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Il Circuito

Numero 7, dicembre 2016


ORGANO DI INFORMAZIONE DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI
sezione provinciale di Bologna
registrazione tribunale di Bologna n. 8206 del 22/09/2011.

ANNO III - dicembre 2016

Direttore Responsabile: Daniela Corneo

Editore: Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti sezione di Bologna

Direzione ed Amministrazione:
via Dell'Oro 1, 40124 Bologna


Sito internet: www.uicibologna.it

Redazione:
Avola giuseppina, Balbo Irene

E-mail della redazione: redazione@uicibologna.it

Hanno collaborato al presente numero:
Giuseppina Avola, Irene Balbo, Rostislava Koumanova, Giuseppina Parentela, Andrea Prantoni, Nerina Viozzi.

Gli articoli firmati pubblicati sul presente giornale esprimono l'opiniione del tutto personale dei loro Autori, la quale non coincide necessariamente con quella dell'Editore e della Redazione.
Ogni mancanza può comunque essere sanata

Articoli pubblicati in questo numero:





In questo numero. A cura della redazione



Cari Lettori, eccoci a voi con un nuovo numero de “Il Circuito”.

In occasione delle prossime festività, la redazione, il Presidente, i consiglieri e i collaboratori, inviano a tutti voi sinceri auguri di buon Natale e un felice 2017.

Rinnoviamo l’invito ad una maggior partecipazione da parte vostra. Il “Circuito” nasce proprio con questo nome perchè vorrebbe esprimere un passaggio di idee, di informazioni e di conoscenze tra la sezione e i soci, con lo scopo di una crescita reciproca. Come sempre potete contattarci all’indirizzo: redazione@uicibologna.it.

Veniamo ora ai nostri articoli. Partiamo con le notizie prima della sezione di Bologna e poi con quelli che riteniamo più utili tra i comunicati che ci arrivano dalla sede centrale. Tra questi segnaliamo in particolare una sentenza relativa alla possibilità dei conviventi non sposati di fruire dei permessi della legge 104 e la disponibilità presso la sede di Firenze di alcuniq uaderni per ipovedenti. Iniziamo poi con la raccolta di articoli tratti dalla stampa oppure scritti dalla nostra redazione o da chiunque voglia contribuire. Le notizie che abbiamo ritenuto più interessanti per i ciechi bolognesi in questi mesi sono: la giornata nazionale del cane guida celebratasi anche a Bologna, la nomina di Egidio Sosio quale disability manager della nostra città, le disavventure occorse al nostro vicepresidente Gennaro Iorio che ha partecipato al concorso a cattedre per insegnanti, una visita del nostro Presidente Prantoni alle barriere architettoniche rimaste dopo il cantierone la bella decisione del comune di Casalecchio di avvalersi dell’esperienza dei disabili come consulenti per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Prima di passare ai pezzi tratti dalla stampa locale e nazionale, troviamo un articolo informativo sull’audiodescrizione in Italia. Proseguiamo poi con gli articoli sul 1° maggio dove a Bologna il nostro presidente nazionale Mario Barbuto è intervenuto per parlare della situazione lavorativa delle persone con disabilità, un bell’articolo sul nuovo Museo Tolomeo che possiamo visitare presso l’Istituto Cavazza, un insieme di articoli tratti da vari giornali su Cecilia Camellini, nuotatrice emiliana, non vedente, che ha partecipato con successo alle paralimpiadi di Rio, un articolo del Professor Luciano Paschetta che traccia un bilancio della situazione dei disabili visivi integrati nella scuola di tutti, un articolo sul premio Louis Braille tenutosi a Roma a settembre, un contributo dell’associazione notarile trentina sulla validità della firma dei ciechi, un pezzo su una donna ingegnere, cieca, che si occupa di accessibilità alla apple e la notizia di un sito web che offre audiodescrizioni dei films porno. Concludiamo come sempre con le nostre rubriche fisse a cui alcuni lettori contribuiscono, ma prima leggiamo un articolo su un particolarissimo viaggiatore di fine ottocento. Le rubriche vanno dalla descrizione di Nerina Viozzi di un suo viaggio in Scozia, per continuare sempre con Nerina che ci porta a visitare due palazzi di Piazza maggiore. Ci spostiamo poi ai viaggi della mente, con alcune recensioni di nerina Viozzi, Giuseppina Avola ed un articolo che parla di un libro sulla disabilità visiva; ancora la nostra Nerina, ci propone un audiofilm. Nutriamo poi il corpo con le ricette della nostra Giuseppina Parentela e chiudiamo con i sempre utili numeri raccolti dalla nostra redazione. Come sempre vi auguriamo buona lettura, ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato con noi e invitiamo anche voi ad entrare nel nostro “circuito”.



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Notizie dalla sezione. A cura di Andrea Prantoni



Ci eravamo lasciati con il numero 6 del nostro bollettino, Il Circuito di aprile 2016, riprendiamo ad informare di quanto accaduto in sezione da maggio 2016 ad oggi.

Da giugno all’8 settembre 2016 i consiglieri e alcuni soci si sono impegnati nella vendita dei biglietti della lotteria Louis Braille, sono stati venduti 1.500 biglietti. Quest’anno il ricavato della vendita dei biglietti verrà utilizzato per la promozione delle attività sportive.

Nel periodo pre elettorale abbiamo partecipato, con molte altre associazioni del territorio, alla stesura di un documento con le richieste da sottoporre al futuro sindaco di Bologna. A seguito di un vivace confronto tra le associazioni dei disabili, si è deciso di proporre il documento al candidato Merola. Ciò è avvenuto in una conferenza stampa, nel corso della quale Merola, se rieletto, si è impegnato a realizzare le richieste delle associazioni. La richiesta che caratterizza il documento è l’istituzione del Disability Manager, figura che dovrebbe fare da interfaccia tra l’amministrazione comunale e le associazioni dei disabili. Il disability Manager dovrebbe controllare tutti gli atti dell’amministrazione per verificare che siano rispettati i diritti dei disabili.

Nel mese di settembre il Sindaco Merola ha provveduto alla nomina del disability manager, nella persona del nostro socio ed ex presidente sezionale, Egidio Sosio. Formuliamo ad Egidio le nostre congratulazioni per l’importante incarico che è stato chiamato a ricoprire, gli auguriamo buon lavoro e diamo la nostra disponibilità a collaborare nelle forme e nei modi che riterrà opportuni.

Nel periodo maggio dicembre 2016 il presidente e i consiglieri hanno partecipato alle riunioni delle consulte e comitati nei quali è rappresentata la nostra associazione, per difendere i diritti delle persone con disabilità visiva.

Abbiamo sollecitato, piu volte, TPER a risolvere il problema degli annunci vocali degli autobus,in quanto, la poca manuntenzione fa si che su molti mezzi il sistema vocale non funziona correttamente, rendendo vani gli investimenti per equipaggiare tutti i mezzi della flotta.

Per quanto attiene l’avviamento al lavoro dei giovani iscritti alla graduatoria della L.113, stiamo sollecitando varie aziende e in particolare il comune di Bologna e l’AUSL, ad adeguarsi a ciò che prevede la L.113.

Da settembre abbiamo ripreso l’attività del polo informatico con interventi personalizzati per venire in aiuto a quei soci che hanno necessità di apprendere l’uso del computer, degli smartphone o altri ausili utili nella vita quotidiana.

Da settembre a metà novembre si è svolto un corso di chitarra al quale hanno partecipato tre persone.

Sempre nello stesso periodo è iniziato un corso d’inglese frequentato da 16 persone divise in tre livelli: base, medio e avanzato. La prima parte del corso si concluderà il 23 dicembre, per riprendere poi le lezioni a fine gennaio 2017.

Informiamo che si prevede di organizzare la terza edizione del corso di primo soccorso, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, a partire da fine gennaio 2017, gli interessati possono segnalare l’adesione alla segreteria sezionale.

Il 16 ottobre, in occasione dell’ XI giornata nazionale del cane Guida, si è svolta a Bologna l’iniziativa regionale, alla quale abbiamo collaborato attivamente per l’organizzazione dell’evento. Hanno partecipato una cinquantina di persone, tra cui venti non vedenti con i loro amici a quattro zampe.

Il 12 novembre si è svolto un incontro con i soci, nel corso del quale si è fatto il punto della  situazione sulle audiodescrizioni  dei prodotti audiovisivi in italia, Nicola Tondi ha presentato "Il mercato dell’audiodescrizione italiano. Un’analisi dell’offerta e della potenziale domanda di prodotti audiovisivi accessibili a spettatori con disabilità visiva”. Irene Balbo della Cooperativa Sociale BigBang Universo Accessibile, ha esposto l’esperienze e le riflessioni di chi fa audiodescrizione. Successivamente Giacomo Parmeggiani ha presentato BESPECULAR, l’app che aiuta i disabili visivi nelle esigenze quotidiane, un nuovo modo di fare volontariato. I vedenti possono aiutare il disabile visivo comodamente da dove si trovono. Bespecular è una applicazione rivolta alla comunità dei disabili visivi e dei vedenti, tramite la quale il disabile visivo può  inviare una  o più foto di oggetti o confezioni di prodotti per i quali si vuole sapere delle informazioni, ad ess. la scadenza. Il messaggio di richiesta viene girato alla comunità dei vedenti, che provvedono a dare una o più risposte alla richiesta.

Con delibera del consiglio sezionale è stata avviata una collaborazione con la Tenuta Il Ciocco, per organizzare una serie di tre cene al buio, la nostra sezione, tramite il comitato giovani, fornirà i camerieri. Dopo questa prima serie si farà il punto della situazione per verificare come continuare la collaborazione. Le prime 2 cene si sono svolte il 19 ottobre e il 4 novembre, la prossima sarà il 14 dicembre. Per ogni cena la nostra sezione riceve dalla Tenuta Il Ciocco un contributo economico per il nostro patrocinio. Nel corso della cena viene distribuito del materiale informativo dell’associazione.

Ricordiamo i servizi che si offrono in sezione:

Patronato Da marzo 2013, è attivo presso la sezione il servizio di patronato, ciò a seguito di un accordo nazionale tra UICI e ANMIL. Al servizio possono accedere i soci, i loro familiari e amici, in particolare per pratiche di invalidità, riconoscimento L.104, aggravamenti e richieste di liquidazione.

Consulenza legale Su prenotazione, contattando la segreteria sezionale, i soci possono accedere ad una consulenza legale con l’avvocato Cosani.

Informatica Si ricorda che, anche per il 2016, presso la sezione, si svolgeranno workshop di informatica, su varie tematiche in base alle esigenze espresse dalle persone interessate ad avvicinarsi al computer, al mondo degli smartphone, ad approfondire argomenti specifici. Per maggiori informazioni o per segnalare le proprie esigenze scrivere apoloinformatico@uicibologna.it o contattare gli uffici sezionali allo 051 58 01 02.

Corsi braille: Da oltre 2 anni si svolgono presso la sezione corsi base di scrittura e lettura braille, rivolti in particolare alle insegnanti di sostegno e alle educatrici, i corsi hanno una durata di 20 ore, al termine, previo superamento di una verifica, viene rilasciato un attestato di frequenza. Ad oggi hanno partecipato 45 persone, in prevalenza educatrici.Su richiesta e previo colloquio orientativo, è possibile organizzare corsi di braille individuali, a persone che hanno perso la vista in età adulta.



