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Il Circuito


ORGANO DI INFORMAZIONE SULLE PROBLEMATICHE DEI NON VEDENTI
periodico ufficiale della sezione provinciale di Bologna
dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
registrazione tribunale di Bologna n. 8206 del 22/09/2011.

ANNO II - NUMERO 3 Gennaio 2015

Direttore Responsabile: Daniela Corneo

Editore: Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti sezione di Bologna

Direzione ed Amministrazione:
via Dell'Oro 1, 40124 Bologna


Sito internet: www.uicbologna.it

Redazione:
Avola giuseppina, Balbo Irene

E-mail della redazione: redazione@uicbologna.it

Hanno collaborato al presente numero:
Lorenza Beltrami, Angela Delicata, Daniele Epifani, Gennaro Iorio, Rostislava Koumanova, Andrea Lottini, Mauro Marchesi, Giuseppina Parentela, Andrea Prantoni, Nerina Viozzi.

Gli articoli firmati pubblicati sul presente giornale esprimono l'opiniione del tutto personale dei loro Autori, la quale non coincide necessariamente con quella dell'Editore e della Redazione.
Ogni mancanza può comunque essere sanata




In questo numero. A cura della redazione



Con l’inizio del 2015 arriva nuovamente anche il circuito, con un numero sempre pieno di notizie e informazioni che ci aguriamo, siano utili e piacevoli alla lettura.

Partiamo come sempre dalle notizie dalla sezione e dalla sede centrale, proseguiamo con alcuni articoli scritti dai nostri soci e lettori: una mamma ci racconta della canoa praticata dal suo bimbo non vedente e un papà ci parla di un progetto per i ragazzi con pluriminorazione, , un nostro giovane socio ci descrive la sua esperienza con il free climbing, o per chi ama l’italiano, l’arrampicata libera, vi raccontiamo della nostra gita a Roma in occasione della giornata nazionale del cane guida, il nostro socio Gennaro Iorio ci parla brevemente di un corso di lettura espressiva tenutosi presso la nostra sezione ed infine Mauro marchesi ci spiega quale lavoro svolge e quali servizi eroga l’UNIVOC di Bologna. Concludiamo il breve excursus sulla scrittura per ciechi iniziato nel numero precedente e passiamo poi a tre articoli presi dalla stampa nazionale. Due ci riguardano da vicino: un film che ha al centro l’esperienza in India del nostro Felice tagliaferri, noto scultore non vedente e un meritato riconoscimento conferito dall’Università di Bologna al professor Andrea Canevaro, che tanto ha fatto per gli studenti disabili e per la loro integrazione nella scuola di tutti. Il terzo articolo, invece, è una sconfortante fotografia della situazione del lavoro per i ciechi italiani. Chiudiamo poi con le rubriche che tornano in ogni numero, viaggi, recensioni, ricette e da questa uscita una nuova rubrica proposta dalla nostra socia Nerina Viozzi, dedicata al racconto di un piccolo frammento di città a partire dai sentimenti e dalle sensazioni di chi ne vorrà scrivere.

Come sempre ringraziamo tutti coloro che hanno voluto collaborare e invitiamo anche gli altri nostri soci lettori a volersi unire al gruppo e a voler rendere questo circuito sempre più efficiente e ricco.



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Notizie dalla sezione. A cura di Andrea Prantoni



Negli ultimi mesi del 2014, oltre le attività di routine, evidenziamo i seguenti incontri:

Assieme alle associazioni della Consulta comunale superamento Handicap, abbiamo incontrato l’assessore Colombo e TIPER, per affrontare la questione della convalida dell’abbonamento, abbiamo evidenziato le difficoltà nell’individuare la posizione della macchinetta, nel verificare l’esito della convalida, perchè non sempre le macchinette emettono il beep di conferma. E’ stato evidenziato il problema dei disabili motori che salendo con le carrozzine al centro dell’autobus, non hanno la possibilità di raggiungere la macchinetta. TIPER ci ha comunicato che le sanzioni non partiranno da gennaio 2015, ha dato disponibilità a studiare, in fase di scrittura dei regolamenti, una modalità informatica per risolvere il problema, evidenziando al controllore che si tratta di disabile. Tutte le principali associazioni dei disabili convengono sul fatto che dobbiamo essere esonerati dalla convalida dell’abbonamento.

Nel mese di dicembre 2014 abbiamo incontrato i responsabili della salablu di Bologna, per discutere alcune criticità rilevate dai disabili visivi che usufruiscono del servizio di assistenza e per proporre alcune modifiche organizzative, necessarie con l’entrata a regime della stazione alta velocità.

  1. abbiamo evidenziato la necessità di definire altri punti d’incontro oltre la salablu, consigliando via Carracci, Piazza Medaglie D’Oro e il nuovo punto di fermata dei taxi;

  2. Abbiamo chiesto maggiore disponibilità degli operatori nell’accompagnare i disabili visivi a fare il biglietto, o al bar in caso di necessità;

  3. Si è affrontato anche il problema legato all’accompagnamento del disabile visivo alle fermate degli autobus. Per quanto attiene i punti 1 e 2 c’è stata massima disponibilità ad intraprendere tutte le iniziative organizzative per arrivare a una soluzione. Il punto 3 non può essere risolto localmente, perchè l’assicurazione copre gli operatori esclusivamente all’interno della stazione, ci siamo impegnati a portare, tramite la nostra sede centrale, la questione all’attenzione della direzione nazionale delle saleblu.

6 dicembre 2014, incontro con i soci. Il 6 dicembre 2014 si è svolto un incontro con i soci al quale hanno partecipato:

  • Mario Barbuto,, presidente nazionale dell’unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti che ci ha illustrato le azioni e le proposte che la categoria porterà all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica per fronteggiare al meglio la situazione socio-assistenziale di questi tempi difficili.
  • Emanuele Ceccarelli, esperto di lavoro e pensionistica della presidenza nazionale, per un approfondimento delle problematiche previdenziali dopo la riforma Fornero e per chiarire gli aspetti legati al nuovo ISEE.
  • Marcella Arduini dell’istituzioni Minguzzi che ha presentato il progetto SOStengo e le procedure, i requisiti e le modalità per avvalersi, da parte di chi ne ravvisasse la necessità, dell’Amministratore di sostegno per persone fragili, nell’ambito di questo innovativo progetto istituito dalla provincia di Bologna.

All’incontro hanno partecipato numerosi soci dimostrando molto interesse per gli argomenti trattati, in particolare per la pensionistica.

Al termine dell’incontro un gruppo di soci si è intrattenuto a pranzo con il Presidente Barbuto e il dott. Ceccarelli.

Giornata nazionale del cane guida Il 16 ottobre 2014, in occasione della giornata nazionale del cane guida, una folta delegazione della nostra sezione, con 5 cani, ha partecipato alla parata dimostrativa per le vie del Centro di Roma. La parata si è conclusa alla sede della Camera dei deputati, dove la Presidente Boldrini ha ricevuto una delegazione dell’UICI, composta da ciechi con il loro cane, guidati dal presidente Barbuto e dal suo cane Viola.

Barbuto ha rappresentato alla Presidente della Camera Boldrini, la situazione di ciechi e ipovedenti nella scuola, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni, le difficoltà dell’associazione, che in assenza dei finanziamenti previsti, non potrà garantire i servizi che eroga in sostituzione dello stato. Ha illustrato le difficoltà che incontrano ogni giorno i possessori di cane guida, difficoltà attribuibili sopratutto all’ignoranza della legislazione, che prevede che il cane guida può seguire il suo padrone in tutti i luoghi aperti al pubblico.

La presidente Boldrini si è intrattenuta amichevolmente con la delegazione e si è impegnata a sollecitare iniziative atte a favorire la soluzione dei problemi posti.

Ricordiamo i servizi che si offrono in sezione: Offerta con la compagnia di telefonia mobile WIND riservata ai Soci e ai loro familiari La scrivente sezione provinciale ha sottoscritto, con la compagnia di telefonia mobile WIND, un’offerta riservata ai Soci regolarmente iscritti e ai loro familiari.

L’offerta prevede quattro tipologie contrattuali, tutte con addebito diretto su conto corrente:

Ricaricabile smart, costo mensile Euro 7,08 - 400 minuti/mese nazionali verso tutti e 400 sms/mese;

Ricaricabile silver, costo mensile Euro 14,46 – 1000 minuti/mese nazionali verso tutti e 1000 sms/mese;

Ricaricabile unlimited, costo mensile Euro 19,28 – Minuti illimitati nazionali verso tutti – sms illimitati;

A consumo, verso tutti 3,7 cent/minuto nazionali verso tutti, 5 cent/sms. Tutti i costi si intendono con IVA al 22% inclusa. Tutte le tipologie contrattuali prevedono 2 GB/mese di internet veloce. L’offerta prevede la portabilità di contratti già in essere con ogni gestore, compresa la stessa WIND.

Per ogni informazione inerente la documentazione necessaria alla sottoscrizione dell’offerta gli interessati sono pregati di contattare gli uffici sezionali al numero 051/580102.

Si precisa che la sottoscrizione del contratto verrà svolta solo ed esclusivamente previo appuntamento.

Patronato Da marzo 2013, è attivo presso la sezione il servizio di patronato, ciò a seguito di un accordo nazionale tra UICI e ANMIL. Al servizio possono accedere i soci, i loro familiari e amici, in particolare per pratiche di invalidità, riconoscimento L.104, aggravamenti e richieste di liquidazione.

Informatica Si ricorda che, anche per il 2015, presso la sezione, si svolgeranno workshop di informatica, su varie tematiche in base alle esigenze espresse dalle persone interessate ad avvicinarsi al computer, al mondo degli smartphone, ad approfondire argomenti specifici. Per maggiori informazioni o per segnalare le proprie esigenze scrivere a poloinformatico@uicbologna.it o contattare gli uffici sezionali al 051–58–01–02.

Corsi braille: Da oltre 2 anni si svolgono presso la sezione corsi base di scrittura e lettura braille, rivolti in particolare alle insegnanti di sostegno e alle educatrici, i corsi hanno una durata di 20 ore, al termine, previo superamento di una verifica, viene rilasciato un attestato di frequenza. Ad oggi hanno partecipato 35 persone, in prevalenza educatrici. Su richiesta e previo colloquio orientativo, è possibile organizzare corsi di braille individuali, a persone che hanno perso la vista in età adulta.

Servizio di accompagnamento: Ricordiamo che presso la sezione è attivo, tramite i volontari del Servizio Civile Nazionale, il servizio di accompagnamento rivolto ai soci. E’ possibile utilizzare tale servizio per varie necessità: accompagnamento a visite, a sbrigare pratiche, a fare una passeggiata, a fare acquisti eccetera. Si ricorda di prenotare i servizi, quando possibile, con anticipo, per permettere alla segreteria di organizzare al meglio il servizio.



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Notizie dalla sede centrale. A cura di Irene Balbo



Tra i numerosi comunicati inviati dalla sede centrale, abbiamo selezionati queli ritenuti di interesse generale e di maggiore utilità.

Nel primo la sede centrale, avendo interpellato il Ministero delle infrastrutture e e dei trasporti, ci comunica che nel caso di auto intestate a persone cieche o ipovedenti, non è necessario segnalare nulla sul libretto di circolazione. Si consiglia di portare con sé copia della circolare del Ministero, reperibile online e copia del verbale che attesta l’invalidità dell’intestatario dell’auto, qualora si venisse fermati dalle forze dell’ordine.

Nel secondo invece l’INPS, sempre sollecitato da una richiesta di chiarimento UICI, specifica che un dipendente che usufruisca dei permessi ad ore in base alla legge 104/92 ha diritto ad ottenere i buoni pasto se supera le ore previste a tale scopo dal proprio contratto di lavoro.

Nel terzo si comunica che grazie al decreto semplificazione, i minori ciechi assoluti che già percepiscono indennità di accompagnamento, al compimento della maggiore età non dovranno più essere sottoposti ad accertamenti sanitari, ma dovranno solo presentari i documenti riguardanti il reddito per valutare il loro diritto alla pensione di ciechi civili che, come è noto, viene erogata in base alla situazione economica del disabile che ne ha diritto.

Segnaliamo un festival canoro organizzato dai Lions club di Cracovia, rivolto ad artisti disabili visivi, con le modalità di partecipazione.

