloqui preliminari con un paio di persone non vedenti per avere un’ idea di base di come i potenziali allievi potessero rapportarsi alle varie fasi del corso (lezione frontale e prove pratiche); ci siamo poi bendati per sperimentare cosa vuol dire ascoltare una lezione senza poter avere il supporto visivo delle slide e cosa vuol dire provare a eseguire una manovra di soccorso senza averla vista eseguire dall’istruttore. Abbiamo scoperto di essere dei pessimi “finti non vedenti”: la nostra capacità di concentrazione risultava assai compromessa, dopo cinque minuti “al buio” eravamo già persi. Questo aspetto all’inizio ci ha preoccupato molto: come avrebbero fatto i nostri allievi a seguire una lezione di due ore densa di informazioni senza perdere il filo non avendo l’aiuto delle slide e senza prendere appunti? In seguito abbiamo scoperto che noi vedenti siamo incapaci di concentrarci a lungo se non possiamo vedere o scrivere quello che stiamo ascoltando, ma una persona non vedente ha maturato una straordinaria capacità di concentrazione. E’ proprio vero: si tratta di avere “diverse” abilità. Quindi, con queste informazioni di base, siamo partiti con un corso sperimentale fatto di 8 lezioni teorico-pratiche (a cui ne abbiamo aggiunta 1 di ripasso), più la giornata finale con la verifica dell’apprendimento. Gli argomenti affrontati hanno riguardato tutte le potenziali situazioni in cui ci si può trovare a dover prestare soccorso: dalle manovre di rianimazione da effettuare in caso di persona in arresto cardiaco alla valutazione della persona che dice di non sentirsi bene, dall’assistenza al pedone investito dall’auto alle azioni da compiere in caso di distorsione di una caviglia, dalla medicazione di una semplice ferita al tamponamento della grave emorragia, e altre ancora. Il numero di allievi è stato di 8 allievi non vedenti e 2 allievi vedenti. Il numero esiguo di allievi è stato dettato soprattutto dalla metodologia di insegnamento adottata durante le prove pratiche: non potendo dimostrare la manovra pratica facendola vedere, ma dovendo guidare ogni singolo allievo a voce e dovendo far sentire la manovra eseguendola sull’allievo stesso, il rapporto ottimale è risultato essere di 1 istruttore per 2 allievi (normalmente il rapporto ottimale è 1 istruttore ogni 6 allievi e le classi sono di circa 30 persone). Le lezioni frontali si sono svolte con gli allievi seduti attorno ad un tavolo e il docente a capo tavola. Il setting ha avuto così un aspetto meno formale rispetto alla classica lezione di fronte alla platea di allievi, e questo ha aiutato noi docenti a sciogliere la tensione iniziale e a prendere velocemente confidenza con i nostri nuovi allievi. Inizialmente, infatti, ci preoccupavamo o sentivamo imbarazzati quando usavamo termini che ci sembravano infelici come “oggi vedremo questo argomento”, “vedremo tale manovra”, perché pensavamo di urtare la sensibilità dei nostri allievi non vedenti. Abbiamo rapidamente realizzato che il fatto che l’allievo non veda è più un problema per noi vedenti che non per l’allievo stesso: ci preoccupiamo per lui per il semplice fatto che noi siamo dipendenti dalla vista e pensiamo che sia l’unico modo di “vedere” le cose. Via via che il corso procedeva è andata maturando la consapevolezza che ci sono modi diversi di “vedere” le cose: si può conoscere la realtà che ci circonda anche attraverso i rumori e le percezioni tattili. Pertanto il termine “vedere” è stato presto utilizzato liberamente in una accezione più ampia. Le lezioni frontali sono state per noi docenti un grande esercizio di didattica. Affetti dal “morbo di power point” (come qualcuno lo ha chiamato) ci affidiamo alla proiezione delle slide per non perdere la logica del discorso, ma soprattutto confidiamo in esse per aiutare l’allievo a selezionare e memorizzare le informazioni importanti. In questo caso, invece, ci siamo dovuti sforzare di prestare molta più attenzione all’esposizione orale dell’argomento: i concetti dovevano essere trasmessi in modo molto preciso perché non avevamo in aiuto immagini esplicative; le informazioni non potevano essere disperse in un mare di parole perché avrebbe minato la capacità dell’allievo di rimanere concentrato; dovevamo sintetizzare le nozioni importanti e ripeterle spesso per aiutare la memorizzazione; dovevamo usare con grande attenzione la voce perché era l’unico strumento a disposizione per sottolineare gli aspetti fondamentali. E’ stato per noi davvero un grande esercizio! Un altro aspetto emerso che è stato oggetto anche di discussione tra noi docenti riguardava la scelta dei contenuti. Uno degli aspetti più importanti del primo soccorso è la valutazione della sicurezza della scena: come poteva fare una persona non vedente a valutare la scena senza esporsi al pericolo? Una persona vedente può verificare la presenza di un pericolo senza doversi avvicinare, perché può affidarsi alla vista della scena stessa. Una persona non vedente si può affidare ai rumori e soprattutto al tatto, il che presuppone di doversi avvicinare e, quindi, esporsi al pericolo prima di averne verificato la presenza. Come può una persona non vedente prestare soccorso, ad esempio, a una persona vittima di incidente stradale senza rischiare di essere a sua volta investito da auto in transito o come può prestare soccorso ad una persona che ha avuto un malore in un parco senza rischiare di rimanere ferito da eventuali pezzi di vetro presenti a terra? Come docenti dovevamo decidere se selezionare gli argomenti da trattare, dando per scontato che alcune situazioni una persona non vedente non potesse affrontarle, o se invece trattare tutti gli argomenti canonici del primo soccorso e valutare di volta in volta se si potevano trovare strategie alternative di approccio alla scena utilizzabili da una persona non vedente. Abbiamo scelto questa seconda strada. E ci ha regalato grandi soddisfazioni! Ci sono tanti modi di approcciarsi ad una scena: come in tutte le situazioni della vita, alla fine è solo questione di essere flessibili e creativi per adattarsi alle evenienze. Riprendendo l’esempio dell’incidente stradale: è vero che una persona non vedente non può valutare a colpo d’occhio la presenza di pericoli, ma è altrettanto vero che la maggior parte delle persone che può usufruire “del colpo d’occhio” non sa cosa guardare perché non ha nozioni di primo soccorso e perché si fa distrarre dalla presenza di sangue o ferite, distrazione da cui la persona non vedente è immune. Allora perché non unire le due competenze? In una ipotetica situazione di incidente stradale, la persona non vedente cercherà tra i presenti un vedente collaborante che sarà i suoi occhi e che verrà guidato nelle valutazioni da fare e nelle azioni da mettere in atto o nelle azioni da evitare (non dimentichiamoci che molte persone, pur agendo secondo il buon senso, compiono azioni dannose sull’infortunato, come ad esempio mettere un cuscino sotto al capo di un traumatizzato: la presenza di una persona,vedente o non, che ha nozioni di primo soccorso e che impedisce la messa in atto di queste azioni dannose può fare la differenza sull’esito del soccorso). Questo è solo un esempio delle tante situazioni che abbiamo affrontato durante il corso e per le quali si sono individuate di volta in volta delle strategie affinché una persona non vedente possa mettere in campo le sue nozioni di primo soccorso. Nella maggior parte delle situazioni la persona non vedente è in grado di agire da sola senza aiuti, nelle restanti situazioni può attivarsi per cercare l’aiuto più appropriato ed efficace. Questo approccio ha portato ad un cambiamento anche della mentalità con cui gli stessi allievi hanno affrontato il corso. La maggior parte di loro era partita con l’idea di imparare delle nozioni che potessero essergli utili nella vita di tutti i giorni per migliorare la propria capacità di provvedere a sé stessi o ai propri familiari; ma alla fine del corso gli allievi hanno acquisito la consapevolezza di poter essere di aiuto anche in situazioni esterne alla propria vita domestica, mettendo da parte il timore di essere invece un intralcio. Il livello di apprendimento e l’acquisizione delle abilità pratiche degli allievi sono stati verificati al termine del corso con un esame. Questo ha previsto la somministrazione di un test costituito da 16 domande, lo stesso test era stato somministrato il primo giorno di corso per verificare il livello di base delle conoscenze. La media degli errori del pre-test è risultata essere di 9, al test finale di 3. Questi risultati sono sovrapponibili ai risultati ottenuti nei corsi svolti con allievi vedenti. Per verificare l’effettiva capacità di prestare soccorso abbiamo ricreato 4 ipotetiche scene con l’aiuto dei volontari specializzati in simulazione e trucco. Le scene riguardavano il soccorso ad una persona vittima di aggressione (accoltellamento con conseguente emorragia copiosa), soccorso ad un pedone investito, soccorso ad un collega vittima di malore in ufficio, soccorso ad amici intossicati dal monossido di carbonio. Gli allievi sono stati tutti in grado di riconoscere le situazioni di pericolo e di gestirle per ridurre al minimo il rischio che sé stessi o altri potessero rimanere a loro volta feriti; sono stati tutti in grado di effettuare o dare indicazioni per una chiamata corretta al 118 e di eseguire le manovre salvavita di base. Le stesse simulazioni erano state affrontate pochi giorni prima dagli allievi vedenti del corso di primo soccorso rivolto alla popolazione: non abbiamo riscontrato differenze tra i due gruppi; ci sono differenze tra i singoli allievi di entrambi i gruppi e sono da attribuire al carattere della persona (c’è chi è più insicuro o timido e chi più interventista). In sintesi, da questa prima esperienza possiamo concludere che non dovrebbero essere posti limiti all’insegnamento del primo soccorso ad una persona non vedente: sarà la stessa persona che, nella consapevolezza delle proprie capacità, adotterà le strategie specifiche per portare alla persona vittima di trauma o di malore la migliore assistenza possibile in attesa dell’ambulanza. È solo per una questione di metodologia didattica specifica che riteniamo preferibile svolgere separatamente corsi di primo soccorso per allievi vedenti e non, al fine di garantire un apprendimento efficace delle abilità pratiche nel rispetto delle diverse abilità. Alla luce di questa esperienza, come volontari Monitori di Primo Soccorso siamo ancora più motivati a perseguire la nostra missione di diffusione delle nozioni di primo soccorso a quante più persone possibili. Vogliamo dare notizia dei risultati di questa nostra esperienza perché anche in altre parti di Italia si sviluppi la consapevolezza che nessun limite dovrebbe essere posto all’insegnamento di manovre che possono aiutare una persona a non sentirsi impotente di fronte ad una persona, familiare, amico o estraneo, in difficoltà. Dovremmo ancora di più incentivare l’organizzazione di corsi a diverse categorie di allievi, perché a prescindere dall’età, dal livello culturale, dalle diverse abilità fisiche e dai diversi caratteri, tutti sono in grado di imparare a fare qualcosa per contribuire a salvare una vita. Teniamo sempre presente che la maggior parte delle persone, purtroppo, non sa nemmeno effettuare una chiamata di soccorso efficace. Sarà compito di noi istruttori trovare di volta in volta la strategia migliore perché ciascun allievo possa esprimere al meglio il proprio potenziale di primo soccorritore. Crediamo sia una bella sfida e faremo del nostro meglio per portarla avanti. Sonia Guarino, Volontaria della Croce Rossa Italiana (Comitato Provinciale di Bologna) Monitore di Primo Soccorso.