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Notizie dalla sede centrale. A cura della redazione



Sempre ricca la nostra rubrica di notizie dalla sede centrale. Gli argomenti sono i più svariati, abbiamo cercato di selezionare quelli che abbiamo ritenuto di maggior interesse per i nostri lettori: Apriamo con un’importante sentenza della corte costituzionale secondo la quale anche i conviventi di persone disabili, se pure non sposati, possono usufruire dei permessi ex legge 104. Si prosegue con una convenzione stipulata dall’UICI nazionale con una società che si occupa di sostenere a livello giudiziario, chi abbia subito un danno sanitario, con il numero verde di aiuto informatico gratuito, di cui troviamo specificati orari e volontari. Chiudiamo con altre tre belle e utili notizie, la nuova edizione del festival canoro organizzato dai lions di Cracovia rivolto a ciechi ed ipovedenti, la pubblicazione da parte dell’UICI di Firenze di quaderni adatti per studenti ipovedenti che possono essere richiesti direttamente alla sezione fiorentina e l’elenco dei servizi offerti dalla sede centrale ai soci anziani.

Anche il convivente ha diritto ai permessi per assistere il disabile, legge 104.

Richiamo la vostra cortese attenzione su una importante sentenza della Corte Costituzionale, la n. 213 del 5 luglio 2016, depositata il 23 settembre 2016, che ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per violazione degli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione, dell’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l’assistenza alla persona con disabilità in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado. Come è noto, l’articolo citato, modificato dall’art. 24, comma 1, lett. a), della legge 4 novembre 2010, n. 183 del cosiddetto Collegato lavoro, prevede che il lavoratore dipendente che assiste persona con disabilità in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado (ovvero entro il terzo grado in casi particolari), ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito, coperto da contribuzione figurativa. L’interpretazione costante era che tale norma non potesse applicarsi, però, a chi si trovasse nella condizione di convivente more uxorio (cioè senza aver formalizzato il matrimonio). Pertanto, risulta di particolare interesse l’iter logico seguito dalla Corte nella sentenza 213/2016, perché ricostruisce la ratio legis dell’istituto del permesso mensile di cui all’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, alla luce dei suoi presupposti e delle vicende normative che lo hanno caratterizzato nel corso del tempo (in uno scenario, altresì, di cambiamento normativo derivante dalla recente norma sulle unioni civili e sulle convivenze di fatto, la legge 20 maggio 2016, n. 76). La questione che affronta la Corte è stata sollevata dal tribunale di Livorno chiamato ad esprimersi sul caso di una lavoratrice dipendente della ASL che si è vista negare il permesso per assistere il convivente more uxorio affetto dal morbo di Parkinson. In sintesi, la Corte riconosce che il permesso mensile deve considerarsi come espressione dello Stato sociale che eroga una provvidenza in forma indiretta, tramite facilitazioni e incentivi ai congiunti che si fanno carico dell’assistenza di un parente disabile grave. Si tratta, quindi, di uno strumento di politica socio-assistenziale, che è <basato sul riconoscimento della cura alle persone con handicap in situazione di gravità prestata dai congiunti e sulla valorizzazione delle relazioni di solidarietà interpersonale ed intergenerazionale>. Inoltre, la tutela della salute psico-fisica del disabile, costituente la finalità perseguita dalla legge n. 104 del 1992, postula anche l’adozione di interventi economici integrativi di sostegno alle famiglie <il cui ruolo resta fondamentale nella cura e nell’assistenza dei soggetti portatori di handicap> (cfr. Corte Costituzionale, sentenze n. 203 del 2013; n. 19 del 2009; n. 158 del 2007 e n. 233 del 2005). Secondo la Corte, quindi, l’interesse primario cui è preposta la norma in questione è quello di <assicurare in via prioritaria la continuità nelle cure e nell’assistenza del disabile che si realizzino in ambito familiare, indipendentemente dall’età e dalla condizione di figlio dell’assistito> (cfr. Corte Costituzionale, sentenze n. 19 del 2009 e n. 158 del 2007). Tanto più che i soggetti tutelati sono persone con disabilità in situazione di gravità, affetti cioè da una compromissione delle capacità fisiche, psichiche e sensoriali, tale da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione. D’altro canto, la salute psico-fisica della persona disabile, quale diritto fondamentale dell’individuo tutelato dall’art. 32 Cost., rientra tra i diritti inviolabili che la Repubblica riconosce e garantisce all’uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (art. 2 Cost.). L’assistenza del disabile e, in particolare, il soddisfacimento dell’esigenza di socializzazione, in tutte le sue modalità esplicative, costituiscono fondamentali fattori di sviluppo della personalità e idonei strumenti di tutela della salute della persona bisognosa, intesa nella sua accezione più ampia di salute psico-fisica (cfr. Corte Costituzionale, sentenze n. 158 del 2007 e n. 350 del 2003). Di conseguenza, il diritto alla salute psico-fisica, che comprende anche l’assistenza e la socializzazione, va garantito e tutelato al soggetto in situazione di gravità, non solo come singolo, ma anche in quanto facente parte di una formazione sociale per la quale, ai sensi dell’art. 2 Cost., deve intendersi <ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico> (cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 138 del 2010). La Corte ha, pertanto, sentenziato che, se tale è la ratio legis della norma in esame, è irragionevole che nell’elencazione dei soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito ivi disciplinato, non sia incluso il convivente della persona con disabilità in situazione di gravità. L’esclusione del convivente dalla previsione di una norma che intende tutelare il diritto alla salute psico-fisica del disabile costituisce una contraddittorietà logica con l’art. 3 Cost., e ciò in particolare nei casi in cui la convivenza si fondi su una relazione affettiva, tipica del “rapporto familiare”, nell’ambito della platea dei valori solidaristici postulati dalle “aggregazioni” cui fa riferimento l’art. 2 Cost. La Corte ha, infatti, più volte affermato che la distinta considerazione costituzionale della convivenza e del rapporto coniugale non esclude la comparabilità delle discipline riguardanti aspetti particolari dell’una e dell’altro che possano presentare analogie ai fini del controllo di ragionevolezza a norma dell’art. 3 Cost. e, in questo caso, l’elemento unificante tra le due situazioni è dato proprio dall’esigenza di tutelare il diritto alla salute psico-fisica del disabile grave, nella sua accezione più ampia, collocabile tra i diritti inviolabili dell’uomo ex art. 2 Cost. Infatti, ove così non fosse, il diritto della persona con disabilità grave di ricevere assistenza nell’ambito della sua comunità di vita verrebbe ad essere irragionevolmente compresso, non in ragione di una obiettiva carenza di soggetti portatori di un rapporto qualificato sul piano affettivo, ma in funzione di un dato “normativo” rappresentato dal mero rapporto di parentela o di coniugio. Da ciò consegue anche la violazione degli artt. 2 e 32 Cost., quanto al diritto fondamentale alla salute psico-fisica del disabile grave, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, dal momento che la norma in questione, nel non includere il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito, vìola gli invocati costituzionali, risolvendosi in un inammissibile impedimento all’effettività dell’assistenza e dell’integrazione. Pertanto, d’ora in poi, si dovrà includere il convivente tra i soggetti beneficiari, in via ordinaria, del permesso mensile retribuito (oltre al coniuge e ai parenti o affini entro il secondo grado) di cui all’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992. Data la importanza della pronuncia, ritengo necessario che venga assicurata al presente comunicato la massima diffusione all’interno della nostra base associativa. Sotto il profilo giuridico, è fuor di dubbio che dal momento del deposito della sentenza, avvenuto appunto lo scorso 23 settembre, non potrà più essere negata la concessione dei permessi lavorativi nel caso di convivenze di fatto, di coppie, cioè, che vivono more uxorio. Sotto il profilo pratico, l’INPS (e verosimilmente anche il Dipartimento Funzione Pubblica) dovranno diramare circolari applicative e fornire istruzioni operative per l’applicazione della sentenza (già comunque vigente e cogente). Da subito gli interessati potranno presentare domanda di concessione dei permessi lavorativi citando la sentenza n. 213 del 2016. È verosimile che gli uffici preposti al momento tengano in sospeso la concessione dei permessi, in attesa di indicazioni operative.


Accordo di sponsorizzazione con Gruppo Sanititan.

Lo scorso 23 giugno l’Unione ha sottoscritto un contratto di collaborazione con il Gruppo Sanititan, che si e’ impegnato, per quest’anno, a sponsorizzare il Premio Braille con la somma di 15.000 Euro e che, a partire dal prossimo anno, oltre a confermare questa sponsorizzazione, destinera’ ulteriori 15.000 Euro ad eventi di natura associativa che saranno da noi indicati. L’Unione, dal canto suo, si e’ impegnata a dare massima divulgazione alle opportunita’ offerte dal Gruppo, che riguardano soprattutto servizi di assistenza e tutela della persona. Infatti, il Gruppo Sanititan opera su tutto il territorio nazionale offrendo uno specifico servizio di tutela in caso di violazione del diritto alla salute, con particolare riguardo a casi di malasanita’, nei quali si sia rilevata una possibile negligenza medica o responsabilita’ professionale. Il servizio che offre Sanititan ha caratteristiche di assoluto interesse, perche’ alla persona danneggiata non viene richiesto alcun esborso di denaro o di anticipo di spese. Infatti, il compenso per l’azienda e’ commisurato unicamente al risarcimento ottenuto dal cliente. Piu’ precisamente, il Gruppo si prende carico dell’intero iter istruttorio della pratica, compresa l’eventuale azione giudiziaria, tenendo indenni i propri clienti da qualunque costo. Le spettanze al Gruppo saranno corrisposte dal cliente solo e unicamente quando avra’ effettivamente incassato il proprio risarcimento, in via transattiva o per sentenza giudiziale. Nella denegata ipotesi che l’eventuale causa abbia esito negativo, il Gruppo fara’ fronte anche alle eventuali spese di soccombenza della parte avversa senza richiedere nulla al cliente. Il rapporto si articola come segue. Una volta ricevuta la pratica corredata da tutta la documentazione clinica, la stessa viene inviata ad una commissione medico-legale, composta da esperti che collaborano con il Gruppo, che comunichera’ il proprio parere in merito a possibili casi di negligenza o responsabilita’ medica, valutando la possibilita’ di procedere o meno ad una richiesta di risarcimento per i danni subiti. Nel caso di parere positivo, verra’ richiesto alla persona danneggiata, o a chi la rappresenta (nel caso di minorenni o persone soggette a tutela), di firmare un mandato al Gruppo Sanititan nel quale saranno precisate con chiarezza le varie modalita’ di gestione della pratica e dei rapporti con eventuali professionisti che se ne faranno carico. Invece, nel caso in cui non siano state riscontrate criticita’ tali da consigliare di procedere con la richiesta di risarcimento, la scelta verra’ adeguatamente motivata all’interessato e verra’ riconsegnata tutta la documentazione medica, senza che il cliente debba sopportare alcun costo. Infatti, si ripete, le eventuali spettanze richieste dall’azienda saranno pari al 30% dell’ammontare della somma riconosciuta a titolo di riconoscimento, decurtato delle spese mediche e, ove gia’ incluse nel risarcimento stesso, anche delle spese legali. Data l’importanza del servizio offerto, si riteneva doveroso informare tutte le strutture territoriali dell’Unione, affinche’ possano valutare se vi siano casi che possano beneficiare della consulenza e dei successivi servizi offerti dal Gruppo Sanititan. Ogni piu’ dettagliata informazione puo’ essere reperita attraverso il sito http://www.gsanititan.com, ovvero al numero 0549 900298.