Comunichiamo, infine, gli importi per le provvidenze (pensioni e assegni di accompagnamento) con relativi limiti di reddito, spettanti agli invalidi civili, ciechi parziali e assoluti e sordi, per l’anno 2015.

Circolare Protocollo 15513 del 10 luglio 2014 - Il Ministero Trasporti risponde all’Unione

Si fa seguito al comunicato n. 191 del 31 ottobre per tranquillizzare quanti, tra i minorati della vista, siano possessori di un veicolo, utilizzato da piu’ persone che prestano loro assistenza. In accoglimento alle nostre argomentazioni (rif. intervento UICI Presidenza Nazionale prot. n. 14126/2014 del 31/10/2014), il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha assicurato che per i veicoli intestati a privi della vista e per i veicoli al servizio dell’UICI – ONLUS non sussiste l’obbligo di modificare la carta di circolazione, con l’indicazione di un unico utilizzatore. Infatti, con lettera di riscontro prot. n. 24976 dello scorso 7 novembre, il Ministero ha chiarito quanto segue: . Possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo. In ogni caso, come gia’ consigliato, onde evitare contestazioni in sede di controlli su strada da parte dei competenti organi di polizia, si consiglia di avere sempre in auto, in copia, il verbale di riconoscimento della cecita’ attestante la grave disabilita’ fisica del proprietario, e la menzionata lettera di riscontro del Ministero.

OGGETTO: Permessi ex art. 33, commi 3 e 6, della Legge N. 104/1992 – Nuove istruzioni in merito alla maturazione del diritto all’erogazione del buono pasto

Si forniscono alcuni chiarimenti in merito al diritto del lavoratore dipendente in permesso Legge N. 104/1992 ad usufruire del buono pasto. L’INPS, con messaggio Hermes N. 5325 del 12 giugno 2014, aveva genericamente deciso di non erogare piu’ il buono pasto nei confronti del personale in assenza per permesso assistenziale ex Legge N. 104/1992. Questa Unione ha cosi’ rappresentato all’Istituto che una decisione sommaria avrebbe ingiustamente penalizzato chi, pur usufruendo del permesso orario di 2 ore o frazione di esso, avrebbe raggiunto, in ogni caso, il limite minimo di durata della propria attivita’ lavorativa prescritta contrattualmente (lettera prot. UICI N. 9440/2014 del 07/07/2014 – all.to 1). L’INPS, con parere prot. N. 0003.28/07/2014.0019475 in risposta al nostro intervento– all.to 2), ha sostanzialmente recepito le nostre argomentazioni, accogliendole, tanto da rappresentare quanto segue. Partendo da tali presupposti: * che i periodi di riposo ex Legge N. 104/1992 non possono configurarsi come attivita’ lavorativa effettivamente prestata, sebbene siano coperti da un’indennita’ economica e figurativamente valevoli ai fini previdenziali; * che il buono pasto non ha natura retributiva e non rappresenta un beneficio che viene attribuito di per sé, ma e’ finalizzato a consentire al dipendente, laddove non sia previsto un servizio mensa, la fruizione del pasto, i cui costi vengono assunti dall’amministrazione per assicurare allo stesso il benessere fisico necessario per la prosecuzione dell’attivita’ lavorativa (ad es. dal mattino, con prosecuzione nelle ore pomeridiane); * come rappresentato da questa Unione nel citato intervento, il fatto che i permessi assistenziali disciplinati dalla Legge N. 104/1992 hanno ragione di essere laddove si e’ in presenza di un soggetto riconosciuto in stato di gravita’ (art. 3, comma 3), sia esso lavoratore che li percepisce per se stesso sia esso familiare nei confronti del quale il lavoratore presta assistenza continuativa ed esclusiva.

L’INPS, Direzione centrale risorse umane, ha, quindi, confermato che (rif. prot. N. 0003.28/07/2014.0019475). Una risposta a beneficio dei tanti che ci chiedono delucidazioni su questo tema controverso e soprattutto di coloro, soprattutto per parte datoriale, che nutrono sull’argomento convinzioni non fondate sull’effettiva conoscenza dei nostri diritti e dei nostri interessi, che come Unione portiamo fermamente avanti.

Decreto semplificazioni – Misure per i minori invalidi

Si informa che il decreto semplificazioni (Decreto Legge N. 90 del 24/06/2014, convertito dalla Legge N. 114/2014) contiene varie misure nella direzione di uno snellimento del processo amministrativo, alcune delle quali interessano i soggetti minori gia’ disabili, che al compimento del diciottesimo anno di eta’ acquisiscano il diritto alla corresponsione di prestazioni economiche connesse alla maggiore eta’ (art. 25, commi 5 e 6).

Al riguardo, si fa presente quanto segue:

  • Minori titolari di indennita’ di frequenza (art. 25, comma 5) Indicazioni operative con messaggio INPS N. 6512 dell’8 agosto 2014 (allegato 1) Come e’ noto, per i minori titolari di indennita’ di frequenza l’erogazione della prestazione cessa al raggiungimento della maggiore eta’. Il Decreto Legge 90/2014 stabilisce che i minori, gia’ titolari di tale prestazione, che ritengano di possedere i requisiti per il diritto alle prestazioni economiche previste al compimento della maggiore eta’ (la pensione non riversibile a favore dei cittadini maggiorenni ciechi assoluti, le indennita’ per ciechi civili, l’assegno mensile di invalidita’, la indennita’ di comunicazione) possono presentare la relativa domanda entro sei mesi antecedenti al compimento della maggiore eta’. In tali casi, le relative prestazioni verranno erogate al raggiungimento del diciottesimo anno di eta’, in via provvisoria fino a che non saranno conclusi l’accertamento delle condizioni sanitarie e la presentazione del modello AP70 attestante il possesso dei requisiti socio-economici previsti dalla normativa vigente. Riepilogando: Per i minori titolari di indennita’ di frequenza resta fermo l’accertamento dei requisiti sanitari al compimento della maggiore eta’, per la percezione delle provvidenze a favore dei cittadini maggiorenni disabili.

  • Minori titolari di indennita’ di accompagnamento o di comunicazione (art. 25, comma 6) Indicazioni operative con messaggio INPS N. 7382 del 1° ottobre 2014 (allegato 2). Fino a prima dell’entrata in vigore del decreto semplificazioni, accadeva spesso che un minore titolare di indennita’ di accompagnamento per una grave disabilita’, anche se stabilizzata e ingravescente (ex DM 2 agosto 2007), era comunque costretto al compimento della maggiore eta’ ad una nuova valutazione sanitaria dell’invalidita’ (o cecita’ o sordita’), altrimenti all’interessato veniva revocata l’indennita’ e non concessa la pensione che spetterebbe come maggiorenne. A far data dal 24 giugno 2014, il Decreto Legge N. 90/2014 prevede che i minori invalidi civili (o ciechi assoluti o sordi) gia’ titolari di indennita’ di accompagnamento, al raggiungimento della maggiore eta’, avranno soluzione di continuita’ nel pagamento dell’indennita’ e contestualmente acquisiranno automaticamente il diritto alla pensione (ad es. la pensione non riversibile a favore dei cittadini maggiorenni ciechi assoluti), senza dover nuovamente essere sottoposti a ulteriori accertamenti per la permanenza dello stato invalidante; sara’ necessario, pero’, che gli interessati neomaggiorenni presentino, al raggiungimento del 18° anno di eta’, il modello AP70 per la verifica dei requisiti socio-reddituali. Riepilogando: Ai neomaggiorenni ciechi assoluti viene concesso l’esonero dall’accertamento dei requisiti sanitari, pur essendo tenuti in ogni caso a presentare tempestivamente, al raggiungimento del 18° anno di eta’, il modello AP70.

Nulla viene detto nei confronti dei minori ciechi parziali titolari di pensione ed indennita’ speciale, per i quali restano invariate le vigenti procedure sanitarie e amministrative per la permanenza dello stato invalidante.

II festival canoro internazionale per non vedenti organizzato dai Lions

I Lions Club di Cracovia (Polonia) annunciano la seconda edizione del “Lions World Song Festival for the Blind – Sounds from the Heart”, un festival canoro internazionale per non vedenti organizzato dai Lions, che si terra’ a Cracovia dal 12 al 14 novembre 2015. Possono partecipare alla selezione cantanti non professionisti con un buon livello artistico ciechi o ciechi parziali con un residuo visivo non superiore a 1/25. Per partecipare alla selezione e’ necessario presentare una canzone inedita di qualunque genere musicale che sia stata composta appositamente per il concorso. La durata della canzone non dovra’ superare i cinque minuti. Fondamentale requisito alla partecipazione e’ il sostegno di un club Lions, che dovra’ sottoscrivere il formulario di iscrizione insieme al candidato. Le spese del viaggio e di partecipazione (compreso vitto e alloggio) dei partecipanti selezionati sono a carico dei cantanti stessi e dei Club Lions che li sostengono (si veda il link http://lionsfestival.org/en/festival-fees per le spese di partecipazione). Insieme alla scheda di iscrizione, sara’ necessario inviare la canzone registrata su CD/DVD, il testo della canzone in originale (con l’indicazione degli autori del testo e della musica), la sua traduzione in inglese, una foto dell’aspirante partecipante e una sua breve scheda biografica. La scadenza per l’invio delle iscrizioni e’ il 31 maggio 2015. Per il regolamento completo, la scheda di iscrizione e per visionare i filmati della prima edizione del festival nel 2013 e’ possibile consultare il sito web: www.lionsfestival.org. Per chiedere ulteriori informazioni si prega di scrivere all’email festival2015@lionsfestival.org, e’ possibile porre i quesiti anche in italiano.

Pensioni di invalidità e limiti di reddito 2015

Le pensioni di invalidità civile aumenteranno dal mese di gennaio 2015, del 1,95 % per effetto del tasso d’inflazione programmato.

Come aumenteranno le pensioni?

Tipo pensione: Pensione inabilità (invalido civile totale)

Importo definitivo 2014: 278,91 €

Limiti di reddito definitivi 2014: 16.449,85 €

Importo Anno 2015: 279,75 €

Limiti di reddito Anno 2015: 16.532,10 €

Tipo pensione: Assegno mensile (invalido civile “parziale)

Importo definitivo 2014: 278,91 €

Limiti di reddito definitivi 2014: 4.790,76 €

Importo Anno 2015: 279,75 €

Limiti di reddito Anno 2015: 4.805,19 €

Tipo pensione: Indennità accompagnamento

Importo definitivo 2014: 504,07 €

Limiti di reddito definitivi 2014: nessuno Importo Anno 2015: 508,55 €

Limiti di reddito Anno 2015: nessuno

Tipo pensione: Pensione ciechi civili assoluti non ricoverati

Importo definitivo 2014: 301,62 €

Limiti di reddito definitivi 2014: 16.449,85 €

Importo Anno 2015: 302,53 €

Limiti di reddito Anno 2015: 16.532,10 €

Tipo pensione: Pensione ciechi civili assoluti ricoverati

Importo definitivo 2014: 278,91 €

Limiti di reddito definitivi 2014: 16.449,85 €

Importo Anno 2015: 279,75 €

Limiti di reddito Anno 2015: 16.532,10 €

Tipo pensione: Indennità accompagnamento (ciechi assoluti)

Importo definitivo 2014: 863,85 €

Limiti di reddito definitivi 2014: nessuno Importo Anno 2015: 880,70 €

Limiti di reddito Anno 2015: nessuno

Tipo pensione: Pensione ciechi ventesimisti

Importo definitivo 2014: 278,91 €

Limiti di reddito definitivi 2014: 16.449,85 €

Importo Anno 2015: 279,75 €

Limiti di reddito Anno 2015: 16.532,10 €

Tipo pensione: Indennità speciale ai ciechi parziali

Importo definitivo 2014: 200,04 €

Limiti di reddito definitivi 2014: nessuno Importo Anno 2015: 203,15 €

Limiti di reddito Anno 2015: nessuno

Tipo pensione: Assegno vitalizio ai ciechi decimisti

Importo definitivo 2014: 206,99 €

Limiti di reddito definitivi 2014: 7.908,64 €

Importo Anno 2015: 207,62 €

Limiti di reddito Anno 2015: 7.948,19 €

Tipo pensione: Pensione ai sordomuti

Importo definitivo 2014: 278,91 €

Limiti di reddito definitivi 2014: 16.449,85 €

Importo Anno 2015: 279,75 €

Limiti di reddito Anno 2015: 16.532,10 €

Tipo pensione: Indennità di comunicazione

Importo definitivo 2014: 251,22 €

Limiti di reddito definitivi 2014: nessuno Importo Anno 2015: 253,26 €

Limiti di reddito Anno 2015: nessuno

Tipo pensione: Indennità di frequenza

Importo definitivo 2014: 278,91 €

Limiti di reddito definitivi 2014: 4.790,76 €

Importo Anno 2015: 279,75 €

Limiti di reddito Anno 2015: 4.805,19 €

Tipo pensione: affetti da drepanocitosi (anemia falciforme) o talassemia major (morbo di

Cooley)

Importo definitivo 2014: 500,88 €

Limiti di reddito definitivi 2014: nessuno Importo anno 2015: 502.39 € limiti di reddito anno 2015: nessuno

A Cura di Irene Balbo



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Karim non vede. Ma in canoa è il più veloce. Di lorenza Beltrami



Karim e’ nato il 16/12/2004 ed è un bambino non vedente assoluto dalla nascita a causa di una MICROFTALMIA bilaterale con presenza di grosso COLOBOMA irideo-retinico bilaterale, inglobante anche gran parte del nervo ottico.