Il punto di vista di un’allieva

Sonia ha già raccontato tutto del corso, io voglio solo completare questo esaustivo articolo,parlando di questaesperienza dalla prospettiva di chi ha imparato. L’idea di questo corso è nata da un incontro a cui io e mio marito, entrambi ciechi, abbiamo partecipato. Si trattava di una lezione di disostruzione pediatrica per genitori, tutti i genitori erano vedenti, tranne noi. L’insegnante, volontaria della croce rossa, non si aspettava che tra gli allievi ci fossero anche dei non vedenti, ma nonostante questo ci ha dedicato un po’ di tempo per mostrarci in modo dettagliato le manovre per liberare le vie respiratorie ostruite sia di un lattante, sia di un bimbo più grande. Ho pensato che avrei voluto ampliare le mie conoscenze sul primo soccorso e che forse ad altri ciechi la cosa potesse interessare. Ho anche valutato, in base a questa e esperienza, che un corso fatto per allievi vedenti è ricco di slides, di dimostrazioni visive e che per un cieco era necessario un approccio diverso. ecco allora che, supportata dal Consiglio sezionale che ha accolto la mia proposta, ho contattato la croce rossa di Bologna per cercare di organizzare il corso, sperando che suscitasse la curiosità di molti soci. Quel dubbio e quelle paure di cui Sonia parla nell’articolo, le ho percepite quando ho preso i primi contatti, la paura di non essere in grado, che fosse necessario modificare il linguaggio o selezionare cosa spiegare e cosa no. Insieme a Vito La Pietra ho preso parte ai test preparatori, che poi non sono stati altro che due incontri molto informali in cui abbiamo provato soprattutto il modo migliore per far comprendere le corrette manovre da mettere in pratica in determinate circostanze. lezione dopo lezione dubbi e paure dei docenti sono svaniti, mentre qualche allievo ha manifestato il dubbio di riuscire davvero a mettere in pratica ciò che ci è stato insegnato, soprattutto in ambienti non conosciuti. Altro dubbio che abbiamo è di riuscire, pur dimostrandoci competenti, ad essere ascoltati, visto che spesso si associa la disabilità all’incapacità e ci vuole molta personalità per far comprendere che davvero si parla in modo consapevole. rimane però il fatto che abbiamo appreso tantissime nozioni utili nel nostro quotidiano, che potrebbero esserci utili con i nostri figli, i nostri genitori e con noi stessi. Il mio auspicio è che questa esperienza si possa replicare in molte altre sezioni e anche qui a Bologna, perché credo sia davvero fondamentale, tanto da poter salvare realmente delle vite, avere le nozioni di base per affrontare le situazioni rischiose più comuni. Spero non ci troveremo mai a dover mettere in pratica ciò che abbiamo appreso, ma ringrazio di cuore per tutto ciò che ci è stato insegnato e mi complimento con Sonia e con tutti i suoi collaboratori per l’impegno e la voglia di mettersi in gioco che hanno dimostrato in questa circostanza. Irene Balbo

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Semplificazioni in materia di invalidità civile, cecità e sordità. A cura di Alessandro Locati



Si informa che l’INPS, in recepimento di quanto previsto, in termini di semplificazione e trasparenza amministrativa, dal Decreto-Legge N. 90 del 24–06–2014 in materia di invalidità, cecità e sordità, ha dato le prime istruzioni operative, di seguito riassunte: accertamento sanitario di revisione: la convocazione a visita, nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità, sarà di competenza dell’INPS, che subentra, per le relative attività amministrative e sanitarie, alle Commissioni ASL. Gli interessati conserveranno tutti i diritti acquisiti per quel che riguarda i benefici, le prestazioni e le agevolazioni di qualsiasi natura, almeno fino alle risultanze della visita di revisione. Fonte normativa: art. 25, comma 6-bis, Decreto-Legge N. 90/2014 art. 20 commi 1 e 2 Decreto-Legge N. 78/2009, convertito con Legge N. 102/2009. Fonte amministrativa: circolare INPS N. 10 del 23–01–2015, par. 1 NOTA BENE: si ricorda che i cittadini ciechi assoluti, per i quali non sussistono ipotesi di miglioramento delle condizioni sanitarie, sono esonerati da eventuali visite di revisione ordinaria e straordinaria, per effetto del DM 02–08–2007 (patologia stabilizzata o ingravescente).

minori titolari dell’indennità di frequenza che diventano maggiorenni – continuità provvisoria nella percezione dell’indennità di frequenza: costoro, presentando una domanda in via amministrativa entro i sei mesi antecedenti il compimento della maggiore età, al compimento del diciottesimo anno di età, continueranno a percepire provvisoriamente l’indennità di frequenza, fino alla chiamata a visita per la verifica della sussistenza delle condizioni sanitarie. La richiesta e’ facoltativa e, quindi, deve essere presentata apposita domanda. Fattore di rischio: le eventuali mutate condizioni sanitarie, se confermate in senso migliorativo in sede di visita collegiale di verifica, esporrebbero l’interessato neomaggiorenne, che ha fatto richiesta di continuità dell’erogazione del beneficio economico provvisorio, alla ripetizione delle somme da parte dell’INPS. Rimane fermo quindi, al raggiungimento della maggiore età, l’accertamento delle condizioni sanitarie e degli altri requisiti previsti dalla normativa di settore, tramite la visita sanitaria del soggetto ormai maggiorenne da parte della Commissione ASL e la presentazione all’INPS del Modello AP70 (la competenza e’ rimasta alle ASL, a meno che, per stipula di una Convenzione con la rispettiva Regione ex art. 18 comma 22 Legge N. 111/2011, le competenze in tale ambito non siano transitate all’INPS). Riepilogando: I step: i minori titolari di indennità di frequenza, entro sei mesi antecedenti il raggiungimento della maggiore età, possono presentare domanda in via amministrativa sul portale dell’INPS, l’interessato con il proprio PIN o l’operatore di Patronato sceglierà l’opzione 2, tra: 1) accertamento sanitario “ordinario” 2) accertamento sanitario ai sensi dell’art. 25 comma 5 del decreto legge 24 giugno 2014 N. 90 (minori con indennità di frequenza). II step: compiuti diciotto anni, ci sarà la chiamata a visita dell’interessato da parte della ASL o, in alternativa, dell’INPS se in regime di Convenzione (vedi sopra) per l’accertamento della sussistenza dei requisiti sanitari ai fini del mantenimento del diritto all’indennità di frequenza. III step: se confermati i requisiti in sede collegiale, il minore trasmetterà all’INPS, tramite PIN o l’operatore di Patronato, il modello AP70 che attesti il possesso dei requisiti socio-economico e tutta la documentazione a supporto, tra cui l’attestato di frequenza. NOTA BENE: indicazioni operative riservate a tutte le Sezioni UICI accreditate come sedi di collaborazione patronale ANMIL: da tenere a mente, per quel che riguarda l’indennità di mansione, le comunicazioni in mailing-list del 18–07–2014 e 08–10–2014. Fonte normativa: art. 25 comma 5 Decreto-Legge N. 90/2014 Fonte amministrativa: messaggio INPS N. 6512 del 08–08–2014 circolare INPS N. 10 del 23–01–2015, par. 2