Servizio telefonico su Numero verde 800 682 682.

Dopo un po’ di mesi tra servizio ridotto ed inattivita’, riprende il servizio telefonico su numero verde 800 682 682 per quesiti di carattere tecnico su ausili e tecnologie.

Con l’insediamento delle nuove commissioni, e’ stato necessario ristrutturare il servizio telefonico, inserendo i componenti ormai mancanti, ma avendo cura anche di inserire delle persone preparate per domande inerenti i nuovi device ed in particolare gli smartphone con sistema operativo iOS ed Android.

Per questo servizio di volontariato, abbiamo attualmente il seguente Staff Tecnico che rende possibile l’espletamento del servizio di Help Desk (uic-helpexpress) che l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti fornisce dalla fine del 2004 sul numero verde nazionale 800 682 682.

Per ogni componente dello Staff e’ riportato sul sito di riferimento un curriculum con le capacita’ piu’ spiccate per ognuno, in modo che tutti gli utilizzatori del servizio possono scegliere meglio a chi rivolgersi per problemi specifici.

Il servizio viene coordinato da: Giuseppe Fornaro e Nunziante Esposito - E-mail: HYPERLINK “mailto:uic-helpexpress-owner@yahoogroups.com”uic-helpexpress-owner@yahoogroups.com

Ecco di seguito le indicazioni del servizio, con nominativi ed orari, cosi’ come sono distribuiti nel corso della settimana:

Lunedi’: Dalle 16,00 alle 18,00, Rossy Koumanova. Dalle 18,00 alle 20,00, Nicolo’ La Ferla.

Martedi’: non si effettua il servizio.

Mercoledi’: Dalle 16,00 alle 18,00, Gaetano Contestabile. Dalle 18,00 alle 20,00, Giovanni Maria Sotgiu.

Giovedi’: Dalle 16,00 alle 18,00, Lucia Manna. Dalle 18,00 alle 20,00, Giuseppe Fornaro.

Venerdi’: Dalle 16,00 alle 18,00, Nunziante Esposito. Dalle 18,00 alle 20,00, Giuseppe De Cola


Terza edizione del Festival canoro dei Lions per le persone cieche e ipovedenti “Sounds from the Heart”

I Lions Club di Cracovia (Polonia) annunciano la terza edizione del “Lions World Song Festival for the Blind – Sounds from the Heart” (www.lionsfestival.org), un festival canoro internazionale per non vedenti che si terrà a Cracovia dal 16 al 18 Novembre 2017. Possono partecipare alla selezione cantanti non professionisti con un buon livello artistico ciechi o ipovedenti con un residuo visivo non superiore a 1/20. Per partecipare alla selezione è necessario presentare una canzone inedita di qualunque genere musicale che sia stata composta appositamente per il concorso entro il 30/05/2017.

Nelle edizioni precedenti l’Italia è stata ben rappresentata: quattro concorrenti nel 2013 e otto nel 2015. Due cantanti italiane: Silvia Mattia (2013) e Izabela Diana Ihnatiuc (2015) sono state premiate con il terzo premio.

Fondamentale requisito per la partecipazione è il sostegno di un club Lions, che dovrà sottoscrivere il formulario di iscrizione insieme al candidato. Le spese di viaggio e di partecipazione (compresi vitto e alloggio) dei partecipanti selezionati sono a carico dei cantanti stessi e dei Club Lions che li sostengono (per maggiori informazioni su questo aspetto si veda il link http://lionsfestival.org/en/festival-fees). Per iscriversi sarà necessario prendere visione delle istruzioni presenti al link http://lionsfestival.org/en/vocalists-registration. Per ulteriori informazioni si prega di scrivere agli organizzatori del festival all’email HYPERLINK “mailto:festival2017@lionsfestival.org”festival2017@lionsfestival.org.


Quaderni ad alta visibilita’.

Riceviamo e diffondiamo


La sezione di Firenze della Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha fatto realizzare quaderni di sei tipologie differenti, i quali possono essere utilizzati da bambini e ragazzi ipovedenti di ogni ordine e grado di scuola. Il bambino ipovedente alle prese con l’apprendimento della scrittura deve affrontare, oltre al normale impegno sostenuto da tutti i suoi coetanei, un ulteriore sforzo per percepire i riferimenti grafici spaziali che aiutano nell’organizzazione della pagina e nel mantenimento del necessario ordine, costituiti dalle varie rigature e quadrettature del foglio. Spesso, inoltre, i bambini ipovedenti con minorazioni aggiuntive non sono in grado di rispettare gli spazi delle righe e dei quadretti convenzionali I quaderni che proponiamo hanno le seguenti caratteristiche generali:

  • righe e quadretti  in grigio molto marcato, con spessore della traccia leggermente maggiorato;
  • carta bianco avorio opaca  gr. 90 di buona qualita’ per evitare che la scrittura traspaia sul retro, specie  con l’utilizzo di pennarelli o di strumenti grafici con tratto spesso ed evidente;
  • 48 fogli per quaderno;
  • dimensione A4,  per evitare differenziazioni non necessarie rispetto alle dimensioni dei quaderni comunemente in uso adottate;
  • copertine con colori vivaci differenziati per tipologia.

I “Quaderni ad alta visibilita’” nascono dall’esperienza dei professionisti che operano all’interno del Centro per la Riabilitazione Visiva “Carlo Monti” e al Centro di Consulenza Tiflodidattica di Firenze e sono disponibili presso la sezione di Firenze da Settembre 2016.

Le sei tipologie individuate sono le seguenti: - 2 formati standard: quadretto da 1 cm (solitamente usato in prima e seconda elementare) e riga da 8 mm (solitamente usata dalla quarta/quinta elementare in poi) - 4 formati “speciali” che non esistono attualmente in commercio: - quaderni a righe di seconda elementare con binario centrale piu’ evidente e con abolizione delle righe verticali, che costituiscono un elemento visivamente poco utile;  i quaderni a righe di seconda vengono solitamente utilizzati anche in sostituzione di quelli a righe di terza che hanno un binario molto stretto quadretti da 7mm, piu’ piccoli di quelli da 1 cm, che seguono l’evoluzione naturale della scrittura senza costringere tuttavia l’alunno ipovedente a scrivere  troppo in piccolo per non compromettere la rilettura quadretti da 1,5 cm per le macro-grafie, utili per quegli alunni che presentano, oltre alla problematica visiva, anche lievi deficit motori e/o disabilita’ intellettive righe da 1,5 cm, con righe di confine molto evidenti, per gli alunni di cui sopra.

I quaderni hanno un costo di € 2 ciascuno

E’ possibile ordinarli gia’ da ora, contattando la sede di Firenze via e-mail o via telefono ai seguenti recapiti: HYPERLINK “mailto:uicfi@uiciechi.it”uicfi@uiciechi.it  Tel. 055 580319

Per l’ordine sara’ necessario indicare: - nome e indirizzo per la spedizione; - recapito telefonico in caso di eventuale ulteriore necessita’ di contatto; - quantitativo richiesto per ogni tipologia di quaderno.


riteniamo opportuno riportare in sintesi l’attività che viene assiduamente svolta a favore delle persone anziane per favorire l’informazione, la cultura e lo svago di molti che vivono spesso in solitudine e in situazione di disagio per carenza di servizi e il limitato utilizzo dei mezzi informatici. Chiediamo pertanto ai presidenti delle sezioni territoriali e agli incaricati per le persone avanti negli anni di darne adeguata e convincente informazione.


Senior, la rivista mensile diffusa registrata in mp3 che a partire dal mese di gennaio 2017 viene inviata su richiesta a titolo gratuito: si tratta di un mensile ricco di informazioni socio-culturali, di svago, di interviste di carattere medico e di approfondimento, di poesia, di musica, di invito alla rivitalizzazione fornendo indicazioni e suggerimenti utili per una anzianità attiva e consapevole e ancora significativa per la sua capacità interattiva con possibilità di dialogo e di confronto. Per riceverla basterà telefonare all’ufficio stampa n. 06 69 98 83 76 o inviare una e-mail a ustampa@uiciechi.it fornendo il proprio indirizzo. Lista di conversazione: è attiva da molti anni e conta circa un centinaio di iscritti e offre la possibilità di attingere a consigli utili, godere di interscambi, conoscere l’attività della nostra Unione, delle trasmissioni Slashradio e quant’altro. Per iscriversi si dovrà inviare un messaggio vuoto al seguente indirizzo: HYPERLINK “mailto:uic-anziani-subscribe@yahoogroups.com”uic-anziani-subscribe@yahoogroups.com. Si avrà senza dubbio una calorosa accoglienza. Particolare importanza viene infine attribuita alla sala virtuale telefonica “Parla, un amico ti ascolta”, luogo di incontro, di confronto e di dialogo che è già entrata nel sesto anno della propria attività. È assistita da numerosi moderatori che si alternano nel loro servizio di ascolto e di proposta dal lunedì al venerdì dalle ore 17 alle ore 19 rimanendo perciò chiusa soltanto il sabato, la domenica e durante i giorni festivi. Coordinata da Cesare Barca, referente per la Commissione, la sala è affidata alla responsabilità tecnica di Nunziante Esposito (HYPERLINK “mailto:nunziante.esposito@uiciechi.it”nunziante.esposito@uiciechi.it - cell. 349 67 23 351) e offre la possibilità di interrompere momenti di solitudine e l’acquisizione di nuove amicizie. Riportiamo di seguito i numeri telefonici indispensabili per utilizzare correttamente questo servizio e invitiamo coloro che volessero giovarsene di richiedere il pin di ingresso telefonando agli amici Primitivo Masi tel.0574 690 208 - cell. 339 548 20 78 e Giuseppe Fabiano tel. 02 610 6000 - cell.328 96 55 528: saranno felici di sentirvi e vi daranno ogni indicazione utile. Si confida nel vostro cortese impegno e nella vostra premurosa attenzione.

Per accedere alla sala conferenza, fare come segue: 1. Digitare uno dei numeri nazionali, riferiti alle province italiane, indicati alla fine di questo documento. 2. Una voce guida chiede il numero della stanza. Digitare dopo l’annuncio vocale le 6 cifre della sala telefonica: 98 90 50 seguìto da #. 3. La voce guida chiede di inserire il pin di sicurezza, quindi, digitare il pin ricevuto, seguìto da #, quindi, digitare sul telefono xXx # 4. Se è stato tutto digitato in modo corretto, la voce guida spiega cosa avverrà, ammesso che non si entri a conferenza già iniziata. 5. Se si entra a conferenza già iniziata, la voce guida dirà “stai entrando in una audio conferenza” e dirà quante persone sono presenti. 6. Se la conferenza è già iniziata, oppure appena viene aperta la stanza, il moderatore chiederà chi è entrato e ci si dovrà presentare. Basta riferire almeno il nome e da dove si chiama. È solo una regola di buona convivenza civile. 7. Se la conferenza non è iniziata, e cioè se non è ancora arrivato il moderatore, una volta entrati, si può ascoltare solo musica.