A parte questo Karim è un bambino molto curioso, solare, sereno e pieno di voglia di vivere come tutti i suoi coetanei.

Ora frequenta la 5 elementare con ottimo profitto. Quando Karim aveva 6 anni siamo venuti casualmente a conoscenza di “settimane verdi” estive che si svolgevano all’oasi naturale di Vigarano Pieve, a una quindicina di km da casa nostra, rivolte a 20 bambini dai 7 ai 12 anni, con la possibilità di inserire ogni settimana due bambini con diverse abilità . Nel corso della giornata venivano proposte ai bambini diverse attività, tra cui l’avvicinamento alla canoa, alla barca a vela, al tiro con l’arco e al divertimento imparando i giochi che facevano i nostri nonni ai tempi della loro infanzia.

Parlai con il presidente del canoa club Ferrara, che è importante CASP: centro di avviamento allo sport paralimpico, MAURO Borghi, commissario tecnico della nazionale di PARACANOA, per chiedere la possibilità di iscrivere Karim ai campi estivi e lui ne fu entusiasta.

Cosi’ da quell’anno, ogni estate Karim prende parte alle loro settimane verdi, divertendosi moltissimo in tutte le attività proposte.

Durante la terza estate, quindi nel 2013, Karim espresse il desiderio di iniziare un corso di canoa vero e proprio.

Qualche mese prima avevo fatto incontrare l’esperto di disabilità visiva STEFAN Von PRONDZINSKI e il presidente MAURO Borghi che da tanto tempo sentiva la necessità di approfondire le sue conoscenze sulla disabilità visiva.

Il presidente Borghi ne rimase entusiasta e da allora nacque una collaborazione fra loro che li ha visti scendere in campo in un corso di specializzazione rivolto agli istruttori di canoa.

Fino a quel momento le lezioni ai corsi si soffermavano su argomenti riguardanti solo altre disabilità.

La presenza di Stefan Von Prondzinski ha dato un tocco veramente interessante al corso e tutti gli iscritti ne sono rimasti positivamente colpiti.

Tra i corsisti era presente anche l’istruttrice del canoa club ferrara Giorgia Minzoni che aveva già conosciuto e lavorato con Karim durante i campi estivi. Approfittando del crescente interesse da parte di Karim per la canoa, Giorgia Minzoni ha potuto mettere in pratica gli utilissimi ed interessanti consigli esposti durante il corso da Stefan Von Prondziski.

Riporto di seguito la relazione di Giorgia Minzoni relativa al primo corso di canoa con Karim.

Ferrara 15 ottobre 2013 Relazione corso di canoa di base con Karim (9 anni non vedente)

Ho conosciuto Karim tre anni fa in seguito alla sua partecipazione alle “settimane verdi”, campi estivi riservati ai bambini/ragazzi organizzati dal Canoa Club Ferrara. Per tre estati consecutive, nella sua settimana di permanenza, Karim ha partecipato a tutte le attività proposte al campo, anche se, per quanto riguarda la canoa è sempre sceso in acqua in una canoa doppia assieme a un istruttore o in canoa singola senza allontanarsi troppo dalla riva.

Quest’anno Karim ha invece espresso la volontà di imparare ad andare in canoa da solo.

Abbiamo quindi iniziato un corso individuale costituito da 5 lezioni. Pur avendo ormai dimestichezza con il mezzo, ho deciso di partire da zero come se fosse la prima volta che Karim si approcciava alla canoa.

Ho fatto esplorare a Karim tutte le parti della canoa e della pagaia, toccando con mano ogni parte perché avesse una conoscenza tattile quanto più possibile completa dell’equipaggiamento e delle attrezzature.

Durante la prima lezione siamo rimasti alla spiaggetta con poca profondità di acqua dove gli ho insegnato a salire da solo in canoa utilizzando la pagaia appoggiata alla riva e il ribaltamento perché potesse imparare a destreggiarsi in caso di rovesciamento.

Il passo successivo è stato quello di insegnare a Karim la pagaiata. Mi sono seduta sulla canoa alle spalle di Karim e tenendogli la pagaia con le mani ho cercato di accompagnarlo nel movimento.

La difficoltà maggiore è stata quella di fargli mettere la pala perpendicolare all’acqua prima di entrare. Karim infatti per quanto riguarda la pala destra non aveva nessuna difficoltà, mentre per quella sinistra sussiste il problema.

La soluzione è stata quella di fargli utilizzare una pagaia con le pale con la stessa inclinazione, già in dotazione al club per un atleta della squadra di Paracanoa. Questo ha migliorato notevolmente la sua pagaiata evitando il pericolo di ribaltamento in caso di immersione della pagaia in modo scorretto.

Da questo momento Karim ogni volta che deve ripartire da fermo appoggia la pagaia sul pozzetto e con la mano destra controlla l’inclinazione della pala prima di impugnare definitivamente la pagaia. Questa soluzione ha permesso a Karim di pagaiare più tranquillamente senza doversi preoccupare di un eventuale ribaltamento per impugnatura errata della pagaia.

Successivamente abbiamo iniziato a percorrere tratti più lunghi durante i quali mi posizionavo davanti a lui parlando e Karim mi seguiva sentendo la voce.

Il passo successivo è stato quello di posizionarmi a distanza e farmi raggiungere con richiamo vocale continuo perchè potesse percepire la posizione da raggiungere. Mi sono però accorta che Karim per sentirmi meglio, girava il viso lateralmente per porgere l’orecchio al richiamo. Così facendo però con il solo spostamento del viso provocava lo sbandamento della canoa che non manteneva più la direzione in linea con l’obiettivo. (Nella pagaiata è sufficiente un lieve spostamento del tronco o della testa per fare si che la canoa prenda un’altra direzione).

A questo punto ho cercato di lavorare su questo aspetto per il quale Karim ha dimostrato discreti miglioramenti, soprattutto è in grado di percepire immediatamente quando la canoa inizia a cambiare direzione e a correggerla di conseguenza.

In ultimo ho lavorato posizionandomi in canoa dietro a Karim suggerendogli la direzione, questo anche in vista di eventuali sue partecipazioni a competizioni future dove è previsto che l’istruttore guida stia dietro all’atleta. In ogni lezione, pur mantenendo un obbiettivo da raggiungere ho sempre cercato di impostare il lavoro giocando molto.

Insieme abbiamo inventato filastrocche e canzoncine inerenti la canoa e le tattiche che doveva tenere a mente per pagaiare in modo corretto ( mani alte, braccia allungate verso la prua della canoa, pale della pagaia dritte…) che abbiamo cantato assieme durante le lezioni.

E visto che a Karim piaceva molto, abbiamo anche svolto le ultime lezioni alternando l’italiano all’inglese perchè imparasse la terminologia corretta della canoa e della pagaiata anche in un altra lingua.

Prima di concludere il corso abbiamo provato anche la canoa canadese, un tipo particolare di canoa a più posti. Abbiamo pagaiato a lungo non essendoci problemi di direzione poichè eravamo in canoa assieme.

Lavorare con Karim è stato personalmente un’esperienza molto arricchente e costruttiva. Per me si trattava della prima esperienza con un bambino non vedente e quindi nuova sotto ogni profilo.

Ho cercato così come mi è stato insegnato ai corsi di formazione, di utilizzare tutte le conoscenze ed esperienze in mio possesso, ma soprattutto il buon senso e la creatività che bisogna cercare di estrapolare ogni qual volta ci si trova a dover trattare casi di disabilità.

Con Karim tutto è avvenuto in modo molto naturale e spontaneo rendendo l’esperienza positiva sotto ogni profilo. Giorgia Minzoni Educatore sportivo CIP- istruttore Fick

Dopo una forzata pausa invernale , legata soprattutto agli impegni scolastici, nonché al nuoto e alle lezioni di musica, nell’estate 2014 Karim ha ripreso il corso di canoa, allenandosi con più tenacia, consapevolezza e volontà, ma soprattutto con tanto divertimento all’aria aperta, tra gli amici e gli altri atleti dell’oasi di Vigarano Pieve.

Questo gli ha dato la possibilità di partecipare a due competizioni: una regionale ai laghetti di Campogalliano, aggiudicandosi il titolo di campione regionale velocità 200 mt per la sua categoria ed il titolo di campione italiano PARACANOA nella specialità discesa B1 (2 km nel Po di Volano organizzato a Ferrara).

Karim e’ il secondo canoista agonista non vedente nella regione Emilia Romagna dopo la pluricampionessa italiana di slalom, ed è anche il più giovane, avendo soli 9 anni al momento del titolo tricolore.

“Per capire la difficoltà” , spiegano i tecnici a noi vedenti, “ provate a mettervi in canoa a occhi chiusi, ad affrontare il rollio dell’acqua, il vento, le onde. Per contro, Karim ha una sensibilità particolare nella pagaiata, l’equilibrio e la precisione del movimento. Lavorare con lui e’ gratificante”.

Dopo questa bella ed entusiasmante esperienza che, pensiamo, gli possa donare ulteriore fiducia e autostima, Karim ha avuto un ulteriore riconoscimento da parte del sindaco di Poggio Renatico, il nostro comune di residenza, il quale ha indetto una “giornata del merito” nel corso della quale sono stati riconosciuti, con la consegna di un bel diploma da parte delle autorità comunali e da Giorgio Bianchi del CONI , alla presenza della comunità poggese, tutti quei cittadini meritevoli che si sono contraddistinti in varie attività.

Per Karim, appunto, lo sport. Al di là dei titoli conquistati, pensiamo che rendere visibile la disabilità dei nostri ragazzi possa servire a far conoscere a tutti, nessuno escluso, quante abilità possa avere un disabile..



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Progetto Faccio io. A cura di Daniele Epifani



Lo sapevate che ci sono ciechi che non parlano, ciechi che non sentono, ciechi che non camminano, ciechi con disturbi dello spettro autistico, in generale ciechi con altre disabilità? Immagino di si, vero?

Bene, io sono il papà di una ragazzina, Elisa, che è non vedente, non parla e presenta disturbi pervasivi dello sviluppo. Causa di tutto questo è la Sindrome SOX2, una rarissima sindrome genetica, individuata su mia figlia grazie all’equipe di Neuropsichiatria Infantile e di Genetica del Policlinico universitario “Le Scotte” di Siena.

Vi chiederete a questo punto: ma come si educano/abilitano persone come Elisa? Il grande problema è proprio questo; le normali tecniche tiflologiche non funzionano con Elisa o meglio devono essere adattate a un quadro sicuramente unico e complesso; a titolo di esempio, basti pensare che Elisa comunica attraverso la lingua dei segni tattile.

Insomma, una sfida, quella della pluridisabilità, sicuramente difficile e complessa ma che può essere affrontata efficacemente se l’Unione saprà ascoltare, creare sinergia tra le migliori esperienze dei vari territori, indirizzare opportunamente le energie e le risorse a disposizione.