minori titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione che diventano maggiorenni – presentazione della domanda di pensione: premesso che l’erogazione dell’indennità di accompagnamento non cessa al raggiungimento della maggiore età, i ciechi totali, in occasione del compimento del diciottesimo anno di età, per ottenere la pensione non reversibile e fermo restando il rispetto dei limiti reddituali previsti, dovranno presentare all’INPS direttamente il modello AP70 per la verifica dei presupposti socio-reddituali, non essendo più tenuti a sostenere una preventiva visita collegiale medico-legale di revisione. Resta fermo, quindi, e comunque solo dopo il compimento del diciottesimo anno di età, l’accertamento dei requisiti socio-sanitari previsti dalla normativa di settore, tramite la trasmissione diretta all’INPS del modello AP70. NOTA BENE: le funzionalità INPS allo scopo implementate sono in fase di aggiornamento. Sarà possibile a breve, tramite PIN o l’operatore di Patronato, l’invio dell’AP70 inserendo in procedura, nell’area dedicata, il codice fiscale del richiedente e delega patronale per l’inoltro di detto modello (per i nostri dipendenti UICI collaboratori di Patronato ANMIL il mandato di assistenza da loro sottoscritto). L’apposito pulsante in procedura per la fase concessoria, a cui, si ribadisce, potranno accedere solo l’interessato con PIN o l’operatore di Patronato (e non le Associazioni di categoria, ne’ i collaboratori di Patronato), sarà attivo solo dopo che il richiedente avrà compiuto diciotto anni. A chi interessa tale disposizione? soggetti maggiorenni totalmente inabili, soggetti maggiorenni ciechi totali e soggetti maggiorenni sordi (ex DM 02–08–2007) NOTA BENE: chi e’ affetto da cecità parziale e’ tenuto, invece, a sostenere l’accertamento sanitario di revisione presso la Commissione INPS. Riepilogando: I minori ciechi totali che diventano maggiorenni, dopo il compimento del diciottesimo anno di età, presentano il modello AP70 per richiedere la corresponsione della pensione, sulla base del limite reddituale personale lordo inferiore a quello previsto dalla Legge. NO alla presentazione di una qualsivoglia domanda amministrativa. NO alla visita sanitaria di revisione. Fonte normativa: art. 25 comma 6 Decreto-Legge N. 90/2014 Fonte amministrativa: Messaggio INPS N. 7382 del 01–10–2014 circolare INPS N. 10 del 23–01–2015, par. 3. Sono giunte segnalazioni dal territorio che riferiscono di soggetti minorenni affetti da cecità totale, per i quali, quindi, non sussistono ipotesi di miglioramento delle condizioni sanitarie, chiamati a visita di revisione al diciottesimo anno di età. In questi casi, verificata la regolarità di tutta la documentazione agli atti, si sollecitano le Sezioni provinciali UICI ad intervenire nei confronti dei locali Centri Medico-legali dell’INPS, per richiamare l’attenzione sul dettato del DM 02–08–2007 e, a livello amministrativo, sulla circolare INPS N. 10 del 2015 (par. 3, ultimi due capoversi), al fine di evitare che si dia luogo alla visita di revisione.

Il segretario generale

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Il lavoro fa per me, di Mario Barbuto



“IL LAVORO FA PER ME!” - Napoli 11 e 12 giugno 2015.

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti riunisce gli “stati generali” e rilancia il tema del lavoro
Finalmente il tema del lavoro di nuovo al centro dell’attenzione!
Il lavoro che è “luce che ritorna”.
Il lavoro che cambia il senso dell’esistenza dei ciechi e di tutte le persone con disabilità.
Il lavoro che, prima ancora di essere fonte di reddito, è sempre stato ed è per noi strumento di riscatto personale.
Quel lavoro e quel Diritto al lavoro, unica, vera risorsa in grado di restituire alle persone con disabilità la propria indipendenza personale, la propria dignità di donne, di uomini, di cittadini, desiderosi di essere uguali tra gli uguali, pari tra i pari.
Noi ciechi non siamo qui a chiedere elemosine e privilegi.
Il tempo delle elemosine e della carità è tramontato da un pezzo.
Oggi è il tempo del lavoro da conquistare come Diritto umano basilare e come strumento di emancipazione civile.
Al Parlamento, al Governo, allo Stato, chiediamo interventi incentivanti a sostegno delle persone con disabilità, per favorirne in ogni modo il collocamento al lavoro.
Al mondo imprenditoriale pubblico e privato, chiediamo azioni significative, improntate al coraggio e alla responsabilità.
Il coraggio di considerare le persone con disabilità non più come un peso, come un fastidio del quale liberarsi al più presto, ma finalmente come una risorsa, come portatori di una forza morale e di una ricchezza interiore che, unite a una competenza professionale indiscussa, sono in grado di contribuire al rilancio dell’economia del nostro Paese, su basi nuove e in forme finalmente degne di una società davvero civile.
Alle organizzazioni sindacali chiediamo attenzione e sostegno perché i luoghi di lavoro siano adeguati e le condizioni lavorative confacenti. Perché innanzitutto i colleghi sappiano accogliere i lavoratori con disabilità senza pregiudizi e senza prevaricazioni.
Ai nostri fratelli delle federazioni rappresentative delle persone con disabilità chiediamo uno sforzo collettivo unitario, basato su vincoli e princìpi di reciproca solidarietà e di mutua considerazione.
Non sarà, infatti, togliendo ai pochi che si affermerà il diritto sacrosanto dei tanti.
Solo la saldatura di un grande fronte della solidarietà sociale al quale tutte le associazioni aderiscano con convinzione e in seno al quale tutti possano ritrovare dignità e rappresentatività, ci consentirà di essere interlocutori credibili e affidabili dello Stato, del Governo, del Parlamento, delle forze economiche, della società civile.
Il lavoro oggi è un’emergenza, tanto maggiore quando si parla di persone con disabilità, rispetto alle quali esso rappresenta una vera e propria questione sociale. Una questione sulla quale va tenuta viva l’attenzione generale, va sollecitata la responsabilità politica a ogni livello, per creare quei nuovi sbocchi occupazionali, per restituire la dignità e il senso del vivere a centinaia e centinaia di migliaia di persone con disabilità.
Ai presidenti nazionali di FAND e FISH lancio dunque una proposta e un appello:
troviamo e coltiviamo forme unitarie di azione comune, che sappiano vedere oltre le inutili gelosie corporative, i particolari interessi della piccola bottega, le penose prevaricazioni personalistiche.
Facciamo del tema del Diritto al Lavoro la base di un processo unitario che potrà portare solo frutti positivi.
Da quando sono presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, quasi tutti i giorni mi domando per quale ragione esistono e agiscono due grandi federazioni rappresentative delle persone con disabilità.
Personalmente non sono ancora riuscito a trovare una sola ragione convincente di questa separazione.
Personalmente desidero coltivare il sogno di una sola, grande Federazione che, un giorno non lontano, possa riunire tutte le persone con disabilità e tutte le loro associazioni sotto l’unica bandiera della solidarietà sociale.
Accanto alla parola chiave
“mai più su di noi, senza di noi!”,
proviamo ad aggiungerne un’altra, tutta nostra:
“mai più tra di noi senza unità!”.
Mario Barbuto

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Intorno ad una stanza, la storia di Bologna e del Cavazza, da Superando



Con la sua visione analitica, analoga a quella tattile, si rivolge sia a persone vedenti che non vedenti il Museo Tolomeo – attivo presso l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna – ove si propone un vero e proprio viaggio alla scoperta del capoluogo emiliano intorno ad una stanza, con un’installazione che raccoglie diversi oggetti, tecnologici e non, che hanno attraversato la storia del Cavazza, intrecciandosi con la vita della città di Bologna.