Avvertenze: 1. La conferenza telefonica può essere registrata a insindacabile giudizio del responsabile del servizio e senza preavviso. 2. Tutti coloro che si collegano tramite il telefono alla stanza telefonica, sono direttamente registrati da un sistema di statistica del sito che gestisce il servizio, per cui il responsabile del servizio avrà l’indicazione di chi si è collegato, in tempo reale e alla fine della conferenza per iscritto, con quale utenza telefonica e per quanto tempo tale utenza telefonica è stata collegata. 3. Il responsabile del servizio avrà cura di aprire e chiudere la sala che sarà attiva solo durante le ore previste e durante i giorni della settimana previsti. 4. Per chi dovesse trasgredire le regole di civile convivenza, sarà prima avvisato e, qualora perpetrasse un comportamento non consono al convivere civile, gli sarà chiuso il microfono ogni volta che si collega.

Quelli che seguono sono i numeri di telefono di rete fissa da chiamare. Attenzione! Si avvisa che se non si ha una flat telefonica, quel contratto con il quale si paga una cifra fissa al mese per tutte le chiamate su rete fissa, chiamando questi numeri, si pagherà la normale tariffa prevista dal contratto sottoscritto con il proprio gestore telefonico. Nel dubbio, chiamare il call center del proprio gestore telefonico e chiedere.

Roma 06 888 12 000; Milano 02 872 12 000; Bari 080 940 1111; Bologna 051 070 1111; Cagliari 070 776 1111; Catania 095 829 1111; Enna 0935 184 1111; Firenze 055 469 1111; Genova 010 853 1111; Modena 059 834 1111; Napoli 081 1988 1111; Palermo 091 860 1111; Perugia 075 945 1111; Torino 011 034 1111; Trieste 040 975 1111.



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Code in festa. Di Irene Balbo



Il 16 ottobre, da qualche anno, si è deciso che diventasse la festa nazionale del cane guida, così l’Unione Italiana Dei Ciechi E Degli Ipovedenti, invita tutte le sezioni del territorio ad organizzare eventi che abbiano lo scopo di informare la cittadinanza sul prezioso aiuto che ci danno ogni giorno questi fantastici animali e sulla legge che garantisce i diritti dei loro conduttori. La legge, infatti, prevede che un cane guida possa entrare in qualsiasi esercizio aperto al pubblico e possa salire su qualsiasi mezzo pubblico senza alcun onere per il cieco che accompagna. Chiunque violi queste norme, da qualche anno, è sanzionabile con un’’ammenda che va dai 516 ai 2500 euro. Nonostante questo molto spesso venniamo a conoscenza, grazie ai media, di notizie di discriminazioni che non solo violano le norme di questo Paese, ma di fatto umiliano e feriscono profondamente chi le subisce.

La giornata a livello nazionale si è aperta con una trasmissione radiofonica, andata in onda proprio da Bologna, dalla radio web dell’istituto Cavazza e che ha visto la partecipazione attiva del nostro presidente nazionale, mario Barbuto, di Fernando torrente, della coordinatrice della commissione nazionale cani guida, Elena ferroni e la mia, in quanto referente della medesima commissione. Scopo del programma radiofonico era quello di collegarsi con tutte le città del territorio italiano nelle quali si sono tenute manifestazioni per questa giornata così importante. Anche a Bologna, quest’anno, grazie al grande lavoro della Commissione cani guida provinciale, guidata egregiamente da Rossana Rossetti e che ha visto la partecipazione agli incontri di molti conduttori di cani guida che si sono impegnati a dare una mano, si è deciso di organizzare una manifestazione per domenica 16 ottobre. A seguito poi delle indicazioni della commissione nazionale cani guida, il Consiglio regionale dell’Emilia Romagna ha collaborato fattivamente alla giornata, sia a livello economico, coprendo le spese organizzative, sia divulgando le informazioni sul territorio; il che ha fatto sì che quasi da ogni provincia emiliana siano arrivati cagnoni e conduttori.

La manifestazione di Bologna si è tenuta in centro, in Via Rizzoli, approfittando anche dei t days, giornate in cui le vie rizzoli, Indipendenza e Ugo Bassi sono affollate di persone. Un tavolino informativo presente fin dalla mattina, gestito da alcuni soci, membri della commissione provinciale, distribuiva volantini e rispondeva alle domande dei presenti, mentre nel pomeriggio a questo si è aggiunto un simpatico corteo che ha percorso via Rizzolie Via Indipendenza. Tutti indossavamo la maglietta fornita dalla sede centrale, su cui, oltre al disegno di un cane, campeggiava la scritta: “liberi di andare insieme”, slogan della festa nazionale. Venti cani guida e una quarantina di persone hanno percorso il centro, in un corteo a volte un po’ scombinato, tenuto insieme dalle persone vedenti che ci hanno dato una mano e che ringraziamo di cuore. La festa è stata bellissima e piena di allegria, conclusa la passeggiata siamo tornati al tavolo informativo dove, Cristiano Borneto, istruttore cinofilo di Forlì, ha cercato, pur nella confusione, di spiegare alcuni punti fermi del suo modo di educare un cane in maniera rispettosa della natura dell’animale. I ringraziamenti sono ovviamente sinceri e dovuti a chi si è impegnato per organizzare la giornata, Rossana, i membri della commissione provinciale, il nostro Presidente Prantoni, tutti coloro che quel giorno sono stati con noi, Cristiano Borneto, il signor Nino, i ragazzi del servizio civile, le persone che si sono unite a noi anche da lontano, fin dalla Puglia e il consiglio regionale dell’Emilia Romagna che ha sostenuto con entusiasmo la giornata. Anche se non potranno leggere questo pezzo, voglio però ringraziare, su tutti, i cani che sono rimasti lì, pur essendo in tanti, senza fare confusione, andando avanti e indietro con noi, rimanendo fermi al tavolo informativo, armati sempre di quella pazienza e quell’abnegazione che sono così commoventi e inarrivabili per noi umani. Il prossimo anno ci sarà un nuovo 16 ottobre, speriamo di poter fare nuovamente qualcosa di bello ed interessante.



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Egidio Sosio è il nuovo disability manager di Bologna. A cura di Irene Balbo



Con piacere e un pizzico di orgoglio vi comunichiamo che la scelta del Sindaco Merola per ricoprire una carica così importante, come quella del disability manager, è caduta sul nostro socio ed ex presidente sezionale, Egidio Sosio. Il suo lavoro non sarà facile e la sua strada non sarà priva di ostacoli, tuttavia abbiamo fiducia che il nostro Egidio saprà superarli e confrontarsi con ogni tipo di disabilità con rispetto e attenzione. La scelta di Egidio, però, non ha trovato tutti concordi; per questo pubblichiamo l’articolo di repubblica.it in cui si annuncia l’assunzione da parte di Sosio della nuova carica e nel contempo un articolo di sassuolo2000 in cui il Presidente della società dei disability manager chiarisce bene quali siano i compiti e le competenze di questa figura ed esprime alcuni dubbi sulla nomina. Speriamo che presto Egidio vorrà scrivere per il nostro giornalino un articolo per raccontarci i suoi primi mesi in questo nuovo e prestigioso ruolo.

Repubblica.it del 09/10/2016.

Bologna ha un disability manager: Egidio Sosio In passato è stato presidente dell’Unione italiana ciechi. Ieri l’annuncio di Merola. BOLOGNA. Il sindaco Virginio Merola ha scelto il nuovo “disability manager”. Sarà Egidio Sosio, per anni presidente della sezione bolognese dell’Unione italiana ciechi. Il primo cittadino aveva promesso in campagna elettorale che avrebbe creato questa nuova figura di “garante” dei disabili e nei giorni scorsi era stato sollecitato su questo dai consiglieri Pd Marco Lombardo e Elena Leti. «L’avevamo scritto nel programma e oggi è realtà — ha annunciato ieri Merola — . Sosio si occuperà di verificare che gli interventi del Comune siano armonici e non in contrasto rispetto alle tante difficoltà che le persone disabili incontrano. Sto parlando di barriere architettoniche, ma non solo. Il disability manager sarà un facilitatore che, partendo dal punto di vista di chi ha modalità differenti di movimento e percezione, aiuterà a progettare la città e i suoi quartieri nel rispetto di tutti». Sosio ha 61 anni, è nato a Como, ma è bolognese “d’adozione”, arrivato sotto le Torri per studiare all’Istituto Cavazza dopo che una diagnosi di retinite pigmentosa aveva decretato il suo futuro di non vedente. Del suo nuovo ruolo si dice «felice e onorato» e ha le idee chiarissime su come si può migliorare la vita dei disabili in città: la quale, come ha documentato la recente inchiesta di Repubblica Bologna, è ancora spesso un percorso a ostacoli. «Gli interventi sono connessi a un problema squisitamente economico — spiega — . Se ci sono le risorse, si fanno gli interventi, altrimenti no». In effetti i consiglieri comunali che avevano sollecitato la nomina avevano anche chiesto di prevedere un budget per ridurre le barriere. Lombardo ha proposto ad esempio di utilizzare una quota dell’imposta di soggiorno. Sosio ha all’attivo un accordo con l’allora azienda del trasporto pubblico Atc sugli annunci vocali delle fermate. Le associazioni dei disabili in campagna elettorale avevano chiesto il «diritto alla mobilità perché significa diritto alla vita». «Io credo che le navette elettriche durante i T-Days andrebbero assolutamente fatte — dice il nuovo disability manager — , si tratta di dare la possibilità a tutti di usufruire della città». Mentre Lombardo saluta con favore la nomina di Sosio («sarà un piacere lavorare con lui»), non mancano però le polemiche. «Io ho delle forti perplessità su questa scelta — dice Massimiliano Ulivieri, 45 anni, affetto da una patologia neuromuscolare, esperto di turismo accessibile — . Sosio sarà anche bravissimo ma la vita del disabile non si limita alle barriere architettoniche, non si tratta solo di abbattimento dello scalino. Le situazioni sono complesse e non si limitano a un solo tipo di disabilità. Mi dispiace molto ma questo per me è un errore, sarebbe bastata una veloce ricognizione del nostro vasto mondo per capirlo, anche se si tratta di una nomina fiduciaria». di Eleonora Capelli HYPERLINK “mailto:info@letturagevolata.it” HYPERLINK “mailto:info@letturagevolata.it” Sassuolo2000 del 16/10/2016. La Società dei Disability Manager interviene dopo la nomina di Sosio a Bologna In seguito alla recente nomina di Egidio Sosio come disability manager di Bologna, sono stati sollevati molti interrogativi sulle caratteristiche di questa figura, ancora poco conosciuta, e sul ruolo che dovrà avere. Come SIDIMA – Società Italiana Disability Manager, proponiamo quindi qualche chiarimento sul tema. «Anzitutto, il disability manager è un professionista» spiega Rodolfo Dalla Mora, presidente di SIDIMA. «Gli iscritti alla SIDIMA, ad esempio, hanno seguito un apposito corso universitario di perfezionamento. È comunque possibile provenire da percorsi formativi differenti, anche perché si tratta di una competenza aggiuntiva che integra una professionalità preesistente (come quella di architetto, avvocato, assistente sociale, ecc.). In ogni caso, resta il fatto che disability manager deve essere un tecnico di alto livello, selezionato in base al curriculum e alle competenze, che risponde direttamente al Sindaco o al Direttore Generale». Non è quindi un ruolo politico, come quello di un assessore. E non si tratta nemmeno di un semplice volontario, né di una persona che agisce in rappresentanza di qualche associazione: questa è una funzione importantissima, che tuttavia viene già svolta dalle Consulte delle persone con disabilità. Il disability manager ha un ruolo ben diverso: deve avere un budget d’azione e, come ogni tecnico, deve essere remunerato. La remunerazione, d’altra parte, corrisponde a una chiara responsabilità: il disability manager infatti ha il compito di vigilare affinché l’attività degli uffici comunali rispetti la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. È inoltre una figura chiamata a supervisionare le politiche del territorio, in ogni ambito: «L’accessibilità è uno degli aspetti chiave», continua Dalla Mora, «ma pensiamo anche alle politiche sociali, a quelle per la mobilità, per la casa, per l’inclusione scolastica o l’inserimento lavorativo. Il disability manager deve lavorare affinché tutti gli attori istituzionali, quando pianificano, quando decidono, si chiedano: “Questa decisione che effetto avrà sulle persone con disabilità? Come posso far sì che questo accordo sulle case popolari, queste linee di indirizzo per i servizi sociali, questo regolamento edilizio rispettino e promuovano i diritti delle persone disabili?”». A tale funzione di controllo si aggiunge poi quella propositiva: il professionista deve anche suggerire all’Amministrazione possibili linee di intervento. Per essere efficace, però, il disability manager deve avere una sua autonomia e una reale capacità d’azione. «Purtroppo è frequente che, soprattutto in campagna elettorale, i politici promettano di assumere questa figura senza nemmeno sapere di cosa si tratta», prosegue il presidente di SIDIMA. «Così nominano un “disability manager” puramente di facciata, che di fatto risulta svuotato di qualsiasi prerogativa. Oppure diventa un sostituto della Consulta, un pretesto per bypassarla». Il che sarebbe un esito paradossale per il disability manager, che nasce proprio come “facilitatore di reti”, in grado di connettere cittadini, associazioni e amministrazione comunale. «Noi ci auguriamo che Bologna sappia cogliere questa opportunità nel modo giusto, e che Egidio Sosio venga messo nelle condizioni di svolgere il suo lavoro con professionalità ed efficacia. Naturalmente come SIDIMA siamo assolutamente disponibili a collaborare con Sosio e con l’Amministrazione bolognese, anche offrendo la nostra consulenza nel definire il ruolo del nuovo disability manager. Al quale, in ogni caso, auguriamo di cuore un buon lavoro».