Una sfida, avanzata dal Comitato Genitori di bambini e ragazzi non vedenti e ipovedenti di Bologna e dell’Emilia-Romagna, a cui non si è sottratta l’Unione Italiana Ciechi dell’Emilia Romagna e di Bologna, in particolare nelle persone del Presidente Regionale Stefano Tortini e del Presidente di Bologna Andrea Prantoni.

Un merito particolare va sicuramente a Stefano Tortini che, a proposito di migliori esperienze dei vari territori, ha coinvolto Simona Roca e Sebastiano Presti, esperti di educazione e riabilitazione che in Lombardia stanno ottenendo risultati significativi sul tema della pluridisabilità.

La collaborazione tra UICI Emilia-Romagna, il Comitato Genitori, Simona Roca e Sebastiano Presti, ha consentito di realizzare un progetto che abbiamo chiamato “Faccio Io!”, cofinanziato da Irifor e dalle famiglie, che ha riguardato 5 bambini e che si è appena concluso con grande soddisfazione da parte di tutti.

Per raccontare il progetto abbiamo chiesto un contributo ai nostri due esperti Simona e Sebastiano, che trovate di seguito. Successivamente potete leggere come i genitori di Agnese (una piccola protagonista del progetto) hanno vissuto questa esperienza.

Per quanto riguarda Elisa, che soddisfazione nel vederla girare intorno al Cavazza con il suo nuovo bastone bianco, su strade che non conosce!

Da parte mia e dei genitori, un ringraziamento di cuore all’UICI regionale, all’Irifor, al Presidente Stefano Tortini e a Veronica Sirsi della Segreteria UICI regionale, ai nostri cari Simona e Sebastiano, nella speranza che il progetto possa continuare anche nel 2015, coinvolgendo anche altri bimbi e ampliando gli obiettivi.

Un caro saluto.

Daniele Epifani Comitato Genitori Emilia-Romagna e Bologna

—————————— 212;————— Da Simona Roca e Sebastiano Presti

Progetto “Faccio io”

Faccio io! Perché? Perché no? Faccio io, perché mi sento bene. Faccio io, perché voglio diventare grande. Faccio io, perché sono grande. Faccio io, perché ho bisogno di dimostrarti che posso fare da solo. Faccio io, perché qualcuno chiede che io faccia. Faccio io, perché provarci costa poco. Faccio io, perché la noia è terribile. Faccio io, perché sono capace. Faccio io, perché è economico. Faccio io, perché così tu puoi riposare. Faccio io, come mi riesce. Faccio io, perché se non faccio non imparo. Faccio io, perché “adesso tocca a me”. Faccio io, se mi insegni come fare…

E’ aspettativa e fine di chiunque desideri sentirsi protagonista attivo della vita sociale, agire per esercitare le proprie abilità e acquisire nuove competenze, incrementare capacità di autonomia personali e relazionali, compiere spostamenti intenzionali e sicuri.

Il progetto “Faccio io”, promosso dal comitato genitori e dal Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna, realizzato nel contesto dell’Istituto Cavazza di Bologna, è stato realizzato nel periodo da settembre a dicembre 2014. Il percorso, nei suoi otto incontri, ci ha fatto conoscere famiglie straordinarie, bambini/ragazzini entusiasti e un ente sensibile, intraprendente e disponibile ad aprirci le porte e a metterci a disposizione tutto l’occorrente affinché il nostro operato potesse essere quanto più efficace e proficuo possibile.

Grazie alla sinergia di tutti questi ingredienti l’intera esperienza ha potuto fornire a bambini, ragazzi e famiglie, spunti nuovi d’azione e di riflessione, consigli pratici e conferme positive rispetto al percorso di crescita nell’ambito del gioco basale, dell’Orientamento Mobilità e dell’Autonoma Personale.

I minori, beneficiari diretti del progetto, hanno contribuito con simpatia, fiducia e carica motivazionale ad affrontare contenuti e attività anche impegnative.

I percorsi, individuali e individualizzati, sono stati costruiti mediante il fondamentale e attivo contributo delle famiglie.

La presenza contemporanea dei due operatori ha consentito una proficua integrazione delle specificità professionali; inoltre, alcune attività svolte con la compresenza di più minori hanno permesso ulteriori spunti di intervento in termini di socialità, conoscenza reciproca, confronto sui vissuti e vicendevole arricchimento.

Il progetto “Faccio io” ha previsto porte aperte sia per i genitori sia per gli operatori - insegnanti, educatori e assistenti - che vivono quotidianamente al fianco dei bambini e dei ragazzi.

Li ringraziamo per aver partecipato alle proposte, per il contributo, lo scambio di feedback e la disponibilità forniti.

In considerazione del numero minimo di incontri, è stato possibile iniziare un lavoro volto a veicolare nuove modalità e contenuti nel contesto domiciliare, educativo e scolastico relativamente alle aree di intervento affrontate. I protagonisti diretti e indiretti del progetto hanno sperimentato strumenti, azioni concrete e metodologie operative utili per strutturare e affrontare ulteriori tappe di Autonomia Personale, di Orientamento e Mobilità nella quotidianità.

Il nostro auspicio è che si possa dare seguito a questa esperienza per consentire ai bambini/ragazzini coinvolti di poter proseguire in un percorso che ha trovato il loro consenso e li ha resi protagonisti di attività importanti per il loro futuro.

I nostri ringraziamenti conclusivi, vanno a tutti, a più livelli e molteplici motivi, sopratutto per aver offerto un’occasione utile a far emergere e declinare le possibilità esistenti anche nella sfera della pluridisabilità.

Per noi è stato un piacere poter affiancare le famiglie ed i loro figli in una fascia d’età così ricca di opportunità, motivazione e risorse.

Arrivederci a presto,

Dott.ssa Simona Roca Dott. Sebastiano Presti Tecnici dell’educazione e della riabilitazione in Orientamento Mobilità e Autonomia Personale per disabili visivi, specializzati nell’Intervento Precoce

Dai Genitori di Agnese Andreoli

La nostra bimba Agnese di 4 anni è stata una delle“ protagoniste” del progetto “Faccio io”.

Agnese si è dimostrata interessata e attiva nella partecipazione. Gli stimoli sempre diversi ma adeguati hanno fatto sì che la bimba potesse avere un ruolo attivo nelle attività gioco che venivano proposte e provare piacere nell’eseguirle.

Simona e Sebastiano sono stati: - attenti osservatori delle potenzialità e degli interessi di Agnese: da qui sono partiti per poi proporre giochi che la coinvolgessero e la facessero divertire

  • disponibili al confronto e a rispondere alle nostre richieste Questo percorso ci ha fatto riflettere su diversi aspetti:

  • quanto è importante “ fare esperienze” e lasciarle fare

  • fermarsi ad osservare

  • intervenire nel bisogno

  • avere fiducia nelle proprie capacità

  • comprendere le proprie risorse e i propri limiti

E’ stata un’esperienza preziosa che ci ha arricchito e ci ha fatto comprendere l’importanza di essere aiutati e sostenuti da professionisti capaci. Famiglia Andreoli

DAL PAPA’ DI ANDREA ARMEZZANI

I due istruttori, Simona e Sebastiano, semplicemente fantastici e preparatissimi. Veramente bravi a trovare il modo di interagire con Andrea, anche quando arrivava per niente ben disposto!

Ce l’hanno sempre fatta a trovare la maniera per renderlo partecipe ed interessato alle loro proposte di gioco o altro.

Ci hanno dato consigli utilissimi sia a noi genitori che alla maestra di sostegno che è riuscita a venire parecchie volte con noi, avida di spunti per relazionarsi al meglio con Andrea e imparare nuove attività e giochi da fare a scuola con i compagni.

Abbiamo appreso tante informazioni utili che ci hanno dato nuovi input per poter fare sempre di più e meglio con nostro figlio che, con i suoi tempi, a volte lunghissimi, apprende come una spugna e ci dà tantissime soddisfazioni.

Un grazie di cuore a Simona e Sebastiano, all’UICI e all’I.Ri.Fo.R. per questa bella e proficua esperienza, che speriamo vivamente in futuro di poter ripetere.



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Freeclimbing. Il divertimento è assicurato. Di Matteo Stefani



Si scrive freeclimbing e si pronuncia friclaimbing o, all’italiana, arrampicata sportiva e negli ultimi anni sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di giovani e di diversamente giovani.

Dalle montagne ha ormai preso piede nelle valli, nelle pianure, nelle città e nelle coste, insomma un po’ in ogni dove.

Infatti, al contrario dell’arrampicata alpinistica da cui deriva, per praticare questo sport basta una parete di roccia attrezzata alta alcuni metri oppure anche solo un masso oppure una struttura artificiale in legno o in pannelli in resina montata in qualsiasi ambiente sufficientemente alto come anche solo una palestra scolastica.

Ciò si spiega perché l’obiettivo di questo sport non è raggiungere la vetta di una montagna ma godere del semplice muoversi in verticale, della sensazione di libertà che esso provoca, dell’adrenalina che ti fa scorrere nelle vene, della soddisfazione che si prova dopo avere superato un punto della parete particolarmente difficile.

Tutte queste emozioni e forse anche qualcuna in più possono essere provate non solo da chi ha “due gambe e due braccia funzionanti e ci vede 10 decimi” ma anche da chi non risponde a questi requisiti.

Personalmente sono non vedente e pratico questo sport da più di sei anni. Me ne sono avvicinato mentre ero in vacanza in montagna con la mia famiglia: mio babbo mi spinse a provare ad arrampicare su un masso che si trovava a bordo del sentiero dove ci trovavamo.

Il masso non presentava grandi difficoltà nell’essere salito e perciò iniziai a gironzolarci sopra a quattro zampe; mi sentivo particolarmente a mio agio perché potevo vedere con le mani il terreno che mi circondava e muovermi sfruttando gli appigli che trovavo o che mi venivano indicati.

Paradossalmente scoprii come in arrampicata potevo muovermi in autonomia in un terreno sconosciuto con maggiore tranquillità rispetto a quando mi trovavo nella stessa situazione su due gambe, proprio perché qui potevo esplorare con le mani ciò che mi circondava.

Iniziando ad affrontare pareti più difficili l’assistenza di qualcuno che mi fornisse indicazioni divenne però fondamentale; restava il fatto comunque che per salire utilizzavo niente di più che la stessa attrezzatura di un arrampicatore qualunque: un imbrago e un paio di scarpette specifiche. Inoltre il fatto che ricevessi durante l’arrampicata delle indicazioni da una persona che rimaneva a terra, non mi sembrò strano perché, come presto imparai, in questo sport è una cosa normale per un principiante essere guidato a voce e anche perchè solitamente si va ad arrampicare almeno in due in quanto mentre uno sale l’altro “ti fa sicura” ovvero ” ti tiene la corda” a cui sei legato.

Chiaramente, come si può intuire, rispetto ad una persona vedente progredire in verticale non vedendo risulta più lento e faticoso in quanto ad ogni passo bisogna impiegare un tempo maggiore per cercare gli appoggi per i piedi e per le mani.

Questo sicuramente mi pesava: vedevo anche in questo campo come persone vedenti, con minore sforzo ed allenamento, riuscissero a salire su pareti più difficili di me.

Questa attività però mi provocava in ogni modo sempre un grande piacere: riuscivo sempre ad ottenere prestazioni personali migliori ed affrontavo sempre pareti nuove, più difficili e più strane: inclinate in fuori o parallele al pavimento, in cui dovevo agganciarmi letteralmente con un tallone quasi all’altezza delle mie mani, spigoli, diedri, pareti con pochi appigli, oppure cosparse di tanti appigli ma molto piccoli.

Iniziai anche ad allenarmi autonomamente senza l’aiuto di nessuno, recandomi in palestra per compiere alcuni esercizi al boulder (parete alta tre metri dove si sale senza corda in quanto è munita di un materassone posto sul pavimento).

Se mai avevo bisogno trovavo sempre qualcuno pronto ad aiutarmi ed a consigliarmi sul come salire in un determinato punto. Alcune volte poi ero io a dare consigli su come risolvere un particolare passaggio e così è nato un bel rapporto di scambio con altri arrampicatori.