BOLOGNA. È attivo già dal mese di gennaio, presso l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna il Museo Tolomeo, che si avvale della direzione artistica di Fabio Fornasari, della cura di Lucilla Boschi e del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.
La nuova creazione propone un vero e proprio viaggio alla scoperta del capoluogo emiliano intorno ad una stanza, con un’installazione che raccoglie diversi oggetti, tecnologici e non, che hanno attraversato la storia del Cavazza, intrecciandosi con la vita della città di Bologna.
Sia per le persone vedenti che per quelle non vedenti, i suoni entrano nello spazio senza che vi sia la possibilità di capire da dove arrivano, contribuendo così alla costruzione di una visione analitica, analoga a quella tattile. (S.G.)
Ringraziamo ItaliAccessibile per la segnalazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: istituto@cavazza.it, 051 33 20 90.

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BXC Baseball giocato da ciechi. Di Vito Lapietra



Il BXC – Baseball giocato da Ciechi – è il risultato di un’idea sviluppata da un gruppo di ex giocatori di baseball (anni 60 e 70) della squadra di serie A di Bologna: la Fortitudo – Montenegro. Dopo circa due anni di sperimentazioni su spazzi, tempi, modalità ed attrezzatura, il 16 ottobre 1994 sul Diamante Rino Veronesi di Casalecchio di Reno (BO) è stata giocata la Partita Originale di sette riprese conclusasi con il risultato: Red Sox 15 – White Sox 11. Nei due anni successivi (1995 e 1996), con una serie di partite dimostrative giocate nella maggior parte a Bologna sul diamante Pietro Leoni, ma anche a Roma, Firenze, Milano e Verona si è concluso il periodo di messa a punto tecnica ed organizzativa del gioco. Dal 1997 il Gruppo Volontari BXC confluito nel 1998 nell’AIBXC Onlus organizza una regolare Stagione Agonistica annua che comprende: Campionato Italiano Coppa Italia Torneo di fine stagione. Baseball per ciechi: chi può giocare Possono giocare a baseball per ciechi sia uomini che donne di qualsiasi età che abbiano ovviamente la passione per il baseball, ciechi e o ipovedenti; tutti giocano con una benda sugli occhi per essere equiparati ai giocatori ciechi. Il Baseball per ciechi si gioca in un normale campo da baseball riadattato per permettere di praticare questo sport agli atleti ciechi e ipovedenti. Il campo consta di una zona interna chiamato (diamante o quadrato) nei cui angoli sono allocate le quattro basi, la distanza fra esse è di 27,40 metri; e di una zona esterna dove si schiera la squadra che difende. All’interno del campo sono presenti dei supporti sonori e gli assistenti vedenti che indicheranno la posizione esatta delle basi agli atleti ciechi della propria squadra. l’attrezzatura Per poter praticare questo sport si utilizza una normale mazza da baseball di metallo, una regolamentare pallina da baseball al cui interno sono inseriti dei sonagli per fare in modo che gli atleti ciechi possano udire e quindi localizzare la posizione della palla. Poi si usa un normalissimo guanto da baseball, utilizzato dai giocatori schierati in difesa per raccogliere la pallina sonora, in fine due palette di legno, usate dagli assistenti vedenti di seconda e terza base per segnalare agli atleti in corsa l’esatta posizione della base Le regole principali Ogni partita è fatta di cinque o sette innings, a seconda delle competizioni, ogni inning è suddiviso in una fase di attacco e una di difesa. La squadra che difende schiera cinque giocatori ciechi e un assistente di seconda base vedente; mentre la squadra che attacca ha cinque giocatori che si susseguono sul box di battuta, due giocatori vedenti nei pressi della seconda e terza base con le racchette per segnalare la base d’arrivo. le due squadre si alternano all’interno di un inning nella fase di attacco e in quella di difesa. Obiettivo di una squadra è ovviamente quello di fare più punti della squadra avversaria, ovviamente le due fasi dell’innig si distinguono nettamente poiché la squadra che attacca può fare punti mentre la squadra che difende deve impedirlo utilizzando la difesa. Il giocatore della squadra che attacca sarà schierato su casa base e dovrà produrre una battuta valida, la battuta è valida quando la pallina supera una linea immaginaria che va da seconda a terza base, corre alla conquista della seconda base passando obbligatoriamente sulla prima base che ha un cicalino per essere localizzata. Se il battitore-corridore arriva in seconda base prima che la difesa recuperi e lanci la pallina in seconda base, il corridore è salvo, se invece la difesa recupera la pallina e la indirizza sulla seconda base prima del corridore, il corridore viene eliminato; dopo 3 eliminazioni si conclude l’inning; il punto lo si ottiene quando uno dei corridori raggiunge la base di partenza. Obiettivo della difesa è quello di bloccare la pallina battuta dal battitore e di lanciarla in seconda base dove è presente un giocatore assistente che raccoglierà la pallina; se la pallina arriverà prima del corridore-battitore il battitore verrà eliminato, altrimenti il battitore avrà conquistato la base. La stagione agonistica Esiste una stagione agonistica composta da un campionato italiano a otto squadre, una Coppa Italia ed un torneo di fine stagione. Attualmente c’è una squadra di Roma, due di Milano, una di Bologna, una di Firenze, una di Varese, una di Cagliari e in fine una di Brescia. In conclusione Mentre scrivo questo articolo, siamo ai titoli di coda del campionato, posso solo dire che la finale si giocherà sabato 27 giugno alle ore 16 a Bologna, si contenderanno il titolo la squadra di Firenze contro la squadra di Bologna. A mio modesto avviso il baseball per ciechi è la disciplina sportiva che più di ogni altra esalta le abilità che ogni non vedente deve affinare per condurre un percorso di vita soddisfacente: orientamento, mobilità, assetto corretto della postura, competitività sportiva, spirito di squadra. Quello che ho notato nel tempo e che mi induce a promuovere il baseball giocato da ciechi è che questo sport oltre al fatto che si gioca all’aperto permette ai non vedenti di correre liberi in spazzi in massima sicurezza, e che sono limitati ed accidentali i contatti fra giocatori, nelle regole del gioco si sono prestate attenzioni a limitare al massimo i possibili contatti, che sono veramente rari. Invito tutti i lettori a frequentare e conoscere e diffondere questo sport che nasce e si è affermato grazie all’impegno alla tenacia e aggiungo all’umiltà positiva che l’ideatore di questo gioco sarà da tutti noi ricordato Alfredo Meli, ex campione della Fortitudo negli anni 60–70, che ha creduto nel suo gioco e lo ha messo a disposizione di ragazzi che mai avrebbero potuto cimentarsi con una mazza da baseball al punto di divertirsi, e farla diventare una disciplina federata alla federazione baseball, oggi tutte le partite giocate dai ciechi nel campionato vengono dirette da arbitri mandati dalla federazione; speriamo che in futuro non vi sia un ragazzo non vedente che non conosca questo gioco.

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I vostri viaggi. Antalia Turchia, di Nerina Viozzi