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Il nostro vicepresidente al concorso a cattedre. A cura di Irene Balbo



L’arcinota legge Renzi sulla scuola, comunemente conosciuta come “Buona scuola”, tra le altre novità ha bandito un nuovo concorso a cattedre per insegnanti di ogni ordine e grado. Tra i molti laureati, aspiranti docenti, che da anni aspettavano una cattedra e in cui si è accesa una speranza, finalmente, di un posto fisso, c’era anche il nostro vicepresidente, gennaro Iorio. Seguendo le regole previste dalla legge gennaro ha richiesto di poter eseguire, grazie all’uso di ausili tecnologici adeguati, i suoi compiti come gli altri candidati, ma questo non è stato possibile. Da questo è scaturita una serie di articoli, sia di Gennaro che di giornalisti che hanno trovato la sua vicenda degna di diffusione. Qui sotto ve li riportiamo, per raccontarvi la storia di un uomo che vorrebbe solo che i suoi diritti fossero rispettati e per incitare chiunque si trovi in una condizione analoga alla sua, a non arrendersi e a continuare a battersi per ciò che si ritiene giusto. Ora gennaro insegna per otto ore come precario in un liceo della nostra città, ha rifiutato dei posti per il sostegno ad altri disabili perchè ritiene che, avendo egli un handicap, ci siano molte situazioni in cui non riuscirebbe a garantire l’aiuto di cui le persone necessitano e ha intrapreso una causa legale per veder riconosciuto un suo diritto, in questo suportato economicamente anche dalla sede centrale. Il Fatto Quotidiano del 05/08/2016. Scuola, il concorso pubblico che “esclude” i ciechi. La denuncia di un professore di Bologna Gennaro Iorio ha due lauree e fa l’insegnante precario in un istituto di Imola. Si iscrive alla prova ma scopre che il Ministero dell’Istruzione e il Cineca non avevano pensato di garantire l’accesso ai non vedenti. “Che cosa dico ai ragazzi quando devo insegnar loro che la legge è uguale per tutti, o che la Repubblica rimuove gli ostacoli alla persona?” Tra i bocciati al “concorsone” ce n’è uno che non protesta ma avrebbe molte ragioni. Si chiama Gennaro Iorio, ha 35 anni, ed è uno dei 165mila insegnanti che ha sostenuto la prova sperando, come tutti i candidati d’Italia, di avere un posto fisso nella scuola pubblica. A differenza degli altri, però, Gennaro è cieco. Nonostante non una ma due lauree in tasca non ce l’ha fatta, ma il punto è un altro. Prima della prova ha scoperto, suo malgrado, che chi l’ha organizzata non si era minimamente posto il problema di garantire parità di condizioni ai non vedenti, violando così una sfilza di norme in materia e l’art. 3 della stessa Costituzione, quello che definisce compito essenziale della Repubblica “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Succede a Bologna, città non certo arretrata in fatto di servizi alla persona. Iorio da un anno insegna Filosofia e Storia in un istituto tecnico commerciale di Imola. E’ stato ricercatore per cinque anni e dopo una laurea in Storia e Filosofia e in Antropologia ed epistemiologia delle religioni. Insomma, ha le carte in regola per candidarsi alle prove del 16 e 18 maggio. E’ anche vicepresidente dell’Unione italiana Ciechi di Bologna, sezione provinciale. Sa bene, quindi, che quando si parla del diritto di accesso in Italia c’è sempre qualche imprevisto. Quando compila la domanda di partecipazione segnala subito la sua condizione nell’apposita casella che dovrebbe far accendere una lampadina a Roma. E invece niente. Iorio contatta allora l’Ufficio scolastico regionale per segnalare il problema. “Mi è stato poi riferito che avevano chiesto a Miur e Cineca ma che gli è stato confermato che effettivamente non si erano preoccupati che il software fosse accessibile, ignorando una marea di leggi”. A partire dalla Legge Stanca del 2004. Iorio non si arrende e inizia con l’Usr un carteggio per tentare di ottenere le condizioni minime per sostenere la prova. Chiede una trascrizione Braille dei test, no. Chiede di poter usare il suo display, niente da fare. Chiede un software di scrittura e lettura per non vedenti, nisba. “Tutte cose in uso da anni nelle scuole, niente di rivoluzionario o di costoso”, spiega. Alla fine di un lungo braccio di ferro otterrà solo un po’ di tempo in più e di essere affiancato da una persona che gli legge le domande. “Ma già erano complicate, figurarsi senza poterle leggere direttamente”. Il primo agosto escono i tabelloni: bocciato. “Non posso dire che se fossi stato vedente sarebbe andata diversamente. Ma quello che so è che non sono partito alla pari. Non sono stato messo nelle condizioni di svolgere questa prova come gli altri, che è una cosa banalissima da fare e a costo quasi zero. Sono anche deluso dalla mia associazione che si è fermata di fronte ai ‘no’ del ministero”. Iorio non demorde. “Dicono che ci sarà un’altra prova fra tre anni, vediamo se qualcosa cambierà”. Resta agli atti la risposta che ha dato al quesito che chiedeva di impostare un programma didattico sull’educazione civica. Quello proposto e scritto da Gennaro Iorio recita: “”Quando il prof cieco dettò l’art. 3 della Costituzione”. Ed è già il titolo di un’altra piccola – ma emblematica – storia italiana. di Thomas Mackinson.

La Repubblica del 07/08/2016. Il professore non vedente penalizzato al concorsone La legge prevede che i test siano svolti con un programma apposito. “Avevo fatto tutte le richieste ma il giorno della prova l’attrezzatura non c’era”. BOLOGNA. All’handicap si è aggiunto l’handicap. A Gennaro Iorio, insegnante cieco di storia e filosofia, non sono stati messi a disposizione gli strumenti per poter sostenere autonomamente il concorso relativo al posto di insegnante di ruolo e per questo, a tutti gli effetti una violazione della legge, ricorrerà alle vie legali. In pratica, nelle due prove concorsuali tenutasi a Bologna e Ferrara, il professore ha dovuto ricorrere a una persona di fiducia che gli ha letto i quesiti e ha scritto le risposte sotto dettatura. «Una condizione di grave disagio che mi ha oggettivamente penalizzato», spiega. Eppure Iorio, in vista della prova, aveva chiesto, tramite il portale di iscrizione del ministero (Miur), la disponibilità dell’apposito programma per i ciechi da applicare al computer, capace di rendere “parlante” lo strumento in modo da garantire autonomia a chi non vede sia nella lettura che nella scrittura. Pochi giorni prima, lo stesso Iorio si era rivolto all’Ufficio scolastico regionale (Usr) per verificare che tutto fosse disponibile ricevendo rassicurazioni. Ma una volta giunto il giorno del concorso, si è accorto che le attrezzature necessarie non c’erano. «Il Cineca doveva predisporle, ma si è scoperto che il programma per ciechi era incompatibile con quello che governava i computer usati per la prova», spiega Iorio rilevando che si tratta di una palese violazione della legge del 2004. «Mancavano del tutto la sintesi vocale e la barra Braille», lamenta il professore che nell’ultimo anno ha insegnato storia in un istituto tecnico di Imola spostandosi con l’aiuto e l’accompagnamento di un cane. Alla fine Iorio non ha vinto la cattedra, ma non si dà per vinto. «Ho troppa stima di me stesso per ipotizzare risultati diversi se fossi stato messo alla pari con gli altri. So che non ho avuto il diritto di scrivere e di leggere», dice. Iorio, che si muove anche nel mondo del giornalismo culturale e tiene una rubrica per l’emittente radiofonica web «Radio Oltre », che trasmette dall’istituto “Cavazza”, ha per questo deciso a dare battaglia legale. «Nel frattempo farò il precario come sempre», riprende. «Andrò dove mi chiamano per fare supplenze». Ma anche in questo caso la possibilità di accettare incarichi è per lui più limitata visto che per spostarsi ha maggiori difficoltà di altri. Il viaggio a Imola, per lui, durava un’ora e mezza, ben più del doppio di un vedente. Così, quello che è stato definito “il concorsone”, oltre a spedire gli insegnanti lontani da casa in modo a volte cervellotico, non è in grado di trattare chi ha una difficoltà secondo le prescrizioni di legge. di Valerio Varesi