Oltre a me hanno iniziato a frequentare la palestra altri miei amici non vedenti ed ipovedenti con cui abbiamo formato, insieme alla nostra guida ed allenatrice, una allegra ed agguerrita squadra che partecipa alle gare del circuito nazionale ed in parte anche a quello internazionale; la nostra esperienza è stata recentemente raccontata nel film documentario “ Vincersi” presentato a maggio al prestigioso festival internazionale del film di montagna di Trento.

A detta mia e dei miei amici l’arrampicata è uno sport che si presta particolarmente a chi ha la nostra disabilità perché, oltre ai motivi già detti, è estremamente sicuro, in particolare se si arrampica da secondi di cordata (essendo la corda già passata nella catena che si trova alla cima della parete, se si perde l’appiglio solitamente ci si stacca solo pochi centimetri); aiuta ad aumentare il tono muscolare, l’equilibrio, la manualità; la capacità di cercare oggetti su un piano; migliora la capacità di affrontare le difficoltà, tutte cose utilissime nella vita di tutti i giorni.

Per chi ne vuole sapere di più non resta che fare una prova; io e i miei amici frequentiamo la palestra del CUS Bologna che però attualmente verte in gravi difficoltà economiche per le quali non si conosce ancora bene il suo futuro nel 2015; altre palestre in città e provincia che hanno esperienza con disabili sono: CSI di Sasso Marconi, PGS Welcome Bologna, Up Urban Climbing.



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Silenzio. Si legge. Di Gennaro Iorio



Presso la nostra sezione provinciale si è chiuso a fine novembre il primo corso di dizione e lettura espressiva organizzato dalla cooperativa sociale “Bigbang Universo Accessibile”.

Il corso è stato guidato e coordinato dall’attrice e doppiatrice Margaret Collina.

Ha visto la partecipazione di 16 persone, vedenti, non vedenti ed ipovedenti.

Un gruppo che ha messo in pratica concretamente l’integrazione e questo è uno degli scopi della cooperativa e dell’UICI, quest’ultima da tanti anni impegnata su questa via. La voce può diventare uno strumento fondamentale per la propria crescita professionale ed umana: per chi ha problemi visivi saper utilizzare questo strumento è essenziale e può diventare una capacità da sfruttare sul mercato del lavoro.

Leggere ad alta voce è un arte e ,in questo, Margaret Collina è una magnifica interprete; poter trasformare uno scritto in voce e da questa in ascolto, condivisione rappresenta una delle più belle manifestazioni della cultura.

Questo corso aveva tra le sue finalità la promozione del codice braille; oggi troppo poco conosciuto da quelle persone che in esso hanno l’unica via di accesso al sapere.

Il braille si può leggere magnificamente ad alta voce, in tal modo quei puntini che a tanti fanno paura diventano racconti, riflessioni, favole da raccontare ai bimbi e da far ascoltare agli adulti che hanno dimenticato cosa significa esserlo.

Quindi, silenzio si legge!



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Giornata nazionale del cane guida. A Roma c’eravamo anche noi. Di Irene Balbo



Il 16 ottobre scorso alcuni soci della sezione di Bologna si sono recati a Roma, in occasione della giornata nazionale del cane guida per ciechi.

Ho avuto al mio fianco un cane guida per tanti anni e, grazie anche ad un gruppo di discussione che ho creato in internet, ho avuto molte volte occasione di vivere in prima persona o di conoscere, le difficoltà a cui si va incontro quando si decide di muoversi con un amico a quattro zampe. Spesso infatti è difficile far comprendere quale valore e quale importanza abbia per un cieco quello che da qualcuno può essere visto solo, nella migliore delle ipotesi, come un bell’animale.

Datori di lavoro, commercianti, tassisti, ristoratori, albergatori e spesso anche semplici passanti, possono provare fastidio nel contatto con un cane guida. Eppure esiste da anni una legge che tutela i cani guida e garantisce loro la possibilità di entrare in qualsiasi luogo o mezzo di trasporto aperto al pubblico.

Proprio per far conoscere tutto questo, per sensibilizzare l’opinione pubblica e le più alte cariche dello Stato, il Presidente Mario Barbuto ha proposto per quest’anno, per la prima volta, di festeggiare la ricorrenza del 16 ottobre tutti insieme con una parata umana e canina davanti a Montecitorio.

Accogliendo l’invito del Presidente e della sua cagnona Viola, a cui non si può dir di no, un manipolo di ciechi e cani, guidati dal Presidente Provinciale, Andrea Prantoni, ha invaso la stazione di Bologna ed è partito alla volta di Roma.

Ci ha accolti una città piena di sole e di calore. Con la metropolitana ci siamo recati in Via Borgognona, dove si trova la sede nazionale UICI, una zona molto bella di Roma, vicinissima a Piazza di Spagna, e ci siamo rifocillati.Panini e acqua per gli umani e forse qualcosa ci è scappato anche per i cani e poi tutti verso Montecitorio.

Il corteo, a dire il vero, è stato un po’ disordinato, ma sicuramente ha destato interesse e curiosità nei romani e nei tanti turisti che ci hanno visti. Inoltre tutti indossavamo una maglietta che rappresentava un cane guida che tenta di inseguire un taxi con und ivertente slogan che aveva lo scopo di far comprendere il ruolo prezioso di questi fantastici animali.

Giunti a Montecitorio alcuni di noi hanno avuto l’onore di essere accolti dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini. Io, in quanto membro della commissione nazionale cani-guida e moderatrice della lista cani-guida su yahoogroups, sono stata, con mia grande sorpresa, scelta tra i fortunati che sono entrati in Parlamento.

Accompagnata da pepa, la cagnona di mio marito gennaro, ho salito, insieme ad una decina di altre persone e cani, le grandi scale che portano nell’ufficio della presidente.

Siamo stati accolti con grande calore, ha voluto conoscere il nome di ogni cane e a tutti ha riservato una carezza, ci ha raccontato, prima di ascoltare il presidente barbuto, di avere avuto tanti cani da bambina e di amare molto questi animali.

Il presidente ed altri presenti hanno brevemente spiegato quali sono le difficoltà che incontrano le persone accompagnate da un cane guida, quale il lavoro prezioso di questi animali e molto brevemente il lavoro dell’UICI. L’incontro è stato breve, ma piacevole e cordiale. Il presidente Barbuto ha chiesto, senza successo, che la presidente scendesse ad incontrare gli altri partecipanti alla manifestazione, venuti da tutta Italia, maciò non è stato possibile.

Terminato l’incontro noi bolognesi ci siamo avviati verso la stazione, mentre la scuola cani guida di Messina ha tenuto una breve dimostrazione del lavoro dei cani guida attraverso simulazioni di percorsi ed ostacoli.

Questa manifestazione, che non è stata priva di problemi e difficoltà, è stata comunque un momento di grande convivialità e ha dato a tutti noi la possibilità di incontrare tante altre persone con il loro cane guida e di aumentare la visibilità delle nostre problematiche sia presso la popolazione, sia attraverso i mezzi di comunicazione.

Prima di chiudere questo resoconto vorrei davvero ringraziare tutti quelli che hanno deciso di sobbarcarsi la lunga giornata romana, i soci con i loro cani guida, chi è venuto per solidarietà e vicinanza, i volontari del servizio civile, gli accompagnatori a due zampe e ovviamente quelli a quattro zampe che sono stati, come sempre, encomiabili e genorosi.

Auspico, per il prossimo anno, una nuova manifestazione, migliorata dalla correzione di errori commessi sicuramente quest’anno, magari pensata in modo diverso, ma che sia animata dallo stesso entusiasmo e spirito di servizio, che è quello che caratterizza ogni giorno i nostri angeli con la coda.



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Univoc a Bologna. Un ventennio vissuto sul territorio. Di Mauro Marchesi



Da circa un ventennio, a Bologna, esiste l’UNIVoc, associazione di volontariato che si occupa di andare incontro alle esigenze quotidiane dei non vedenti della provincia, ma non solo.

L’U.N.VO.C. del capoluogo felsineo sta vivendo, nonostante il periodo socioeconomico davvero critico, un periodo di grandissima attività e, con i suoi volontari, oggi più che mai, è presente sul territorio per arrivare laddove le difficoltà di ogni giorno, non consentono una serena quotidianità a chi se la deve vedere con il disagio causato da un deficit sensoriale come la disabilità visiva.

Ogni giorno, previa apposita prenotazione, i disabili visivi possono avvalersi dell’aiuto di quei volontari che mettono a disposizione il loro tempo per sbrigare faccende altrimenti complesse per chi non vede e, lo diciamo con orgoglio, proprio l’ultimo periodo ha visto la partecipazione a questo progetto di tante risorse giovani che, attraverso il nostro sito, sono venute a conoscenza della nostra mission.

Ci piace sottolineare come gli interventi che vengono effettuati dai nostri operatori non siano un qualcosa di semplicemente assistenziale, ma che diventa, nella maggior parte dei casi, un’occasione di scambio, di arricchimento, tra utente e volontario.

Tale dinamica, infatti, consente a chi richiede un servizio, di entrare in contatto con realtà giovani, dinamiche e fresche, mentre per chi si offre per dare una mano, ecco arrivare l’occasione di rendersi conto di come la vita di tutti i giorni di chi non vede sia, in buona sostanza, quella che vivono tutti.

Integrazione sociale, voglia di essere nel mondo di tutti, darsi una mano per vivere meglio…

"L’associazione è nata per volontà dell’allora presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti, Tommaso Daniele, che spinse fortemente per fondare questa realtà. Nacque a Perugia con una serie di soci fondatori nel 1992, subito dopo l’emanazione della legge nazionale sul volontariato. L’intuizione di Tommaso Daniele fu quella di creare l’U.N.I.Vo.C. al fianco dell’Unione per evitare che altri, dotati di minori competenze, potessero occupare gli spazi sul volontariato per i non vedenti.

Ecco cos’è Univoc Bologna da un ventennio, all’ombra delle due torri!

Venite a trovarci su:

www.univocbologna.it e potrete capire molto meglio qual’è lo scopo dei nostri volontari e dei nostri associati! Per contattarci: info@univocbologna.it telefono e fax: 051 33 49 67 Presidente Prof. Mauro Marchesi. cellulare: 366 1097221



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Andrea Canevaro.Nominato professore emerito dell’alma mater. Di Ambra Notari



Redattore Sociale del 24–10–2014

Tra i maggiori esponenti della pedagogia a livello mondiale, Canevaro, una vita accademica legata a doppio filo all’ateneo bolognese, martedì 28 ottobre ha ricevuto il prestigioso diploma dal Magnifico Rettore Ivano Dionigi insieme ad altri 32 colleghi.

BOLOGNA. C’è anche Andrea Canevaro, studioso di prestigio internazionale, da sempre impegnato sul fronte dell’inclusione scolastica, tra i 32 docenti dell’Ateneo bolognese che martedì 28 ottobre hanno ricevuto dal Magnifico Rettore Ivano Dionigi il diploma di professore emerito. Pedagogista di fama mondiale, è uno dei principali studiosi italiani da sempre impegnati sul fronte dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, ‘con’ loro e mai ‘per’ loro. “La diversità è necessaria. Non è sensato che io consideri significativo unicamente ciò che è tale per me. È bene che io apprenda anche ciò che è significativo per gli altri: con la tecnologia moderna l’uomo ha un eccesso di potere. Non può più pensare in termini narcisistici, ha bisogno delle diversità, di rapportarsi a una realtà plurale”, ha raccontato alcuni anni fa. Recentemente, in un’intervista ha identificato 5 parole a lui care: ‘incontri’, ‘percorsi’, ‘accompagnare’, ‘progettare’ e ‘ricordare’, la summa del suo lavoro. Grazie a un impegno quotidiano, ha contribuito allo sviluppo del pensiero sui temi della disabilità, delle differenze e dei sistemi educativi a livello nazionale ed europeo. Ha collaborato con i servizi scolastici ed educativi nella sperimentazione dei primi percorsi di inserimento scolastico dei bambini con disabilità nelle scuole d’infanzia, con un’attenzione particolare al ruolo di insegnanti e dirigenti. Ha accompagnato il mondo dell’associazionismo e della cooperazione sociale nella progettazione e nella costruzione di realtà di accoglienza e di inclusione sociale, educativa e occupazionale, perché tutti i bambini potessero trovare un proprio percorso, valorizzando le peculiarità e potenzialità di ognuno.