Mi piace raccontarvi il mio ultimo viaggio, ma non intendo ultimo in ogni senso, perché già penso di farne un altro. Mio marito ed io siamo andati ad Antalia sulla costa meridionale della Turchia. Abbiamo comprato i biglietti online direttamente dalla società aerea Pegasus, scegliendo il giorno in cui il biglietto costava meno. così il costo unitario del biglietto, andata e ritorno da Bologna ad Antalia con scalo ad Istanbul, è stato solo di 167 euro. Ora c’è da dire che le nostre autonomie son finite qui, perché poi sin dall’arrivo all’aeroporto di Antalia abbiamo avuto un “badante” che ci ha accompagnato all’albergo dove lui stesso alloggiava e prenotato anche per noi, il “badante” era mio fratello, che già si trovava lì da qualche tempo e con il quale abbiamo girovagato nella città e nel territorio per tutto il periodo di permanenza, due settimane tra gennaio e febbraio. Abbiamo soggiornato nell’albergo “Laguna” a meno di un chilometro dal centro storico, mezza pensione con buffet sia a colazione che a cena, al costo di 17 euro a persona, pienamente soddisfatti per la bontà ed abbondanza dei pasti. La posizione centrale dell’albergo ci ha consentito di muoverci agevolmente a piedi e così conoscere meglio la città, raggiungendo facilmente i luoghi di interesse ed utilizzare, se e quando necessario, i mezzi di trasporto pubblico. Antalia, capoluogo della provincia omonima, si trova ai piedi dei monti Tauro occidentali su una scogliera piuttosto ripida, ha circa un milione e mezzo di abitanti. È una città molto pittoresca circondata dalle montagne, dalle foreste, dal mare mediterraneo, da molti resti archeologici di civiltà greca e romana. L’origine di Antalia è antichissima, precedente alle successive dominazioni greca, romana, bizantina, selgiuchida  ed ottomana, fino al 1923 quando con Ataturk venne costituita la repubblica Turca. Nel periodo dal 1900 al 1925 la popolazione greca che la abitava insieme ad armeni ed altre etnie di religione ortodossa fu sterminata o fuggì. Tra i monumenti e luoghi di interesse artistico ad Antalia è particolarmente importante il museo archeologico che contiene resti di tutte le civiltà passate con prevalenza greco-romana, imponenti le gallerie di grandiose statue di imperatori, di divinità e di artisti, grandi sarcofaghi provenienti da Perge, allora capoluogo della Panfilia romana ed ora un importante sito archeologico , sito che noi abbiamo raggiunto comodamente ed a prezzo irrisorio col bus di linea. Da notare anche la porta di Adriano oltre il minareto scanalato e le tortuose strade acciottolate della città vecchia dove si può ammirare l’architettura ottomana. Un aspetto naturalistico che mi ha colpito è il fiume Duden che attraversata la città si getta in mare dall’alto della falesia formando una spettacolare cascata. Risalendo il fiume per una quindicina di chilometri il paesaggio è incantevole per un susseguirsi di cascate e cascatelle. come siti archeologici oltre Perge che dista da Antalia 18 chilometri abbiamo visitato anche Faselis, distante circa 50 chilometri, raggiunta con bus di linea, piccola città romana ma graziosa e particolare, ubicata su una piccola penisola fornita di ben tre porti naturali e sembra che questi ripari abbiano fatto la felicità anche di quei bravi navigatori fenici nei casi di tempeste. In questa parte della Turchia abbiamo visto tante belle cose, incontrato brava gente e gustato buon cibo ma niente vino. ci auguriamo di tornarci.

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Anche il cinema accessibile a fa la cosa giusta Da Superando



La Cooperativa Sociale bolognese Big Bang, infatti, ha presentato a “Fa’ la cosa giusta!”, la Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, che si è svolta dal 13 al 15 marzo a Milano, il proprio progetto “Film Voices”, tramite il quale viene resa accessibile la fruizione dei prodotti audiovisivi a spettatori ciechi e ipovedenti, attraverso la produzione di audiodescrizioni, realizzate all’interno di un laboratorio formato da professionisti vedenti e non vedenti.

Si è parlato anche di cinema accessibile, a Fa’ la cosa giusta!, la Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, svoltasi dal 13 al 15 marzo a Milano (Fieramilanocity – Viale Lodovico Scarampo, Gate 8), ove è presente tra l’altro – come abbiamo riferito in altra parte del giornale – il bar al buio dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), nella maxiroulotte Dark on the road.
La Cooperativa Sociale Big Bang di Bologna, infatti, ha portato alla manifestazione Film Voices, progetto su cui ci eravamo già soffermati qualche tempo fa, che intende rendere accessibile la fruizione dei prodotti audiovisivi a spettatori ciechi e ipovedenti, attraverso la produzione di audiodescrizioni, realizzate all’interno di un laboratorio formato da professionisti vedenti e non vedenti.

Nato a Bologna nel 2009, dalla consapevolezza dell’importanza giocata dal consumo culturale e di intrattenimento nel processo di integrazione sociale, Film Voices – che si avvale del patrocinio dell’UICI – è stato il primo progetto della Cooperativa Big Bang, impegnata nella promozione dell’accessibilità, in particolar modo alle persone con disabilità sensoriale.
«I professionisti impegnati in Film Voices - spiega Irene Balbo, presidente di Big Bang – si sono formati con i maggiori esperti internazionali nell’àmbito dell’audiodescrizione, ovvero la traduzione in parole delle scene prive di audio nei film, e per questo inaccessibili al pubblico non vedente. Nel quadro del progetto sono già stati audiodescritti i film italiani Benvenuti al Sud e Boris. Nel 2010, poi, abbiamo vinto il Kublai Award come “Miglior Progetto Creativo”, premio assegnato dal Ministero dello Sviluppo Economico e nel 2013 siamo stati tra i vincitori del Bando Culturability della Fondazione Unipolis, grazie a cui è nata la nuova Cooperativa Sociale Big Bang».

Da ricordare, in conclusione, che a Milano, durante Fa’ la cosa giusta!, il team di Film Voices ha presentato il proprio metodo di audiodescrizione in due workshop, sabato 14 (ore 17–18) e domenica 15 (ore 15–16). (G.I. e S.B.).
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: filmvoices@yahoo.it.

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Una webradio fatta da disabili visivi per parlare di tecnologia a tutti. Di Dino Collazzo



Si chiama Non Virtual Radio e si occupa di tecnologia, accessibilità, disabilità e non solo. È il progetto di 6 ragazzi ciechi che vivono in varie città d’Italia. “L’idea è nata per scherzo, poi ci siamo appassionati e ora non riusciamo più a smettere”. Il debutto a Handimatica. 

BOLOGNA. Una radio fatta da persone cieche per spiegare come usare la tecnologia per migliorare la vita di un disabile. Detta così però sarebbe riduttivo, perché i 6 ragazzi che hanno dato vita a questa webradio, tutti con un proprio lavoro e ognuno in una diversa città italiana, hanno intenzione di parlare a tutti e occuparsi di tutto. “L’idea è nata per scherzo – racconta Vainer Broccoli, uno dei creatori – Quest’estate ci siamo ritrovati e parlando tra noi è venuta fuori una passione comune per la radio. Così abbiamo deciso di dar vita a questo progetto”. Non Virtual Radio, questo è il nome scelto, si inserisce in un percorso più ampio intrapreso più di un anno fa da questo gruppo, con la creazione del blog NvApple.it. Un sito dove viene spiegato l’uso della tecnologia assistiva onboard dei prodotti per le persone disabili dell’azienda di Cupertino. “La radio è inserita nel nostro sito ma vive di una sua vita separata – dice Vainer – Certo essendo noi persone con disabilità visiva, inevitabilmente trasmetteremo contenuti sul tema tecnologia, accessibilità e disabilità della vista, ma questo non sarà l’unico argomento. Abbiamo intenzione di creare un palinsesto dove avremo musica, programmi d’intrattenimento, un notiziario e delle rubriche sui temi più disparati. Perché noi vogliamo parlare a tutti ed essere ascoltati da tutti”.

A testare la tenuta del gruppo e della radio il primo banco di prova è stata la decima edizione di Handimatica, tenutasi a Bologna a fine novembre. “Vivendo in città diverse, lavoriamo principalmente via Internet e prima di Bologna non ci eravamo mai incontrati dal vivo – continua Vainer – Handimatica è stato il nostro primo lavoro sul campo. Ci siamo divertiti molto”. Uno smartphone, un pc e una connessione è quanto serve per andare in onda e raccontare non solo il mondo ma ogni pensiero e opinione che valga la pena di raccontare. “Per ora siamo ancora in una fase di rodaggio e stiamo cercando di organizzarci con i tempi - conclude Vainer - ma presto avremo un scaletta e dei programmi”.

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Tecnologie per disabili. Informazioni dalla rete



WebNews del 05–06–2015

Uno smart glove aiuterà i non vedenti a fare la spesa

Un team di ricercatori della Penn State University ha messo a punto un guanto smart che permetterà ai non vedenti di fare la spesa senza troppe difficoltà.

Attualmente il mercato pullula di dispositivi smart: dai telefoni ai tablet, fino agli orologi. In futuro potrebbe fare il suo ingresso un nuovo prodotto indossabile basato su una tecnologia avanzata, che però a differenza di quelli odierni non avrà come obiettivo principale l’intrattenimento, la comunicazione o le interazioni sociali. Si tratta dello smart glove “Third Eye” (“Terzo Occhio”) progettato da un team di ricercatori della Penn State University.

L’obiettivo è quello di fornire alle persone non vedenti uno strumento che le aiuti a fare spesa, un’attività quasi quotidiana per molti, ma che in presenza di una disabilità come quella visiva può diventare problematica. Il funzionamento è presto spiegato: sul guanto è presente una videocamera che inquadra i prodotti sugli scaffali, riconoscendoli grazie ad un apposito software che impiega algoritmi avanzati. Un sistema che trasmette vibrazioni di entità variabile alla mano guida dunque verso la posizione in cui è possibile trovare gli articoli desiderati, permettendo di orientarsi all’interno dei negozi. In altre parole, una soluzione hi-tech che ha come scopo quello di migliorare concretamente la vita degli ipovedenti.