Superando.it del 30/08/2016. Spieghero’ ai miei alunni la Costituzione, e sorriderò. «Non ho avuto il diritto di scrivere e leggere e quando ai miei alunni spiegherò l’articolo terzo della Costituzione, sorriderò, come ho fatto in quella mattina di maggio»: così Gennaro Iorio, professore e persona non vedente, racconta la vicenda della sua partecipazione al “Concorsone” della Scuola, di fronte a un Ministero che, sottolinea egli stesso, «ha manifestato una radicale ignoranza su cosa significhi accessibilità e il relativo diritto ad essa». Ci sono vicende in cui i fatti (e le Leggi) parlano da sé. Per questo abbiamo deciso di dare spazio integralmente alla lettera inviataci dal professor Gennaro Iorio, persona non vedente e già “firma” apprezzata anche del nostro giornale, lettera riguardante la sua recente partecipazione al cosiddetto “Concorsone”, ovvero al Concorso 2016 per Docenti della Scuola. Così ci ha scritto: «Questa è una di quelle storie che t’implodono dentro, che ti umiliano così tanto che non puoi fare altro che scrivere. Mi fa quasi male farlo, perché devo raccontare ciò che ho subìto e nel fare questo mi vergogno. Sono un professore di filosofia e storia e ho partecipato al Concorsone della Scuola. Avrei voluto sostenere la prova scritta come tutti: sedermi davanti a un computer, leggere i quesiti e scrivere le risposte. Io, la prova e il tempo. Invece, la storia è andata diversamente: ho compilato il campo della modulistica del MIUR [Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, N.d.R.] in cui mi si chiedeva di quale ausilio necessitavo per sostenere la prova. Ho scritto che avevo bisogno di un computer attrezzato con sintesi vocale e barra braille, ho specificato che il formato della prova fosse accessibile e ho chiesto una persona di fiducia per un’eventuale copia del mio elaborato scritto. Poi, ho contattato con sciocca fiducia l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna, per avere conferma che le mie semplici ed economiche richieste fossero state, come legge prevede, soddisfatte. Invece, era l’inizio di una brutta storia italiana. Il CINECA [Consorzio Interuniversitario senza scopo di lucro, formato da settanta Università italiane, cinque Enti di Ricerca Nazionali e il MIUR, N.d.R.] non si era preocupato di rendere accessibile il formato della prova, ignorando una Legge dello Stato approvata nel 2004, la maledettamente ignorata “Legge Stanca” [Legge 4/04, “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, N.d.R.]. Il MIUR non ha sentito il dovere di controllare e di impedire questa illegalità. L’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), non ha avuto la forza, la capacità di fare nulla né prima né dopo. L’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna non ha avuto l’autorità e la capacità di accettare le soluzioni che ho proposto per uscire da questo contesto d’illegalità. E così alla fine la storia si sta chiudendo, il sipario piano piano sta calando. Ho dettato le mie prove, ho ascoltato le mie domande, l’ho fatto mediante l’unica cosa concessami, insieme al tempo aggiuntivo, ovvero una persona di fiducia. Nel 2016, dunque, non ho avuto il diritto di scrivere e leggere in autonomia. Nel 2016 ho dovuto affrontare la fatica immane di dettare unità didattiche e lezioni senza poterne avere un riscontro; ho dovuto rispondere a quesiti di comprensione di un testo in lingua inglese, senza poter leggere il testo stesso. In una delle domande ho citato l’articolo terzo della Costituzione Italiana («Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»), meglio, l’ho dettato, e mentre lo facevo sorridevo con un’amarezza sconfinata e ho pensato a come il sorriso confini con il pianto. La storia è finita, non ho superato la prova, ho perso la battaglia; ho troppa stima di me per ipotizzare risultati diversi se fossi stato messo alla pari di tutti. So che non ho avuto il diritto di scrivere e leggere. So che quando ai miei alunni spiegherò l’articolo terzo della Costituzione, sorriderò, come ho fatto in quella mattina di maggio». Fin qui la denuncia di Gennaro Iorio, che nei primi giorni di agosto ha ottenuto una discreta eco, anche in testate generaliste come «Il Fatto Quotidiano» e «la Repubblica». Proprio all’edizione di Bologna di quest’ultimo quotidiano, ha affidato la propria replica l’Ufficio Stampa del Ministero, precisando «che per il professor Iorio non c’è stata alcuna penalizzazione. Nessun handicap aggiunto all’handicap. Il MIUR, nel suo caso come in quello di altri docenti non vedenti che hanno affrontato il concorso, ha fornito il supporto necessario, secondo disposizioni contemplate dalla legge. Alla domanda di ausili da parte del professor Iorio, l’Amministrazione ha accordato più tempo per rispondere alle domande e un tutor che lo accompagnasse. Informazione ovviamente fornita al docente prima dello svolgimento della prova, non il giorno stesso. Il ricorso al tutor, contemplato dalla legge, è stato scelto dall’Amministrazione per garantire supporto ai candidati interessati con una soluzione comune e facilmente approntabile per tutte le tipologie di disabilità. Altre metodologie assistive, come tastiere braille esterne o computer con tastiera braille installata, avrebbero potuto svantaggiare i candidati stessi nel caso di un “crash” del pc: sarebbe stato impossibile avere una postazione di emergenza in aula per ciascun candidato con disabilità, mentre erano presenti postazioni in più utilizzabili da parte di tutti i candidati in casi di emergenza. Esistono inoltre differenti tipi di ausilio per una stessa disabilità. Nel caso specifico, il professor Iorio ha avuto 90 minuti in più, come giusto che fosse, per completare la prova, accompagnato da un tutor di sua fiducia. Il MIUR tiene a smentire la teoria secondo la quale nessuno aveva pensato prima ai candidati diversamente abili: il software utilizzato prevede fra le sue funzioni proprio quella per garantire tempo aggiuntivo a chi sostiene la prova». Ancora una volta è arrivata la controreplica – stringente e chiara – di Gennaro Iorio, ripresa anch’essa dall’edizione bolognese di «Repubblica». «Il comunicato del Ministero – ha scritto – mi ha ferito come individuo e come cittadino. Con esso, infatti, il Ministero stesso dichiara di aver scelto consapevolmente di non essersi occupato di rendere accessibile il software della prova scritta. In questo modo si confonde il diritto all’accessibilità con la scelta che una persona può fare consultando un menù di un ristorante. Io avevo segnalato al MIUR, all’atto dell’iscrizione online, che per sostenere la prova avevo bisogno di un computer attrezzato, di una prova resa nel suo formato fruibile, del tempo aggiuntivo e di una persona di fiducia. Ovviamente al momento della domanda online ho inserito preventivamente anche la presenza di una persona di fiducia sperando che non fosse necessaria. Ma se il software fosse stato a norma di legge, io non avrei avuto bisogno di nessuno. Scrivere che il software era accessibile perché si poteva programmare il tempo aggiuntivo è un’affermazione che manifesta una radicale ignoranza su cosa significhi accessibilità e il relativo diritto ad essa. Scrivere che si è scelto di non attrezzare un computer perché non era possibile prevederne uno di riserva è un argomento dalla logica misteriosa. Se il software fosse stato reso accessibile, ogni computer lo sarebbe stato di conseguenza. Abbiamo svolto le prove in laboratori d’informatica, non era cosa difficile prevedere l’installazione in rete del programma di lettura e scrittura per persone cieche, oppure la sua stessa installazione non avrebbe chiesto un lavoro eccessivo di fronte alle ipotizzate “catastrofi informatiche”. Il MIUR non comprende che costringere un docente a dettare unità didattiche, ad ascoltare quesiti complessi, a rispondere a domande di lingua straniera, senza avere la possibilità di fare tutto questo in autonomia, significa far svolgere un lavoro in condizioni peggiori. Provate a chiedere a un architetto di dettare un progetto grafico anziché disegnarlo; provate a chiedere a un giornalista di dettare i propri articoli, senza poterli rileggere da solo. Provate e capirete cosa significa chiedere a un docente di scrivere unità didattiche, però dettandole. Sulla prova in lingua straniera, poi, è fin troppo evidente il danno che ho subìto: comprensione del testo significa leggerlo e non ascoltarlo». Era il 13 dicembre 2012, quando in occasione della Giornata Nazionale del Cieco, Gennaro Iorio aveva co-firmato, sul nostro giornale, un articolo intitolato Un Paese ancora bendato, di fronte ai problemi dei ciechi. Da allora sono passati quasi quattro anni…. Superando.it del 14/10/2016. Il sostegno e i conti che non tornano di Gennaro Iorio* «Preferisco non lavorare – scrive Gennaro Iorio, docente cieco di Filosofia e Storia – piuttosto che impedire ad uno o più studenti con disabilità di avere un docente di sostegno capace di valorizzarli. Qualche collega cieco, forse, avanzerà dei dubbi e sosterrà che un cieco può fare l’insegnante di sostegno. Un cieco può forse farlo in alcuni casi, ma a noi precari viene mandata una comunicazione in cui nulla ci viene detto sui casi da seguire. Amo il mio lavoro e la mia filosofia e continuerò a vivere il paradosso di volere insegnare e nello stesso tempo essere disabile». Sono le 13 e 30 circa e da pochi minuti ho lasciato andare via la possibilità di avere un incarico; una di quelle supplenze che se ti capitano è una fortuna, perché sono di 18 ore e perché dura sino a fine anno. Ma ho dovuto scegliere di non dare la mia disponibilità, perché ho dell’inclusione un’idea molto alta. Ho rinunciato a quello che molti colleghi e amici hanno accettato e giustamente accetteranno: la cattedra sul sostegno. Sono un docente con una disabilità, ma questo non mi impedirebbe di prendere un incarico come insegnante di sostegno per qualsiasi disabilità. Cominciate a vedere dov’è la trappola? Non ho le condizioni e soprattutto le competenze per svolgere questo delicato e importante ruolo. Qualcuno potrà pensare, ma qual è il problema? Il problema è che noi insegnanti siamo dei “numeri con un punteggio”: più lavori, più punti fai. Più punti hai e più lavorerai. Capite dov’è la trappola? Conosco alcuni dei colleghi che potrebbero prendere un incarico da me rifiutato e vi assicuro che sono preparati e capaci di farlo. Però, nel momento in cui io rinuncio per una scelta etica di rispetto nei confronti della persona con disabilità che dovrei seguire, subisco un danno nella mia posizione in graduatoria e i punti che si perdono in questo “gioco perverso” non li recuperi più. Ma preferisco non lavorare, piuttosto che impedire ad uno o più studenti con disabilità di avere un docente di sostegno capace di valorizzarli. Ecco, il valore è qualcosa che dovremmo vedere sempre dietro i nostri studenti. Sono stato per otto anni in un Istituto per Ciechi, per anni ho avuto insegnanti di sostegno e posso dire una cosa: se è questa l’inclusione, che si riaprano presto gli istituti! Qualche collega cieco, forse, avanzerà dei dubbi e sosterrà che un cieco può fare l’insegnante di sostegno. Un cieco può forse farlo in alcuni casi, ma dovete sapere che a noi precari viene mandata una comunicazione in cui nulla ci viene detto sui casi da seguire. Amo il mio lavoro e la mia filosofia e continuerò a vivere il paradosso di volere insegnare e nello stesso tempo essere disabile. Gennaro Iorio, Docente cieco di Filosofia e Storia.



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A spasso con un cieco per il centro di Bologna. Di Marcello Radighieri. Da repubblica Bologna



LA REPUBBLICA BOLOGNA - 13/10/2016.

Di MARCELLO RADIGHIERI.