Classe 1939, Canevaro è laureato in Lettere e Filosofia. A 34 anni gli è stato affidato l’insegnamento di Pedagogia Speciale presso la Facoltà di Magistero, divenuta successivamente Facoltà di Scienza della formazione, nell’Università di Bologna. Dal 2002 è stato nominato delegato del Rettore dell’Ateneo per gli studenti disabili. Ha al suo attivo diverse missioni di cooperazione internazionale nelle regioni balcaniche, nella regione africana dei Grandi Laghi, in Bielorussia e in Cambogia e coordina il gruppo tecnico-scientifico del progetto di tutela e reinserimento di minori con disabilità fisiche e psichiche e promozione di imprenditorialità sociale in Bosnia-Erzegovina. Dal 2006 è componente della Commissione tecnico-scientifica dell’Osservatorio per l’integrazione dei disabili del Miur. Tiene corsi di Pedagogia speciale per la Facoltà di Scienze della formazione nelle sedi dell’Ateneo di Bologna e di Rimini.

Insieme con Canevaro, hanno ricevuto il diploma, tra gli altri, il giurista e politico Augusto Antonio Barbera; il politologo Gianfranco Pasquino; Fabio Roversi Monaco, giurista e accademico; Marco Cammelli, giurista e presidente della Fondazione del Monte. (ambra notari)



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Silvio Soldini fa il bis. Continuo a raccontare i talenti al buio. Di Alessandra Deluca



Avvenire del 24–10–2014

Con il suo documentario Per altri occhi Silvio Soldini aveva intrapreso un affascinante viaggio nel mondo dei non vedenti smontando luoghi comuni sulla disabilità, scoprendo e mostrandoci le straordinarie esperienze umane e professionali vissute dal suo manipolo di ciechi dediti a quotidiane avventure e a missioni solo apparentemente impossibili come sciare, suonare, scolpire, fotografare, andare in barca a vela.

Di nuovo in coppia con il documentarista Giorgio Garini, il regista milanese torna ad esplorare con la stessa meraviglia il medesimo universo, questa volta grazie alla Cbm Italia, Organizzazione non governativa diretta in Italia da Massimo Maggio, che si propone di sconfiggere le forme evitabili di cecità e di disabilità fisica e mentale nei paesi in via di sviluppo, senza distinzioni di razza, sesso e religione. E che ha promosso la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi Apriamo gli occhi.

Così Soldini, realizzando uno spin-off dal suo precedente lavoro, ha seguito in India uno dei personaggi che ci aveva mostrato in Per altri occhi, lo scultore non vedente, Felice Tagliaferri, ambasciatore di Cbm da diversi anni, facendolo diventare protagonista di un nuovo documentario, Un albero indiano, che con sguardo asciutto e affettuoso, puntuale e poetico, racconta il lavoro svolto dall’artista alla Bethany School di Shillong, nell’India nord-orientale, dove quindici bambini e altrettanti insegnanti lo attendevano per imparare l’arte della lavorazione della creta e realizzare in due settimane un’opera comune, un albero, nella quale ognuno aveva la possibilità di esprimere la propria creatività. Perché, come dice Tagliaferri, «non esistono gli abili e i disabili, tutti hanno disabilità e tutti possono trovare le proprie abilità e fare il passo più lungo nella gamba, senza paura, osando quello che sembra impossibile.

Per questo la scultura che abbiamo realizzato insieme è un albero. Un albero morto che in cima sorregge però un nido dalle uova schiuse, un simbolo di speranza e rinascita per tutti i bambini in difficoltà». Tutto è cominciato quando, all’indomani di Per altri occhi, Felice ha allestito una mostra delle sue sculture a Milano. Il direttore di Cbm l’ha incontrato per proporgli un’altra avventura nel mondo del cinema, ancora una volta con Soldini e Garini. «È stata una grande esperienza umana – commenta Soldini – e Felice ci ha insegnato tante cose.

Attraverso il cinema documentario è possibile entrare in mondi sconosciuti, inaccessibili alla maggior parte delle persone. E il bagaglio di esperienze accumulate è importante per poter ricostruire, quando invece ci si dedica alla finzione, il mondo adatto alla storia che si vuole raccontare.

Per la prima volta ho girato in prima persona, sono diventato tutt’uno con il mezzo che avevo sulla spalla e ho scritto il film guardando ». «Filmare persone che non ti vedono – aggiunge Garini – è una vera sfida. Se da una parte puoi contare sulla tua invisibilità e quindi sulla totale naturalezza e spontaneità di chi fotografi, dall’altra però devi essere sempre pronto a seguirli. Per noi lavorare con Felice è stata una continua sorpresa».

Ma il film, che è stato presentato al cinema Lumière di Bologna e poi proseguirà il suo percorso nei cinema italiani, mostra non solo il lavoro di Tagliaferri con i bambini non vedenti, ma anche la sua personale scoperta dell’India, un paese dalle barriere architettoniche, anche naturali, assai più insidiose. «

È stato fantastico andare in giro con Felice – dice ancora Soldini – ti fa notare cose alle quali chi vede non presta più attenzione. Con lui abbiamo scoperto un paese fatto di suoni e profumi».



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Lavoratori Ciechi. Vita difficile. In calo costante i lavori tradizionali . Da superabile.it



SuperAbile.it del 01–11–2014

Relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 68/99. Nelle liste circa 2.000 persone non vedenti, nel 2013 ci sono stati appena 47 avviamenti. Cifre in calo anche per gli elenchi speciali: fra i centralinisti 86 avviamenti al lavoro nel corso dell’ultimo anno.

ROMA. Centralinisti in calo costante, masso fisioterapisti più unici che rari, avviamenti generali ai minimi termini. Non ci sono note positive per i non vedenti nella Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legislazione per favorire il lavoro alle persone disabili: dati tutti in calo. I servizi provinciali hanno segnalato la presenza di 1.844 iscritti non vedenti nelle liste al 31 dicembre 2012 (0,3% del totale) e 1.954 nel 2013 (0,3%). Il numero più grande si trova al sud e nelle isole: sono il 46% di tutti i non vedenti nel 2012 e il 39% nel 2013.

Gli andamenti delle iscrizioni nel corso dell’anno, per questa specifica tipologia di persone con disabilità, segnalano 300 nuovi iscritti in Italia nel 2012, con un leggero incremento, fino a 318, nell’anno seguente (Figura 27). Le nuove iscrizioni (o reinscrizioni) hanno interessato principalmente il Nord ovest (107 non vedenti, pari al 36% del totale) e il Sud e isole (91 iscrizioni, pari al 35%) nel 2012. L’annualità successiva inverte le medesime due aree interessate come volume di nuove iscrizioni.

Gli avviamenti delle persone non vedenti riportati dai servizi competenti sono 83 nel 2012, di cui il 43% circa donne (Tabella 18). Il tasso maggiore di avviamenti è nel Nord ovest (42,2%) con una percentuale di donne del 54%. Il numero di inserimenti lavorativi si riduce significativamente nel 2013, scendendo a 47 avviamenti complessivi, il 51% dei quali interessa le donne. Le sole regioni del Centro Italia mantengono valori analoghi per il biennio.

Al di là della legge 68/99, la legislazione attuale prevede la presenza di un collocamento bbligatorio per i centralinisti telefonici non vedenti, i massaggiatori e massofisioterapisti ciechi e i terapisti della riabilitazione non vedenti. All’Albo Professionale Nazionale dei centralinisti telefonici privi della vista, (legge 113/1985) erano iscritti - a fine 2012 - 1.154 persone non vedenti, di cui il 43% sono donne. Nel 2013 gli iscritti sono 1.191, di cui il 42% donne. I nuovi iscritti sono stati 310 nel 2012 e 372 nel 2013.

Il biennio riporta un numero di avviamenti di centralinisti telefonici non vedenti e qualifiche equipollenti inferiore rispetto alle due annualità precedenti. Se, infatti, i dati riferiti al periodo 2010–2011 dichiaravano un totale di 406 avviamenti (284 nel primo anno e 122 nel secondo), la cifra complessiva per il successivo biennio è di 189 totali, suddivisi in 103 nel 2012 e 86 nel 2013. Gli inserimenti hanno riguardato imprese dislocate prevalentemente nel Centro sud e la modalità di avviamento principale è costituita dalla chiamata numerica per entrambe le annualità.

I privi della vista in possesso del diploma di massaggiatore o di masso fisioterapista conseguito presso una scuola di massaggio o di massofisioterapia speciale per ciechi, autorizzata dal Ministero della sanità possono iscriversi all’Albo professionale nazionale e possono essere assunti nelle categoria protette da ospedali, case di cura, centri di riabilitazione. Nel biennio 2012 - 2013 sono stati segnalati 12 avviamenti lavorativi di massaggiatori, massofisioterapisti e terapisti della riabilitazione non vedenti, per la maggioranza uomini. La modalità di inserimento prevalente è la chiamata numerica (10 su 12).



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I sistemi di scrittura per ciechi. Seconda parte. A Cura di Angela Delicata



Il concetto di cecità

E’ opportuno rilevare che il concetto di cecità si è modificato nel tempo. Nelle considerazioni generali, oltre ai ciechi assoluti, vanno inclusi anche i soggetti con una forte minorazione visiva.

Premesso ciò, si può affermare che la cecità non è solo fisica, ma anche storico-sociale. Si può affermare che sono le prestazioni richieste ad un individuo a manifestare determinati problemi. Sono le strutture economiche e sociali, con le loro evoluzioni tecniche, che richiedono prestazioni sempre più elevate e differenziate. E’ utile ricordare che nel periodo di Valentin Haüy, avveniva la radicale trasformazione della società, da agricola e artigianale a industriale, una trasformazione che emarginava ancor più il non vedente che, fino ad allora, aveva alcune occasioni di lavoro nei campi e nell’artigianato minore

Il problema del lavoro si poneva al primo posto, venivano esclusi gli inabili, poiché si richiedevano prestazioni sensoriali diverse ed elevate.

Esisteva ulteriore motivo nella diffusione della cultura, non si aveva certo in quel periodo una cultura di massa. Chi non possedeva una certa base culturale non aveva nemmeno i mezzi per far sentire la propria voce ed ecco l’esigenza per i non vedenti di appropriarsi della cultura, per fame e come strumento di rinascita sociale.

Il metodo di lettura di Valentin Haüy ed il successivo sistema di punteggio di Ballù, non avevano risolto definitivamente il problema dell’educazione dei non vedenti. A parte il fatto che il cieco potesse solo leggere, i libri erano pochi e per difficoltà pratiche, come già accennato erano molto ingombranti e pesavano sei sette kilogrammi. Inoltre, la velocità di lettura era comunque bassissima.

Terza parte L’avvento del sistema Braille

Louis Braille inventò un ingegnoso sistema di scrittura in rilievo, a puntini, che porta il suo nome e che ha una perfetta aderenza alle esigenze del tatto. Nacque nel 1809 in Francia, divenne accidentalmente cieco all’età di tre anni, fu ricoverato all’Istituto per ciechi di Parigi, studiò musica e divenne un abile organista e insegnante presso lo stesso istituto.

Questo metodo consiste in una tavoletta metallica con piccole caselle, aperture rettangolari allineate, ognuna rappresenta lo spazio occupato da un carattere. Si pone la tavoletta su un foglio di carta spesso, con un punteruolo ed attraverso le caselle si incidono sul foglio i puntini.

I puntini, da uno a sei, diversamente combinati in ciascuna casella, rappresentano le lettere dell’alfabeto, i segni ortografici, le cifre, le annotazioni musicali. Scorrendo con i polpastrelli delle dita le linee dei puntini tracciati sul foglio, il cieco legge per mezzo delle sensazioni tattili.

Il sistema Braille è probabilmente il perfezionamento di una «scrittura notturna» inventata da un ufficiale dell’esercito napoleonico, Barbier, che se ne serviva per evitare fuochi notturni per la lettura e per avere un codice segreto sconosciuto al nemico. Pare anche che Barbier, venuto a conoscenza del sistema per ciechi, volle conoscere il metodo Braille e ne riconobbe la superiorità rispetto al suo.