Non è la prima volta che qualcuno pensa alla realizzazione di guanti smart: lo ha fatto anche Google, nell’ormai lontano 2012, depositando un brevetto relativo ad una tecnologia legata alla realtà aumentata, forse da affiancare agli occhiali Glass. Da allora del lavoro portato avanti nei laboratori di Mountain View non si è più saputo nulla. Quello della Penn State University è invece in piena fase di test. Servirà diverso tempo affinché la tecnologia possa essere ottimizzata, perfezionata e infine integrata all’interno di un prodotto destinato alla commercializzazione. L’idea è comunque certamente da apprezzare e merita supporto. Queste le parole di Michelle McManus, consulente del progetto e membro della National Federation of the Blind, che spiegano l’utilità di Third Eye.

“Dobbiamo sempre trovare qualcuno che ci aiuti nei negozi, poi è necessario spiegare a quella persona esattamente cosa si sta cercando. Apprezziamo il progetto Third Eye soprattutto perché è partito fin da subito con l’aiuto di persone cieche r ipovedenti, mentre altri ci vengono proposti solo in seguito, per scoprire che non funzionano correttamente. di Cristiano Ghidotti

Agenzia ANSA del 06–05–2015

Australiani sviluppano “occhio bionico”, presto test su uomo

MELBOURNE. Ricercatori australiani impegnati nell’ambizioso progetto di produrre un occhio bionico, sono pronti ad avviare sperimentazioni umane il prossimo anno. Il congegno, sviluppato da una squadra multidisciplinare della Monash University di Melbourne, è stato già creato in forma di prototipo e funziona in laboratorio, ha detto ieri il responsabile del progetto, Jeffrey Rosenfeld, in una relazione alla riunione scientifica annuale dall’American Association for Neurology Surgeons a Washington.

L’occhio bionico usa una cinecamera digitale montata su occhiali per catturare le immagini prima di trasferirle a un congegno di elaborazione della visione, della grandezza di un telefono cellulare. Una volta elaborata, l’immagine è trasferita a un’antenna montata dietro la montatura degli occhiali.

L’immagine viene poi trasmessa senza fili al cervello, dove è ricevuta da piccoli tasselli di ceramica impiantati chirurgicamente. I minuscoli tasselli, ciascuno contenente 43 microelettrodi, misurano 9 per 9 mm.

Le sperimentazioni umane coinvolgeranno cinque pazienti che hanno perso la vista, sui quali saranno impiantati i tasselli nella corteccia visiva del cervello. “E’ possibile impiantare diversi tasselli, in modo da contare su diverse centinaia di elettrodi. Più saranno gli elettrodi, più dettagliata sarà l’immagine”, ha spiegato Rosenfeld, dell’Istituto di Ingegneria Medica della Monash University.

Dovendo operare con un numero limitato di elettrodi per veicolare informazioni, il congegno deve essere programmato per selezionare quali informazioni raccoglie e trasmette. Per fare ciò, i ricercatori hanno ricreato quello che la persona potrebbe vedere dopo l’impianto degli elettrodi nel cervello. Hanno quindi sviluppato un programma di computer che riprende un’immagine da una videocamera e seleziona le informazioni importanti prima di tradurle nel ‘formato di punti’ che il cervello riceverebbe se eccitato dagli elettrodi. Il ‘formato di punti’ viene poi sperimentato su persone vedenti usando occhialini di realtà virtuale. “L’idea è di tagliar fuori la parte confusa o non necessaria nell’immagine e presentare solo l’informazione importante”, ha spiegato lo studioso.

Redattore Sociale del 22–05–2015

Dal braccio meccanico che aiuta nei movimenti al telecomando che controlla gli elettrodomestici in casa. Nell’ultimo numero del mensile SuperAbile Inail le idee tecnologiche e alla portata di tutti, pensate per semplificare la vita delle persone con disabilità.

ROMA. Supertecnologiche ma economiche, e soprattutto pensate insieme alle persone che devono usufruirne. Sono le innovazioni che migliorano la vita dei disabili. Ausili a basso costo e ad alta specializzazione, realizzati da gruppi di professionisti e di persone disabili, che riescono con semplicità a risolvere i problemi legati alla quotidianità. A loro è dedicata l’inchiesta del numero di maggio di SuperAbile Inail.

Da Tina la robottina a Mando: così si semplifica la vita delle persone con disabilità. Se all’inizio gli ausili per disabili erano soprattutto fai da te, pensati in casa dai familiari per aiutare il parente in difficoltà, oggi sono gruppi di designers e progettisti che si dedicano allo studio di queste nuove tecnologie. E nell’inchiesta di Michela Trigari e Antonio Storto, sono tante e diverse le esperienze raccolte. Si parte da Torino dove il consorzio Kairos, ha dato vita ad Hackability, la prima gara “non competitiva” per la realizzazione di strumenti innovativi a basso costo ma ad alta tecnologia. Un mese dopo, le idee emerse sono state trasformate in sei prototipi pronti a soddisfare altrettante esigenze personali. Tra queste c’è “Tina la robottina”, un braccio meccanico pensato per aiutare Giulia, una ragazza di 13 anni che si sposta in carrozzina elettrica per via dell’artogriposi, una malattia rara che le impedisce di usare braccia e gambe e la costringe su una carrozzina elettrica. Ai progettisti del Fablab di Torino Giulia ha chiesto di realizzare un marchingegno che le consentisse di mangiare in autonomia, senza sentirsi troppo osservata da amici e familiari. E nata così“Tina la robottina”, che è stata poi installata direttamente su un lato della sedia a ruote, e ora le consente di eseguire una serie di movimenti molto precisi. C’è poi “Movitron” un carillon geolocalizzante nato per rispondere alle esigenze di Samuele, un bambino cieco dalla nascita che per camminare ha bisogno di un corrimano dotato di sensori di movimento, messo a punto dalla Lega del Filo d’oro. Il problema, come spiega il padre Andrea “è che l’apparecchio è troppo pesante per essere spostato”. La risposta è stata questo speciale carillon che, inserito in una scatolina, può essere trasportato pressoché ovunque. Tra le altre idee messe a punto c’è “Mando”, un telecomando universale che, grazie all’uso combinato di infrarossi e radiofrequenze, può controllare in remoto ogni tipo di elettrodomestico e apparecchio radiotelevisivo; “Manipola”, una manovella da forno per non vedenti con i simboli posti in rilievo, e una plancia ergonomica che, grazie alle fessure per le mani, permette alle persone con disabilità motoria di spostarsi dalla carrozzina al sedile della macchina. Idee innovative sono state presentate anche al Maker Faire di Roma, un concorso dedicato agli artigiani digitali. Tra gli ausili pensati per la disabilità la protesi in plastica 3D realizzata dal Fablab di Genova per una bambina senza una mano e il prototipo di un braccio azionato dagli impulsi celebrali attraverso un caschetto wireless. E poi ancora: Too Wheels una sedia a ruote da auto-costruire pensata per gli amanti dello sport. Tutte soluzioni realizzabili spendendo al massimo poche centinaia di euro.

Una mano robotica per ricominciare. Anche la copertina del magazine è dedicata a un’innovazione tecnologica: Softhand, la prima mano robotica sensibile, tutta made in Italy. Un progetto di tecnologia avanzata, realizzato grazie alla collaborazione tra l’Inail e l’Istituto italiano di tecnologia. Precisa nei movimenti, proprio come se fosse vera, la mano artificiale sarà disponibile a partire dal 2017, alla fine della fase di sperimentazione con i pazienti del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio. Ma il suo prototipo è già stato testato con successo da Marco Zambelli, un invalido Inail, amputato a un braccio all’età di 15 anni, in seguito a un infortunio sul lavoro come operaio. Da circa quattro mesi il sessantenne è il collaudatore ufficiale di SoftHand. “Ho perso un braccio quando ero poco più di un ragazzino, di conseguenza le protesi hanno sempre fatto parte della mia vita – afferma -–. Ma solo oggi torno a vivere come se avessi di nuovo entrambe le mani”.

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Alunni ciechi e ipovedenti, tecnologie informatiche e software a supporto della didattica. Da Disabili.com



Ausili tecnici, programmi e nuove app per l’inclusione degli alunni con disabilità visiva.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) vi sono al mondo oltre 300 milioni di persone con una disabilità visiva grave, di cui circa 45 milioni sono non vedenti. In base ai dati dell’INPS i ciechi in Italia sono 130 mila ma, secondo altre statistiche, sarebbero oltre 300 mila; circa un milione sono invece gli ipovedenti.