QUI c’hanno provato, non si può dire che sia mancata l’attenzione. Ma hanno fatto troppi errori, a volte anche perdendosi in piccoli dettagli e vanificando gli sforzi. Il risultato? In molti casi la barriera architettonica, di fatto, è ancora al suo posto . Incrocio tra via Ugo Bassi e via Indipendenza, sono da poco passate le 14. Andrea Prantoni, presidente dell’Unione Italiana Dei Ciechi e Degli Ipovedenti di Bologna, vorrebbe attraversare la strada per dirigersi in piazza Maggiore. Con il bastone cerca i Loges, le strisce “tattilo plantari”: in pratica, quei rilievi nella pavimentazione appositamente inseriti per guidare i non vedenti. In questo caso dovrebbero condurre Prantoni fino al “cicalino”, il pulsante giallo che attiva il segnale sonoro, permettendogli così di proseguire in sicurezza. Invece sboccano sul niente: il pulsante non è dove dovrebbe essere ma un paio di metri indietro, vicino alle colonne del portico. Per trovarlo Prantoni deve muoversi a tentoni, per di più intralciato dal via vai sempre intenso in questa zona. è solo uno dei tanti esempi di “barriere sensoriali o percettive”. Ostacoli piccoli e grandi che rappresentano la croce quotidiana di ogni non vedente. Che si vanno a sommare agli intralci architettonici (gradini, scalinate, scivoli troppo pendenti) colpevoli di complicare la vita alla gran parte dei diversamente abili, e a cui Repubblica Bologna ha dedicato un approfondimento la scorsa settimana. Questo è un esempio - spiega Prantoni - ma ce ne sono tanti altri . In effetti basta passare dall’altro lato della strada, dove il Loges manca del tutto, probabilmente a causa della vicinanza con Palazzo d’Accursio. Oppure scendere per via Ugo Bassi e arrivare fino all’incrocio con via Marconi, dove ci attende una “giungla di cicalini”. I bottoni gialli ci sono tutti, ma sparpagliati a seconda del lato della strada: a seconda del lato li puoi trovare ora sul palo a destra, ora su quello alla tua sinistra. Le associazioni avevano chiesto di stabilire un metodo uniforme, in modo da facilitare la vita al non vedente, ma niente da fare. E potrei continuare all’infinito. Il colore dei Loges, per esempio, qui è uguale a quello delle altre mattonelle. Il ché impedisce agli ipovedenti (coloro che hanno una capacità visiva decisamente ridotta) di distinguere le strisce, o al loro mancato rilievo. Non dico di farli gialli, come in stazione centrale, ma almeno di una sfumatura diversa . La posizione, il colore, il materiale: in apparenza sembrano dettagli. Dopotutto le strisce ci sono, si potrebbe obiettare. Ma in realtà cosi si vanificano gli sforzi e non si risolve molto , continua Prantoni. Bastava coinvolgerci anche nella fase esecutiva del Cantierone, avremmo dato le giuste indicazioni . Le difficoltà di spostamento per i non vedenti, naturalmente, non si esauriscono ai semafori. Riguardano anche le bici legati alla bene e meglio fuori dalle rastrelliere, i pali in mezzo ai marciapiedi o i tavolini dei bar sotto i portici, che restringono parecchio il passaggio come accade ad esempio in via Castiglione o in via Augusto Righi. E qualche grana, manco a dirlo, si ha pure con i mezzi pubblici. Le fermate in mezzo alla strada, come quelle di via Marconi, sono pericolosissime, e difficilmente individuabili. Se sto camminando sotto il portico, come faccio a capire dov’è la pensilina? . Tocca chiedere aiuto ai passanti, o inventare qualche accorgimento per ricordarsi la posizione. Anche una volta saliti sull’autobus, poi, non si può certo stare tranquilli. Nel 2005 l’Unione Ciechi ha trovato un accordo con Tper per inserire l’avviso sonoro sugli autobus, che oggi dovrebbe essere previsto su quasi tutti i mezzi. Ma manca la manutenzione, e spesso e volentieri l’avviso è solo un lontano ricordo.



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Barriere Architettoniche. I disabili fanno da consulenti. Di Gabriele Mignardi dal Resto del Carlino



Il Resto del Carlino del 06/11/2016.

CASALECCHIO. I diversamente abili diventano consulenti (gratuiti) del Comune per abbattere le barriere architettoniche della città. Succede a Casalecchio, dove ieri mattina i rappresentanti dell’Uici (Unione italiana ciechi e ipovedenti) e di Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare) hanno sottoscritto una convenzione con gli amministratori comunali che ha l’obiettivo di collaborare con l’obiettivo condiviso di abbattere progressivamente le barriere architettoniche che limitano la libertà di movimento dei disabili. Il contesto amministrativo è quello del tavolo di lavoro sull’accessibilità urbana che riguarda sia gli interventi sulle strade e gli edifici esistenti che la progettazione dell’accessibilità nelle nuove urbanizzazioni. COSÌ IERI mattina nella sala delle cerimonie del municipio il presidente di Uici Andrea Prantoni, la presidente Uildm Antonella Pini, il direttore della società patrimoniale di proprietà comunale Adopera Srl, Serse Luigi Catani e Vittorio Emanuele Bianchi, dirigente dell’area servizi al territorio del Comune di Casalecchio, hanno sottoscritto un accordo di natura tecnica, condiviso dal sindaco Massimo Bosso e dall’assessore all’ Urbanistica Nicola Bersametti. Per l’associazione che riunisce ciechi ed ipovedenti si è trattato di un rinnovo: «Diciamo che fino ad ora i rapporti con Casalecchio sono stati positivi, anche recentemente abbiamo dato delle indicazioni relativamente a percorsi protetti con fittoni segnalati in modo da renderli visibili anche ad ipovedenti», spiega il presidente Prantoni. L’OBIETTIVO non secondario è di fornire elementi di formazione culturale in particolare ai tecnici, che magari sono all’oscuro di tutta una serie di problematiche. A Bologna stanno per riprendere i lavori del tavolo tecnico e spero che questi esempi si estendano anche ad altri comuni». ODINO COCCHI era presente in quanto esponente dell’associazione che riunisce famiglie e malati di distrofia muscolare ed è persona autorevole nel settore: «Quest’estate, nel dare i voti a queste politiche, a Casalecchio avevo inflitto un cinque anche per via degli errori fatti alla Casa della Salute (non ancora corretti, anzi, bissati a Crevalcore!). Però da allora si sono fatti correttamente i percorsi pedonali e ciclabili alla Filanda e si è sistemato il pasticcio del dehors all’angolo fra piazzale Levi Montalcini e via Marconi-aggiunge Cocchi- e poi abbiamo condiviso l’intervento che sarà presto realizzato sugli stalli di parcheggio e sui marciapiedi intorno alla nuova Dolce Lucia. Qui siamo sulla strada giusta», dice ottimista Cocchi. di Gabriele Mignardi.



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Audiodescrizioni. Queste sconosciute. Di Irene Balbo



nel recente incontro con i soci tenutosi a novembre presso la nostra sede di Via Dell’Oro 1, tra i vari argomenti affrontati, Nicola Tondi, laureato presso l’università di Bologna e operatore nel campo delle audiodescrizioni per il teatro, è venuto a parlarci della situazione delle audiodescrizioni in Italia, che è stato argomento della sua tesi di laurea. In quel contesto è emerso come l’informazione su questo tema sia piuttosto scarsa, per cui riteniamo utile fare una breve panoramica su ciò che si sta facendo nel nostro Paese per rendere accessibile il cinema in particolare ai disabili visivi. Per audiodescrizione, infatti, si intende un testo scritto pensando ad un utente cieco, che ha lo scopo di raccontare ciò che, durante un film, essendo privo di dialogo e di colonna sonora esplicativa, sia incomprensibile senza l’uso della vista. Lo scopo di un tale testo è quello di rendere la comprensione del prodotto audiovisivo da parte di chi non vede, la più vicina possibile a quella degli spettatori vedenti. Prima di iniziare questo elenco di associazioni, società ed enti che lavorano in questo settore, riteniamo utile rendere nota la recente legge sul cinema dove, per la prima volta, si parla in maniera chiara di accessibilità ai prodotti audiovisivi. Per ora, a differenza delle leggi di altri paesi, la nostra normativa non vincola a rendere accessibili iprodotti di cinema e tv per ottenere contributi pubblici, tuttavia è previsto un finanziamento aggiuntivo per chi decida di percorrere questa strada virtuosa e fruisca di aiuti statali. Ovviamente bisognerà vigilare sui decreti attuativi, affinchè questo primo passo non si perda nel mare magnum delle altre questioni che qui vengono affrontate e non si dovrà smettere di lavorare per ottenere finalmente una legge che obblighi davvero a rendere accessibili gli audiovisivi ai disabili sensoriali. Nonostante questa carenza normativa e nonostante culturalmente il nostro Paese sia ancora molto arretrato rispetto a questo argomento, ormai da anni esistono varie realtà su tutto il territorio che affrontano il problema in maniera diversa, ma a suo modo comunque efficace. Cercheremo qui di elencare il più esaustivamente possibile i soggetti che lavorano per aiutare i disabili visivi a fruire con più consapevolezza di films e serie tv, se però qualcuno notasse lacune o mancanze è pregato, ovviamente di segnalarlo alla nostra redazione e integreremo volentieri questo articolo per un prossimo numero. Possiamo iniziare a parlare delle audiodescrizioni per la tv, purtroppo ancora troppo scarse e limitate alle reti pubbliche, mentre in altri paesi europei e non solo, esistono prodotti audiodescritti anche su canali tv privati. Solo la rai, in Italia, fornisce alcuni prodotti audiodescritti e sottotitolati. Quando sono presenti alcuni films o serie tv audiodescritte queste vengono segnalate prima dell’inizio del programma stesso. Una voce fuori campo infatti invita ad attivare il secondo canale audio della tv digitale per poter ascoltare la colonna audiodescritta, oppure a fruire della trasmissione su onde medie. E’ inoltre possibile sentire le audiodescrizioni in streaming o scaricandole dal sito del segretariato sociale. Qui la pagina in cui si trovano i linnk per lo streaming, i links della pagina televideo in cui è possibile reperire l’elenco dei programmi audiodescritti e quello alla pagina dedicata ai disabili visivi: http://www.segretariatosociale.rai.it/dl/sociale/website/ContentItem–16aad8f7–6828–4105-ac14–0e933302abc7.html

Proseguiamo il nostro discorso parlando di dvd ccorredati di audiodescrizione. Si tratta di dvd che è possibile reperire nei normali canali di vendita, sono inffatti i dvd che tutti acquistano, prima però dell’inizio del film una voce fuori campo invita a premere il tasto 5 del telecomando per poter ascoltare e vedere il film con l’audiodescrizione delle scene senza dialogo e non comprensibili grazie al solo sonoro del film. A noi risultano i seguenti titoli in commercio: Pinocchio di Enzo D’Alò, Il discorso del re, American hustle l’apparenza inganna e Boris il film. Le prime due audiodescrizioni sono state curate da subti access e le ultime due dalla cooperativa Bigbang Universo Accessibile. Nella maggior parte dei casi, però, le audiodescrizioni dei films possono essere ascoltate direttamente in sala. Fino a pochi anni fa questo avveniva soltanto grazie all’utilizzo di cuffie a trasmissione radio o wireless atraverso cui si poteva ascoltare una voce fuoricampo, preregistrata che veniva sincronizzata con il film in sala attraverso softwares gestiti direttamente durante i films. Questo metodo viene ancora utilizzato dal progetto cinema senza barriere, progetto milanese che ha esportato anche in altre città i suoi film. La scelta di quest’associazione è quella di organizzare delle vere e proprie rassegne cinematografiche specifiche con audiodescrizioni. Questo progetto che va avanti da molti anni, offre un archivio piuttosto nutrito di opere audiodescritte che però non sono scaricabili in nessun modo e non sono presenti sul web o su altri supporti. E’ possibile leggere l’elenco dei titoli audiodescritti qui: http://www.mostrainvideo.com/p.aspx?t=general&mid=12&l=it

La stessa metodologia di trasmissione delle audiodescrizioni viene ancora utilizzata durante alcuni festival del cinema, quali Venezia, Roma, Torino ecc., che offrono durante la programmazione rivolta a tutti gli spettatori, alcune visioni, in genere non più di due o tre, con audiodescrizione. Ad occuparsi delle audiodescrizioni durante i festival in Italia è soprattutto la società Subti Access, di cui si possono trovare notizie al seguente link, in inglese: http://www.subti.com/portfolio_page/access-services/

Ultimamente però viene preferito l’utilizzo delle applicazioni per smartphone che, sfruttando il microfono e il riconoscimento vocale dei telefoni, sincronizzano l’audio della sala, della tv o del dvd direttamente con la colonna audiodescritta che viene caricata precedentemente sull’applicazione da coloro che si occupano di elaborare i testi audiodescritti. Questo permette di ascoltare le audiodescrizioni in qualsiasi cinema e durante qualsiasi spettacolo, purchè il film sia caricato sull’applicazione, senza costringere i ciechi a partecipare a proiezioni specifiche. In Italia l’applicazzione più utilizzata si chiama moviereading, esiste in versione sia per iphone che per sistemi android. per chi volesse saperne di più: https://www.moviereading.com,

dove però si trovano notizie soprattutto sui films sottotitolati, visto che l’applicazione è nata inizialmente per rendere accessibile il cinema alle persone sorde. Su quest’applicazione vari gruppi, società o associazioni caricano, a fronte del pagamento di una quota, le loro audiodescrizioni. Citiamo tra questi Culturabile, che lavora in collaborazione con l’associazione blindsight project: www.culturabile.it www.blindsightproject.eu la cooperativa bolognese bigbang universo accessibile: www.universo-accessibile.org e subti access di cui avevamo già parlato e che ha creato un’omonima applicazione che funziona con lo stesso meccanismo di moviereading.