La scrittura Braille, pur rappresentando una scoperta eccezionale, non fu subito accettata negli istituti, poiché questi erano diretti da vedenti che non volevano imparare una nuova scrittura, né vedevano la utilità pratica nei confronti di quella di Haüy. Il Braille per questo si impose con difficoltà a Parigi e molto lentamente presso gli altri Istituti europei ed extraeuropei. Nel 1865 a Milano, ad esempio, venne accettato con entusiasmo dagli allievi, ma non dai loro insegnanti. In seguito a ciò gli allievi italiani invitarono gli studenti francesi ad inviar loro lettere scritte in Braille, costringendo così gli insegnanti vedenti a ricorrere al loro aiuto per decifrarle.

Il metodo Braille in Inghilterra fece la sua comparsa verso il 1868. I Tedeschi lo sottoposero a lunghi studi prima di adottarlo definitivamente. Negli Stati Uniti, prima del Braille, si fece uso del Sistema del Punto, o Sistema di New York, composto di tre file verticali di due punti.

Oggi il Braille è l’unico sistema di scrittura e lettura per ciechi diffuso in tutto il mondo, l’U.N.E.S.C.O. ha un comitato apposito con il compito di adattarlo a tutte le lingue. Anche in Cina è stato adottato facendo corrispondere i segni Braille non agli ideogrammi, ma ai suoni da essi rappresentati.

Quarta parte Conclusioni.

Prima di concludere, non è da trascurare un curioso sistema di lettura per ciechi, inventato nel 1847 dal dottor William Moon di Brighton. Questo sistema, poco conosciuto e poco usato fuori dall’Inghilterra, ha una particolarità: consente in qualche misura un controllo da parte del vedente della lettura del non vedente, senza che il vedente debba imparare un nuovo codice. Moon in realtà semplificò l’alfabeto, riducendo alcune lettere a linee essenziali, eliminando segni superflui, ma mantenendo di questi le caratteristiche essenziali, tali da non poter essere confuse.

Moon aveva capito che il tatto riconosce più facilmente e più velocemente i caratteri semplici, divise quindi l’alfabeto in tre serie di lettere: la prima serie era composta da otto lettere romane inalterate nella forma; la seconda serie comprendeva tredici lettere, con parti essenziali o più piccole di queste, e la terza serie aveva cinque forme completamente nuove. Per facilitare l’apprendimento tutti i caratteri, eccetto sei, erano ordinati in gruppi. Tutte le lettere naturalmente sono in rilievo, come nel sistema di Haüy.

Le particolarità di questo strano codice sono essenzialmente due: la prima consiste nel tentativo giusto, ma indubbiamente scarso da un punto di vista pratico, di aver indirizzato la ricerca verso un sistema che tenesse conto delle caratteristiche del tatto e della vista, alla ricerca di una forma intermedia e accessibile contemporaneamente ai due sensi. Il risultato doveva essere un alfabeto che consentisse a vedenti e non vedenti una lettura senza dover imparare nuovi codici specifici. I risultati, per la lentezza di lettura e per la macchinosità di riproduzione, non furono naturalmente eccezionali.

Il secondo aspetto particolare da rilevare è l’aver compreso che il tatto riconosce meglio le forme semplificate, non ridondanti, e quindi ogni qualvolta si deve riportare qualcosa in rilievo, perché il non vedente la comprenda, si deve semplificare al massimo, riproducendo solo le linee essenziali dei caratteri.

Articolo tratto da:

www.azzabraille.com



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I vostri viaggi. Puglia imperiale. Di Nerina Viozzi



In questo viaggio eravamo in quattro, c’era chi leggeva, chi raccontava, chi ascoltava, ed io prendevo appunti alla sera sul mio computer. È una cronaca senza pretese, ma il viaggio è stato più che piacevole ed è stato compiuto a settembre 2013.

Città visitate: Lucèra, Andria, (luogo di soggiorno per tutto il tempo del viaggio), Barletta, Trani, Bisceglie, Nolfetta, Giovinazzo, Melfi, Canosa, Manfredonia, Monte sant’Angelo.

In ogni località è ricorrente la cattedrale o basilica e castello di origine normanna con interventi ed impronte di Federico secondo e più tardi degli angioini ed aragonesi.

Lucèra città e nome di origine preromana. Nel tempo ha avuto importanza variabile, fu anche capoluogo regionale. Il maggior monumento è la fortezza di origine normanna, di cui rimangono le mura perimetrali ed alcune torri, ed ai suoi tempi, all’interno di essa, Federico secondo costruì il suo palazzo, del quale rimangono i ruderi.

Nel centro storico restano bei palazzi tra cui uno di fronte al duomo del 1600. In una tavola calda nei pressi abbiamo consumato il primo pasto pugliese.

Andria, luogo del nostro soggiorno pugliese nell’albergo dei pini, con discreta colazione all’italiana ma con problemi alla doccia in una delle nostre camere.

Cittadina gradevole nel cui territorio sorge il “castel del monte” la cui mole si staglia alla sommità di un colle e da cui si gode la vista delle murge.

Fu costruito da Federico secondo nel 1240; ha una particolare pianta ottagonale con ai lati altrettanti torrioni ottagonali. é considerato il più bel castello di caccia d’Europa ed è in puro stile gotico dell’Italia meridionale.

All’interno e all’esterno è ricorrente il numero 8, nei lati e negli spazi secondo caratteristiche esoteriche.. Non venne mai utilizzato ad uso caccia ma Federico secondo ne fece luogo di incontro con scienziati, letterati e poeti.

Proseguiamo per Minervino murge, piccolo centro sulla cresta del colle, la cui via centrale troviamo ricca di luminarie per la festa di san Michele arcangelo, patrono del paese.

Nel centro storico municipio e duomo. Verso le 17 siamo a Canosa di Puglia, nella piazza principale il duomo ed il mausoleo di Boemondo primo di Antiochia, risalente al dodicesimo secolo, personaggio di rilievo nella prima crociata.

Barletta antico porto di Canosa romana, assunse importanza nel medioevo anche per i crociati in partenza per la Palestina e famosa per la disfida di Barletta tra 13 francesi comandati da Charles de la motte e 13 italiani comandati da Ettore Fieramosca.

Il nucleo originario del castello è normanno, l’attuale è stato realizzato da Carlo quinto a partire dal 1532. La cattedrale Santa Maria Maggiore è ai limiti del centro storico come il castello.

La chiesa è frutto di stratificazioni successive, dal paleocristiano alle absidi gotiche rivolte verso il castello, il campanile è romanico..

Il centro storico è medioevale, la chiesa del Santo Sepolcro, più in basso del livello stradale odierno, è della fine del dodicesimo secolo in forme gotico borgognone; di fianco alla chiesa la statua del cosiddetto “colosso di Barletta”.

Palazzo della marra, esempio di architettura barocca in puglia, già dimora di importanti famiglie aristocratiche ora adibito a pinacoteca e mostre temporanee. poco distante la cantina della sfida, luogo in cui, durante un banchetto, avvenne l’offesa che portò alla disfida di Barletta.

Porta marina, unica rimanente delle antiche porte che cingevano la città; qui abbiamo gustato del buon pesce fritto..

A Trani, il castello e la cattedrale si guardano e racchiudono una piazza bellissima in riva al mare, detta la perla dell’adriatico..

La cattedrale in romanico pugliese dedicata a san Nicola pellegrino, costruita con la cosiddetta pietra di Trani di color rosa chiaro, quasi bianco, è su tre livelli: un ipogeo , due cripte e la chiesa superiore con doppia scalinata esterna. Sul lato destro uno slanciato campanile romanico.

Il castello svevo fu costruito da Federico secondo, qui soggiornò spesso il figlio Manfredi.

All’estremità orientale del porto il fortino, tra la cattedrale ed il fortino la chiesa di Ognissanti o del purgatorio e vari palazzi d’epoca.

A due chilometri, sulla strada per Bisceglie, sulla penisoletta di Capo Colonna, chiesa e monastero di santa Maria di Colonna. Bisceglie, di origine antica preromana ebbe il massimo sviluppo dopo il mille con i normanni.

Nel centro storico con alti palazzi e strade strette è ubicata la cattedrale, di origine romanico pugliese rimaneggiata in stile barocco, ma rimane soffocata dai palazzi.

Ai bordi del centro storico s’innalza il castello federiciano contiguo alla Torre Normanna, nei pressi, la piccola ma importante Santa Margherita, soffocata dalle costruzioni successive.

La città, verso il porto, è ancora circondata da mura cinquecentesche; questo antico porto è ancora funzionante.

All’osteria del porto buon pranzo a base di pesce con oste simpatico ed un poco chiacchierone.

Dopo pochi chilometri siamo a Molfetta, di origine romana. Il nucleo antico si sviluppa dal duomo al palazzo del municipio, con strette strade e qualche importante palazzo.

Il duomo vecchio dedicato a san Corrado costruito dal 1150, singolare esempio di architettura romanico pugliese è la maggior chiesa romanica esistente con navata centrale coperta da tre cupole in asse; nella facciata due maestose torri campanarie quadrate. Palazzo Giovene, cinquecentesco, ora sede municipale, cattedrale di santa Maria Assunta, settecentesca, palazzo del seminario attiguo al duomo vecchio e prospiciente il porto. Giovinazzo, è certo che esistesse sin dal quarto secolo avanti cristo.

In età romana era un piccolo centro, per tutto il primo millennio fu un villaggio di pescatori, marinai e commercianti. nel tempo vi son passati gli svevi, gli aragonesi fino ai borboni.

Il centro storico è sorto sul promontorio del porto, restaurato da poco, ma non abbiamo capito come funzionano le fogne perché durante un forte temporale, seppur breve, le strade si sono improvvisamente inondate mettendoci fretta di scappare, ma giunti in piazza del comune, lo scemare della pioggia ci ha indotti a fermarci. Dalla piazza del comune, attraverso il cosiddetto Arco di Traiano, una delle antiche porte del piccolo borgo storico costituita da due archi ogivali su capitelli retti da quattro colonne miliari della via Traiana, entriamo nel vecchio borgo sul tramonto, in tempo per intravvedere la cattedrale, il Palazzo Ducale e poco altro.

Domenica 29 siamo andati a Melfi, a pochi chilometri da Andria abbiamo sostato al santuario di Santa Maria dei miracoli; sviluppato su tre livelli. Nel livello inferiore vi è la chiesa rupestre di Santa Margherita, del nono secolo, è il più antico e comprende una sala con decorazioni e la grotta dove è stata rinvenuta l’icona bizantina Sella Madonna dei Miracoli.

Il livello medio è del sedicesimo secolo con tre arcate in marmi policromi e begli affreschi.

Nel livello superiore vi è la chiesa costruita nel diciottesimo secolo con annesso convento ora utilizzato come struttura pubblica.

Per una lunga strada tra campi coltivati, oliveti e vigneti siamo giunti a Melfi, in Basilicata, al confine tra la Puglia e la Campania.

Melfi assunse un ruolo fondamentale con gli Altavilla che da qui partirono per conquistare il meridione d’Italia. Ai normanni seguirono nel tempo svevi, angioini, aragonesi ed i Savoia.

Il castello edificato dai normanni è uno dei più noti della basilicata e uno dei castelli medievali più rappresentativi del meridione; era la residenza di Federico secondo per la caccia e le vacanze estive Qui egli promulgò le Costituzioni di Melfi, norme che regolamentavano il vivere comune.

Ceduto dai Doria, ultimi proprietari, al comune, ora è museo archeologico comunale.

Il centro storico è interamente circondato da mura turrite, risalenti ai periodi bizantino, normanno, svevo ed aragonese, ma costruite per lo più dai normanni.

Nel centro storico vari palazzi d’epoca tra cui il vescovado, attiguo alla cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita per volere di Roberto il Guiscardo.

Nella cattedrale poco è rimasto del passato normanno, a causa di terremoti e ripetuti restauri. Ora ha aspetto barocco con un bel soffitto a cassettoni dorati e cupola piramidale a otto facce. Il campanile conserva lo stile romanico normanno.

Nel pomeriggio siamo andati ai laghi di Monticchio; di origine vulcanica, all’interno di colline boscose,

i laghi sono sovrastati dall’Abbazia di San Michele Arcangelo, risalente all’ottavo secolo, costruita attorno ad una grotta abitata da monaci basiliani.

Attualmente il complesso è costituito da un convento a più piani, una chiesa settecentesca, la cappella di San Michele.