SCUOLA E DISABILITA’ VISIVA - Secondo l’ISTAT in Italia gli alunni non vedenti ed ipovedenti della Scuola Primaria solo più di 4000. Lo sviluppo costante delle tecnologie informatiche per la didattica e dei software facilitanti dedicati ha consentito numerosi processi di innovazione nella prassi dell’azione didattica. 
Proprio a tali sviluppi è stata destinata la raccolta di fondi avviata dall’Università di Milano per finanziare Math Melodies, una app per Ipad che insegna la matematica ai bambini non vedenti e ipovedenti con il supporto di una guida audio. Più in generale, numerosi sono ormai i sussidi tecnici utili, come ad esempio le lavagne a tracciamento luminoso per ipovedenti; numerosi sono anche i dispositivi per il computer ed il software didattico dedicato. 
Ricordiamo ad esempio il progetto LAMBDA per l’apprendimento della matematica ed il programma Biblos, utile per gli studenti del Liceo classico poiché consente di leggere e scrivere testi in greco antico usando la normale tastiera o una tastiera Braille collegata al pc. 
Uno studente non vedente, V. Rubano, ha invece concepito il sistema V4B - Video4Blind, in grado di rendere accessibili ai ciechi i video di Youtube. Vi sono invece perplessità in merito ad alcune Lavagne Interattive Multimediali (LIM), i cui software non sono compatibili con gli standard necessari per essere usati da persone con difficoltà visive.

Si ricordano poi altre esperienze interessanti, anche di logica più tradizionale, come ad esempio Life, un fumetto tattile realizzato dal designer P. Meyer, fatto di tavole senza colori, testi o immagini. I personaggi sono infatti cerchi in rilievo sulla carta che i lettori possono distinguere in base alla diversa pienezza o alle dimensioni.

Per quanto concerne le opere enciclopediche, invece, un interessante servizio di monitoraggio rispetto al mercato italiano viene fornito dal Centro Informatico per la Sperimentazione degli Ausili Didattici dell’istituto Cavazza di Bologna.

Naturalmente, nel supporto alla didattica, rimane fondamentale la trascrizione in Braille o con caratteri ingranditi. Per le trascrizioni ci si può rivolgere alle associazioni che forniscono questo servizio. La più importante è sicuramente la Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita di Monza. E’ infine importante l’addestramento all’uso del registratore per i testi non trascritti in Braille o non stampati con caratteri ingranditi. I libri possono essere registrati da un adulto o ci si può appoggiare ad una nastroteca. Segnaliamo in merito il Centro Nazionale del Libro Parlato dell’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

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Dagli Uffizi al Prado, opere d'arte da toccare. Di Laura Montanari. da la repubblica



FIRENZE. Sentire fra le dita l’immensità artistica di un Michelangelo o di un Caravaggio. Accarezzare una superficie e trovare la meraviglia delle forme di un Botticelli o le asprezze di un El Greco o le profondità dei paesaggi del Giorgione. È la sfida lanciata da alcuni musei per venire incontro ai non vedenti, ma è anche una frontiera di tecniche scientifiche applicate all’arte. Ad aprile agli Uffizi di Firenze sarà esposto il modello
tridimensionale raffigurante la Pala di Santa Lucia de’ Magnoli di Domenico Veneziano, capolavoro custodito nella galleria fiorentina. «Si tratta di una riproduzione in resina – spiega Monica Carfagni, docente di Disegno e metodi di ingegneria industriale dell’università – che abbiamo realizzato grazie al finanziamento del Rotary Club Firenze impiegando un software sviluppato con il sostegno della Regione Toscana: il programma trasforma il dipinto in un bassorilievo tridimensionale ». Costo dell’opera circa 12mila
euro. «Da tempo – spiega il direttore degli Uffizi, Antonio Natali – prestiamo attenzione a come permettere ai non vedenti la fruizione di percorsi artistici ».
Sulla scultura è più semplice, a Firenze come in altri musei del mondo dal Louvre al Metropolitan, ci sono itinerari che consentono, «indossando dei guanti » di toccare certe statue. Per la pittura invece bisogna ricorrere ai modelli computerizzati e da soli non bastano a trasmettere le emozioni di un quadro a chi non può guardarlo. Fra i primi
a muoversi in questa direzione, a Bologna, il museo tattile Anteros che conta opere tridimensionali in bassorilievo prospettico di celebri dipinti, fra questi la Gioconda di Leonardo a una Crocefissione di Masaccio. Un’altra Gioconda in 3D fa parte di una mostra che ha conquistato l’attenzione del New York Times : è in corso al Prado di Madrid. Si intitola “Hoy toca el Prado” e permette ai non vedenti di toccare le riproduzione di sei capolavori della storia dell’arte, fra questi, “Apollo nella fucina di Vulcano”
di Velasquez, “il parasole” di Francisco Goya, “Noli me tangere” del Correggio.
L’obiettivo è dare, a chi non può vederli direttamente, l’opportunità di “sentire” i dipinti intercettando con le mani forme e texture che comunicano i lineamenti di un volto, i cambi di colore, le pieghe di un mantello. I quadri riprodotti al Prado hanno rilievi e curve di uno spessore massimo di sei millimetri e sono disposti su piani reclinati in modo da poter essere letti accarezzandoli, indugiando coi polpastrelli sulla superficie. «Un tempo non potevamo toccare nemmeno le sculture, era una mortificazione – racconta Aldo Grassini, direttore del museo tattile Omero di Ancona – quando io e mia moglie abbiamo realizzato questo museo (statale dal 2002 ndr) con le riproduzioni dei capolavori della scultura o con originali di arte contemporanea, da Marini a Messina, da Martini a De Chirico, eravamo una voce che gridava nel deserto». Era il 1993. «Negli ultimi tempi sulla scultura sono stati fatti passi avanti, al museo Egizio di Torino o all’Opera del Duomo di Firenze i ciechi possono toccare le opere. Sulla pittura – prosegue Grassini – siamo ai primi passi anche perché lì c’è la complessità dei colori, le sfumature: una persona che è cieca dalla nascita non ha il concetto del colore, si deve procedere con analogie».
I musei ci provano, spesso sollecitati dalle associazioni culturali sul territorio. Il museo Anteros ha realizzato nel 2010 il modello in 3D dell’Ultima cena di Leonardo al Cenacolo di Milano; dal 2012 al Maxxi di Roma c’è un modello di Wall drawing di Sol Lewitt. Sempre a Roma, la onlus Museum ha cominciato a lavorare dal 1998 sulla fruizione della pittura per non vedenti: «Siamo partiti con la mostra su Matisse – spiega Maria Poscolieri – avevamo carte plastificate trasparenti in cui la pittura veniva riprodotta con microfori da punteruolo, poi sono venuti i disegni al computer su carta gommata, ora ci sono termo- forme e studi sofisticati». La sfida è sempre quella: trasmettere attraverso il tatto, le sensazioni che proviamo guardando una tavola di un artista.

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Le vostre recensioni, a cura di Andrea Lottini e Nerina Viozzi



recensisco due libri in un certo senso simili tra loro. infatti in ognuno si racconta una guerra. sono due libri di memorie. in entrambi incrociamo la guerra, e da entrambi impariamo che dalla guerra stessa non ci guadagna nessuno , nemmeno i cosiddetti vincitori, ciò che rimane a vincitori e vinti è solo il dolore di ciò che è avvenuto. comincio dalle “memorie di una principessa etiope” di martha nasibù" perchè avviene prima in ordine cronologico. l’argomento del libro è la guerra italo-etiope del 1936 voluta da mussolini che, senza formale dichiarazione di guerra, ordinò, alle forze armate comandate dal maresciallo badoglio e dal generale graziani di invadere l’etiopia. Negli anni trenta del 1900 la scrittrice martha nasibù, figlia del generale etiope nasibù zamanuel, viveva ad addis abeba in un sontuoso palazzo della sua nobile famiglia, ubicato nel centro della città, circondato da un grande parco ricco di piante ornamentali e di alto fusto fatte venire da tutto il mondo. Molte persone provvedevano alla cura della casa alle dipendenze della famiglia del generale nasibù , bello, alto, fisico d’atleta ed elegante nelle sue sgargianti divise. attorno alla vita di questo nobile signore sembra aleggi un’atmosfera di prodigio e di fiaba a partire da come il giovane abbia impalmato sua moglie al termine di una sfrenata gara sportiva all’ippodromo, a come l’abbia condotta in pellegrinaggio in cima al monte dove un santo eremita abbia predetto la nascita dei loro cinque figli. improvvisamente. per volere di mussolini, questa vita da fiaba finì, per la famiglia cambiò tutto il modo di vivere e per il nobile nasibù finì anche la vita. Nell’ottobre del 1935 le truppe italiane invadono l’etiopia da nord a sud. il generale nasibù, comandante in capo delle truppe etiopi, combatte valorosamente in difesa del suo paese, della sua civiltà e della sua religione copta/ortodossa che fa dell’etiopia una terra cristiana nel cuore dell’africa . le forze però sono troppo impari e questo conflitto segna la fine dell’impero etiope e del generale nasibù che si spegne pochi mesi dopo nel dispensario di davos, in svizzera, dove era andato a curare i suoi polmoni colpiti dal gas iprite lanciato, per ordine di mussolini, dagli aerei, pur essendone vietato l’uso dagli accordi internazionali. In seguito alla sconfitta la famiglia nasibù fu esiliata in italia e costretta a peregrinare da un luogo all’altro fino al 1944. Dopo 60 anni martha nasibù , che vive in francia in un paese ai piedi dei pirenei, a messo mano al racconto di queste memorie, serenamente, senza odio o rancore nei confronti dell’italia. Il libro è una preziosa testimonianza storica per tutti noi, come viene affermato nella prefazione dallo storico angelo dal boca, primo studioso italiano che con i suoi scritti ci ha informato sulla cattiveria e l’ingiustizia di questa aggressione italiana.

L’altra recensione è “memorie di un soldato siciliano” di paolo morsellino, nato a calatafimi nel 1917 in una famiglia numerosa, conseguì solo la licenza elementare. Visse e lavorò insieme al padre nella masseria di famiglia fino al 1937 quando partì militare, da cui ebbe la fortuna di tornare nel 1945 a guerra finita. Nelle memorie parla solo degli anni dal 1943 al 1945, della “sua” guerra mondiale, perché gli anni precedenti non hanno, per lui, alcun particolare rilievo. Da questo punto continuerei la presentazione del libro di paolo morsellino con le sue stesse parole della prefazione : “tratterò del periodo 1943/1945 che trova collegamenti più stretti con problemi di natura umana e personali, periodo che rispettivamente mi ricorda il trasferimento in albania, la prigionia in germania, il passaggio con i russi e da loro liberato ed il ritorno a casa, dopo tante peripezie. Voglio far conoscere a tutti…..le conseguenze e gli orrori della guerra affinchè ognuno possa farli propri, meditarli e trarne i dovuti insegnamenti per la vita futura…….quello che sto per scrivere è pura realtà, fa parte della storia, di quella storia vera che ognuno dovrebbe conoscere.” Io sono d’accordo con morsellino che è necessario conoscere la storia, tutta la storia, perché, se non conosciuti, i fatti, belli o brutti, è come se non fossero avvenuti e perché senza la conoscenza come si fa ad evitare che i brutti si ripetano? Nerina Viozzi

Andrea Lottini ci offre due consigli di lettura su argomenti di stretta attualità: lavoro e precariato nel libro di Luciano Gallino. con Tecnobarocco di Mario Tozzi ci propone una riflessione sulla tecnologia del terzo millenio.

Luciano Gallino

Il lavoro non è una merce Contro la flessibilità

Laterza, Roma-Bari, 2009

Circa 8 milioni: sono gli italiani che hanno un lavoro instabile. Tra 5 e 6 milioni sono precari per legge, ossia lavorano con uno dei tanti contratti atipici che l’immaginazione del legislatore ha concepito negli ultimi quindici anni. Gli altri sono i precari al di fuori della legge, i lavoratori del sommerso. Come si è arrivati a queste cifre, perché le imprese chiedono la flessibilità del lavoro in misura sempre crescente, quali sono i costi umani che stiamo pagando e quali sarebbero i costi economici che il paese dovrebbe affrontare se si volesse davvero coniugare l’instabilità dell’occupazione con la sicurezza del reddito, cosa ha a che fare tutto questo con la globalizzazione, quali caratteristiche dovrebbe avere una politica del lavoro globale per essere davvero all’altezza delle reali dimensioni del problema. In queste pagine, l’accusa di Gallino: non solo non è giusto che il precariato sia merce di scambio dell’economia globalizzata, ma nemmeno intelligente per una società che voglia congiungere allo sviluppo economico lo sviluppo umano.

Mario Tozzi

Tecnobarocco Tecnologie inutili e altri disastri.

© 2015 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino.

La tecnologia del terzo millennio non aiuta gli uomini a migliorare la loro esistenza né a ridurre gli impatti sul pianeta. Non è semplice, né utile e nemmeno educativa. Essa, totalmente slegata dalla radice scientifica, è - invece - fine a se stessa, «barocca», dannosa e insostenibile da un punto di vista ambientale. Viene spesso usata per rimediare ai danni perpetrati da una tecnologia precedente, incrementa i profitti basati sui bisogni indotti, accelera l’obsolescenza di oggetti e macchine, è costosa, fa perdere tempo. Attraverso molti esempi Mario Tozzi dimostra l’inutilità di bizzarri marchingegni che riteniamo indispensabili - e di cui potremmo fare a meno. D’altro canto, egli sottolinea l’utilità di quella tecnologia semplice che ha rappresentato un vero miglioramento nelle condizioni della vita degli uomini senza compromettere l’ecosistema Terra. a cura di Andrea Lottini

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Le vostre ricette. Un menu per l'estate. A cura di Giuseppina Parentela



Con l’arrivo dell’estate sono a proporre tre ricette fresche e veloci da preparare.

Fusilli gioiosi al pesto

Per 4 persone

INGREDIENTI:

400 grammi di fusilli; otto pomodori San Marzano; 200 grammi di mozzarella; nove noci e 100 grammi di pinoli; 150 grammi di pesto già pronto; sale e olio quanto basta.

PREPARAZIONE:

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata; quando la pasta è cotta condire con il pesto e lasciarla raffreddare. Nel frattempo preparate i pomodori tagliati a piccoli pezzi, la mozzarella a cubetti, sminuzzate le noci. Condire mozzarella, pomodori con olio e sale a piacimento. Unite, alla pasta raffreddata, mozzarella, pomodori, noci e pinoli, aggiungere, se piace, peperoncino fresco e basilico. Lasciate riposare in frigo per 2 ore.

Frittatine golose estive.

Per 4 persone;

INGREDIENTI:

Otto uova; 200 grammi di tonno; 100 grammi di rucola; maionese quanto basta; 100 grammi di prosciutto cotto; 150 grammi di mozzarella; olio e sale quanto basta.

PREPARAZIONE:

Con le uova preparate 4 frittate di circa 20 25 centimetri di diametro. Quando le frittate sono fredde, disponetele sul piano di lavoro; in una ciotola mischiate maionese e tonno fino ad ottenere un composto cremoso. Passiamo a farcire le frittate: su una frittata stendere ilcomposto di tonno e maionese, arrotolate la frittata a formare un cilindro. Nella seconda frittata mettete la mozzarella tagliata a fettine e la rucola, arrotolate anche questa. Nella terza frittata mettete maionese e prosciutto cotto e arrotolate. La quarta frittata farcitela a vostro piacere. Chiudete ogni frittata nella carta stagnola e ponetele in frigo per 2 ore. Servitele tagliate a rotelline, di un centimetro e mezzo di spessore, ponendole su un piatto da portata. Consigli per altre farciture: asparagi, fagiolini, patate bollite e salumi vari.

Dessert alla fragola

INGREDIENTI:

Una confezione di pavesini; 250 grammi di fragole; 250 grammi di zucchero; 250 grammi di panna da montare.

PREPARAZIONE:

Tagliate a rotelline le fragole, aggiungete lo zucchero, mescolate e ponete le fragole in un colapasta, avendo cura di mettere sotto al colapasta un recipiente, lasciare riposare per 30 minuti. Trascorsi i 30 minuti schiacciate le fragole con un cucchiaio e fate scendere il succo nel recipiente; a questo punto dividete la polpa e il succo e montate la panna. Prendete i pavesini e bagnateli brevemente nel succo di fragola e andiamo a comkporli come segue: 1 - rivestire l’interno di un bicchiere con i pavesini, riempite il bicchiere con strati alternati di polpa di fragola e panna, finire con la panna, chiudete con pellicola trasparente e ponete nel congelatore 2 – In una teglia di alluminio fate uno strato di pavesini, uno strato di polpa di fragole, coprite con la panna e proseguite come sopra fino a riempire la teglia terminando con la panna, chiudete con la pellicola e ponete nel congelatore. Varianti: al posto delle fragole potete utilizzare: pesche, pere, e ananas sciroppati. Per gli adulti si consiglia di aggiungere al succo gin o limoncello.



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