La grotta dell’Angelo, dedicata a San Michele è adornata da affreschi risalenti al secolo undicesimo.

Dall’Abbazia suggestivo panorama sui laghi. Era la festa di San Michele Arcangelo, patrono del paese, con tanta gente e processione con la statua del santo in barca sul lago.

Abbiamo pranzato sul posto con orecchiette casarecce, pasta alle melanzane e carne ai ferri.

Martedì 2 ottobre giornata di rientro con soste a Manfredonia e Monte sant’Angelo.

Manfredonia, città fondata da Manfredi, re di sicilia, nel tredicesimo secolo. Nel vicino antico “siponto” andato distrutto dai terremoti. fu costruito il castello, successivamente modificato dagli angioini e più tardi dagli aragonesi, oggi è museo civico archeologico.

Breve visita al castello prospiciente il mare e la città. Si prosegue per Monte sant’Angelo.

Città fondata dai Longobardi, nel settimo secolo, intorno alla grotta di san Michele Arcangelo;

successivamente, nel tredicesimo secolo, Carlo primo d’Angiò fece costruire il santuario inglobando la grotta, a cui si scende per mezzo di una grande scalinata di fianco alla chiesa. Dello stesso periodo c’è un bel campanile ottagonale.

Questo santuario è stato nel tempo punto di riferimento di crociati e pellegrini per Gerusalemme. E uno dei tre maggiori luoghi di culto europei intitolati a san Michele, gli altri sono: la Sacra di san Michele in val di Susa e Mont sent miscel inNormandia.

Questi tre luoghi sacri si trovano a mille chilometri di distanza tra di loro, allineati lungo una retta che, prolungata in linea d’aria conduce a Gerusalemme.

Nel punto più alto della città sorge il castello in origine normanno, con successive impronte sveve, angioine ed aragonesi.

Buon pranzo in una trattoria tradizionale a base di zuppa di fave e cicoria, pasta asciutta locale fresca ( troccoli) e grigliata mista.

Passando per san Giovanni Rotondo e san Marco in Lamis, a san Severo, salutiamo la Puglia e imbocchiamo l’autostrada per il ritorno al nord.



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Come viviamo la nostra città. Il palazzo dell’archiginnasio. Di Nerina Viozzi



Su proposta della nostra socia Nerina, diamo il via ad una nuova rubrica, “Come viviamo la nostra città”.

Questa rubrica dovrebbe raccontare come ognuno di noi vive un particolare aspetto della città: descrizione di un palazzo, di una piazza, di un giardino ecc. ecc. che non deve necessariamente essere un luogo o un aspetto gianoto.

Nerina ci offre il primo contributo raccontando come lei vive il palazzo dell’archiginnasio.

Come mio primo oggetto di questa rubrica, vorrei raccontarvi un poco come io vivo il palazzo dell’Archiginnasio.

E’ un palazzo importante, bello e significativo per la storia della nostra città, a me piace così tanto che appena mi trovo nei pressi, non posso fare a meno di entrarvi e sostare un poco almeno nel cortile.

Ora vorrei raccontarvi un poco la sua storia. Il palazzo dell’Archiginnasio si trova nel cuore del centro storico, in piazza Galvani, quasi di fronte a San Petronio, con ingresso sotto il portico del Pavaglione poco distante dal museo archeologico.  

Fu costruito nel 1563 per volere del legato pontificio Carlo Borromeo, mentre era Papa Pio IV, con lo scopo di dare una sede unitaria allo studio universitario bolognese che fino ad allora era disperso in varie piccole sedi, di conseguenza, difficili da tener sotto controllo.

L’Archiginnasio è stato sede dello studio bolognese fino al 1803 e dal 1838 è sede della biblioteta comunale.

L’architetto incaricato per la costruzione fu Antonio Morandi detto il Terribilia, molto attivo in città in quel periodo.

Il palazzo è a due piani con cortile centrale porticato e corrispondente quadriportico al superiore  a cui si accede attraverso due scaloni. Nel piano superiore ci sono dieci aule didattiche, ora contenitori di libri della biblioteca dell’Archiginnasio, il teatro anatomico dell’antica università, l’ex aula magna dell’antico studio degli artisti, ora sala di lettura della biblioteca e l’ex aula magna dell’antico studio dei legisti ora sala dello Stabat Mater, così chiamata  perchè vi fu eseguita la prima nazionale dello Stabat Mater di Rossini ed è la sala dove si realizzano i vari eventi culturali della città, come per esempio, ultimamente, la festa della storia nella settimana dal 21 al 28 ottobre.

Era la undicesima edizione de“ la storia faro dell’umanità” e quest’anno era dedicata a Jacques Le Goff, storico di fama mondiale deceduto recentemente.

Gli argomenti di studio erano vari: il cibo, il Medioevo, Santa Caterina da Siena, la cavalleria nel Medioevo,, cause della prima guerra mondiale,, storia della cultura ed altri argomenti.

Il bello di questa festa della storia era che l’ingresso era libero ed ognuno poteva scegliere l’orario e l’argomento preferito. Il  tutto molto libero ed interessante.

Le conferenze si svolgevano nell’arco dell’intera giornata, ma io per esempio ho scelto di partecipare di pomeriggio e non sempre. Auguro buon viaggio a questa rubrica con la speranza di essere presto in buona compagnia,



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Le vostre recensioni. Di Andrea Lottini e Nerina Viozzi



Oggi i nostri sociAndrea Lottini e Nerina Viozzi ci presentano libri ambientati in paesi del continente Asiatico. Il primo, la tigre bianca, ci racconta della vita di un uomo che è riuscito ad arricchirsi e diventare potente, nonostante appartenga all’ultima casta della società indiana; Nerina invece ci presenta due libri della medesima autrice, autobiografici, che ci parlano delle disavventure di una donna occidentale che sposa un principe malese musulmano che la fa vivere come una schiava.

Aravind Adiga LA TIGRE BIANCA Vincitore del Booker Prize 2008 A cura di Andrea Lottini 

Einaudi, Torino, 2008 2010     Seduto alla sua scrivania, l’imprenditore autodidatta Balram Halway, detto la Tigre Bianca, scrive sette lucide e impietose lettere al primo ministro cinese che si appresta a visitare l’india. Gli racconta delle proprie origini e della propria storia: la storia di un ragazzo di una delle caste più basse che da un fangoso villaggio all’interno del paese (dove «ogni buona notizia si tramuta in una cattiva notizia, e in fretta») arriva a New Delhi,  dove mali luccicanti, sontuosi palazzi e auto tirate a lucido da magri autisti in ciabatte si accostano a bordelli di lusso con bionde prostitute dell’Europa dell’est. Qui, nel nuovissimo quartiere di Gurgaon, Balram Halway assiste alla progressiva e inarrestabile corruzione del suo padrone, ne assimila la mentalità e intuisce che il modo per fuggire dalla gabbia della miseria esiste: commettere un omicidio, rubare e mettersi in proprio. Grazie a un duro lavoro, a pasti trangugiati in fretta, a un codice morale dettato dalle necessità produttive, ma soprattutto applicando le auree regole degli affari apprese da Mr Ashok, il suo defunto ex principale, il successo non tarda ad arrivare. Per il futuro si vedrà: forse potrebbe investire parte del proprio capitale in una scuola per bambini poveri di Bangalore: una scuola piena di Tigri Bianche, in cui non si parla né di Gandhi, né dei 36 milioni di divinità indiane.   Un libro che vede nel sistema delle caste e delle religioni indiane una delle cause prime dell’incapacità di affrancamento e di liberazione della popolazione indiana, un libro tuttavia che, però, suggerisce una ribellione di tipo individuale, portata avanti ad ogni costo e con tutti i mezzi per passare dalle tenebre alla luce, dall’essere servo all’essere padrone.   Un libro che mette in luce gli aspetti più negativi dello sviluppo capitalistico moderno: il dilagare sempre crescente della corruzione a qualsiasi livello, il degrado dei politici e dei funzionari pubblici, anche quelli che a parole si dicono progressisti, l’inquinamento, il supersfruttamento della manodopera, la diffidenza verso tutti, la pericolosità dei raporti di amicizia, la tendenza sempre crescente a vedere gli altri solo come mezzi per i propri fini, tutte cose che caratterizzano sempre più drammaticamente anche la nostra realtà, la realtà dell’uomo bianco, destinato a tramontare e ad essere dominato, per il protagonista del libro, dagli uomini gialli e dagli uomini marroni, ovvero dai cinesi e dagli indiani.   Al protagonista tutto questo sta bene; a noi invece fa accaponare la pelle: forse tutto questo è il preludio ad una vera e propria apocalisse. 

  “la principessa schiava” e “solo per i miei figli” di Jacqueline Pascal. A cura di Nerina viozzi

L’autrice è nata nel 1964 a Melbourne in Australia, dove vive tutt’ora. In questi due libri, divulgati in 18 paesi,  racconta due momenti diversi della sua vita.

Ha un’infanzia triste e travagliata, ma ancora giovanissima incontra un vero principe azzurro che la sposa a soli 17 anni.

E un principe della famiglia Reale della Malesia, bello, ricco, mussulmano e sembra molto aperto ed occidentalizzato;

lei è convinta che poi il suo grande amore farà il resto.. Subito dopo il matrimonio da favola in Malesia, il principe azzurro si  trasforma in un marito padrone e sua moglie viene da lui trattata come una principessa mussulmana schiava. Nella gabbia dorata Jacqueline resisterà per i suoi figli che, nel frattempo sono venuti, ma fino a quando? Accadono tanti altri eventi che trasformano la vita di Jacqueline in un inferno.

Lei racconta tutto in questi due libri perchè i suoi figli, da grandi, conoscano la verità su come si sono svolte le cose.

Di fronte alla sua vita d’inferno lei non rimane con le mani in mano, e, animata da un suo intimo grandissimo desiderio per il quale vive sempre nella speranza che si realizzi, si impegna e collabora con varie associazioni umanitarie divenendone anche una autorevole voce di riferimento.  Fonda una associazione a carattere internazionale per genitori che si trovano nella sua stessa situazione, vive e sempre spera, finchè un giorno alla sua associazione arriva una lettera…anzi una mail.



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Le vostre ricette. Rustico. Di Giuseppina parentela



Ingredienti:

  • 2 pezzi di pasta sfoglia
  • 400 gr di carne di vitello macinata
  • 300 gr di piselli
  • una cipolla
  • 2 bicchieri di vino bianco
  • 5 cucchiai di olio d’oliva
  • sale

Preparazione:

  1. Soffriggere la cipolla tagliata in olio, aggiungere la carne tritata, far rosolare.
  2. Aggiungere i piselli, i bicchieri di vino e il sale. Cuocere per circa 30 minuti. 3. Prendere una teglia e stendere una sfoglia, lasciando i bordi per la chiusura. Aggiungere il preparato di carne e piselli freddi. Richiudere con l’altra sfoglia, avendo cura di chiudere bene i bordi, punzecchiare la parte superiore della sfoglia con una forchetta.
  3. Far cuocere in forno a 180° per 20–30 minuti.


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Numeri utili. A cura della redazione



Per contattare la redazione:

e-mail - redazione@uicbologna.it o telefonare in sezione: 051580102 – 051331002.

UICI Sede centrale Roma 06699881

Istituto dei ciechi Francesco Cavazza di Bologna 051 33 20 90

UNIVOC Bologna tel./fax 051 33 49 67

per segnalazione guasti impianti semaforici di Bologna: EnelSole: numero verde 800–901050;
fax 800–901055;
 sole.segnalazioni@enel.com

per assistenza ferroviaria Trenitalia: Salablu Bologna: tel. 0512583132 salablu.bologna@rfi.it

Numero verde nazionale: 800–90.60.60

Assistenza ferroviaria e acquisto biglietti Italo Tel. 060708.

Hellobus, Servizio informativo TPER per non vedenti Numero verde 800–705705

Info cantieri in città numero verde 800031970 (Dal lunedì al sabato ore 08–12, 15–19 www.cantierebobo.it

Taxi e auto blu:

CoTaBo 051372727 oppure 051372525.

CAT 0514590. CAB 051553415.

CoSe PuRi 051–519090.

Prenotazione assistenza aeroportuale Meridiana 0789–52496. Alitalia 06–65640.



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