Prima di chiudere questa breve carrellata vorrei però parlare di un servizio specifico per i ciechi, molto utile per chi vuole ascoltare un film a casa propria e che non è interessato all’aspetto video. parliamo della cooperativa senza barriere onlus, che offre un amplissimo catalogo di films su cd audio e che presto dovrebbero essere scaricabili anche attraverso il pc e gli smartphones. Per ora è possibile, previo abbonamento annuale, scegliere un certo numero di films che vengono spediti a casa in un piccolo pacchetto. Una volta ascoltato, il film va rispedito alla coperativa, senza alcun costo per l’utente. La cooperativa, ricevuto il plico, spedirà il successivo film scelto dall’utente. Chi volesse contattare la cooperativa e volesse abbonarsi può andare qui: www.senzabarriere.org Telefono: 0461 78 01 65 e-mail: HYPERLINK “mailto:info@senzabarriere.org”info@senzabarriere.org HYPERLINK “mailto:info@senzabarriere.org” Oltre alle audiodescrizioni per films e tv, che vengono registrate e fatte ascoltare agli utenti attraverso i sistemi che abbiamoq ui sopra aelencato, esiste la possibilità di ascoltare alcuni spettacoli teatrali audiodescritti, uno recentemente anche presso il teatro Duse, a Bologna, in Via Cartoleria, grazie al progetto no limits info@senzabarriere.org, http://www.centrodiegofabbri.it/index.php/teatro-no-limits/appuntamenti-teatro-no-limits Il sistema per la diffusione delle audiodescrizioni, in questo caso è quello dell’utilizzo delle cuffie a trasmissione wireless con lo speaker che legge in diretta il testo. Lo stesso metodo viene utilizzato per l’audiodescrizione dell’opera lirica, in Italia, a quanto ci consta, presente solo presso lo sferisterio di Macerata, a cura dell’università di questa città.

Merita ancora di essere citato l’IRIFOR di Macerata che ha elaborato un software per automatizzare il processo di audiodescrizione, un articolo qui: http://www.iriformc.it/il-software-tellmewhat-cambiera-il-modo-di-audio-descrivere/.

Abbiamo cercato di essere nel contempo sintetici ed esaustivi, speriamo di essere riusciti nel nostro intento e vi invitiamo a contattarci per qualsiasi domanda od errore presente in questo articolo.



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Migliaia e migliaia di persone con disabilità senza lavoro. Di Chiara Giorgi. Da Superando.it



BOLOGNA. «Vogliamo richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle migliaia e migliaia di persone con disabilità che non riescono a trovare lavoro perché devono sommare alle difficoltà di tutti il pregiudizio ancora troppo diffuso verso la propria condizione fisica o sensoriale, anche quando questa non comprometterebbe lo svolgimento regolare di un’attività lavorativa. Vogliamo pertanto sollecitare i datori di lavoro pubblici e privati a mantenere atteggiamenti aperti e ricettivi verso quanti si avvicinano al mondo del lavoro pur in presenza di una qualche disabilità che occorre superare con azioni positive comuni, invece che escludere a priori chi ne è portatore. Per questo, il 1° Maggio sarò in piazza a Bologna, insieme ai Sindacati Confederali, che hanno scelto quest’anno di celebrare la Festa dei Lavoratori mettendo al centro i diritti delle persone con disabilità, a partire dal diritto al lavoro e all’inclusione sociale». Lo dichiara in una nota Mario Barbuto, presidente nazionale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), di cui avevamo già segnalato nei giorni scorsi la presenza alla Festa del Primo Maggio in Piazza Maggiore a Bologna, che avrà appunto tra i propri temi centrali il lavoro delle persone con disabilità. «Noi ciechi e ipovedenti italiani – dichiara ancora il Presidente dell’UICI – desideriamo ricordare in questo giorno, insieme a tutti gli altri lavoratori, che il lavoro è il mezzo più nobile ed efficace di inclusione e uguaglianza dei cittadini e che l’esclusione e la discriminazione fondate sul pregiudizio costituiscono ragione di conflitto sociale e offendono addirittura la dignità delle persone. Come diceva Paolo Bentivoglio, uno dei padri nobili della nostra organizzazione, “il lavoro è luce che ritorna”, ovvero la via maestra da percorrere per una vera emancipazione civile e per un’effettiva indipendenza delle persone con disabilità». Nello specifico della disabilità visiva, Barbuto sottolinea come «più del 75% di persone con disabilità visiva siano disoccupate o in cerca di occupazione, dati che evidenziano una situazione drammatica, ancora più grave per i nostri giovani. In tal senso chiediamo che venga aggiornata la normativa sui centralinisti e che si possa attuare quella sugli operatori della comunicazione, risolvendo la questione della copertura retributiva dei contributi figurativi, oltre al riconoscimento di una figura professionale di secondo livello, quale quella dell’operatore del benessere o massaggiatore. E ancora, in questi mesi di grandi riforme in atto nel nostro Paese, chiediamo che si possano salvaguardare e valorizzare le professionalità dei docenti non vedenti, nonché una legislazione di sostegno in favore delle libere professioni e attività di impresa svolte dai non vedenti». «Dobbiamo smettere di pensare alle persone con disabilità come ad un peso – conclude il Presidente dell’UICI – ma come a lavoratori in grado di svolgere il loro compito con grande coscienza e professionalità». (S.B.) Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (c.giorgi@i-mage.com).



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Tolomeo, il piccolo museo dell'invisibile per l'integrazione dei non vedenti. Di Federico Mascagni. Dal Fatto quotidiano



BOLOGNA. Nel centro di Bologna ha trovato un suo spazio un allestimento che racconta la storia della tecnologia creata per permettere ai non vedenti di leggere, scrivere e percepire la realtà che li circonda. Si chiama Tolomeo, come lo scienziato ellenista, perché, secondo i suoi ideatori “mette al mondo un modo diverso di guardare il mondo”. Alla fine di via Castiglione, dove una delle porte della città incrocia i viali di circonvallazione, al numero civico 71 si trova un palazzo dall’aspetto austero. Il rigore dell’architettura rispecchia l’autorevole severità degli istituti scolastici, dei luoghi dedicati all’apprendimento e alla conoscenza. Il palazzo è infatti sede dell’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza, che da più di un secolo si occupa di formare i non vedenti in attività operose, volte soprattutto alla tecnologia. Proprio questo aspetto di menomazione dei sensi che acuisce capacità ulteriori è alla base della collezione di una sorta di gabinetto tecnologico, curato dall’architetto Fabio Fornasari e dalla storica dell’arte Lucilla Boschi. Il nome dell’allestimento è Museo Tolomeo. La parola chiave che i due curatori usano per descrivere questo luogo, dal forte contrasto fra luce e ombra, è wunderkammer. Prototipo di un museo, forma evoluta della collezione privata, la camera delle meraviglie dell’Istituto Cavazza raccoglie oggetti disparati d’impronta tecnologica e gioca sulle analogie fra multisensorialità e percorso didattico. Un trovarobato interno all’Istituto con una densità concettuale capace di coinvolgere interamente lo spettatore. La visita guidata si snoda attraverso un percorso sulla tecnologia applicata alla soluzione dei problemi indotti dalla cecità. Dal libro in braille allo scanner di sintesi vocale Kurzweil si sviluppa la storia di un linguaggio che nasce da caratteri puntiformi che a posteriori si potrebbero dire un compromesso fra forme arcaiche d’alfabeto e le schede perforate dei primi computer. Si susseguono strumenti che ricordano tastiere musicali tascabili o macchine da scrivere dadaiste. Avi o parenti prossimi degli apparecchi stenografici. Il tavolo al centro della sala raccoglie questi oggetti ingegnosi in un percorso a serpentina illuminato al centro da luci alogene tubolari. Una pista d’atterraggio sul mistero sempre aperto che unisce la necessità della comunicazione al continuo adeguamento della scienza. Usando questa chiave di lettura il Museo Tolomeo apre all’attualità del digitale, che sembra in qualche modo preconizzata dagli strumenti d’ausilio alla cecità. All’assenza della vista corrisponde l’attuale virtualizzazione degli spazi. Ma l’aspetto complessivo della wunderkammer non può fermarsi a una sola dimensione: gli oggetti in esposizione devono, per diversità, simulare l’aspetto di un microcosmo contenuto nello spazio ridotto di una stanza. Ecco allora le fotografie storiche dell’istituzione bolognese per i ciechi, dove gli esercizi ginnici dell’era fascista nell’ambigua penombra potrebbero essere scambiati per coreografie maoiste. Oppure la proiezione delle immagini in movimento di Anne Bancroft, rigida istitutrice in Anna dei Miracoli, che in questo contesto acquista una statura ieratica. Uno scheletro metallico quasi astratto è la rappresentazione tattile di una basilica. La riduzione dell’Inferno di Dante è contenuta in enormi volumi capaci di raccogliere un’intera enciclopedia. Nulla nel piccolo Museo Tolomeo è come appare. Anche perché in un mondo invisibile l’apparenza è dettaglio. La visita è su prenotazione. Per info e prenotazioni: 051 33 20 90. di Federico Mascagni.



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Cecilia Camellini, storia di una campionessa nuotatrice non vedente



Gazzetta di Modena del 12/09/2016. Cecilia Camellini d’argento, E’ la settima meraviglia. RIO DE JANEIRO. Campionessa infinita, capace di superare l’immensità già raggiunta e di mostrare a tutti come sia possibile farlo.

Ancora una volta, l’ennesima volta, Cecilia Camellini è lì, su un podio olimpico, a gustarsi una medaglia come fosse la prima. Grande a Pechino nel 2008, immensa a Londra quattro anni più tardi, infinita oggi, dopo aver servito un tris degno dei monumenti dello sport. Gli anni passano, la classe resta, la voglia di raggiungere traguardi prestigiosi è la stessa e la capacità di ottenerli anche. Cecilia riesce a fermare il tempo e a continuare ad emozionare chi aveva già conquistato con le sue imprese; non solo una provincia, la nostra, che vede in lei un esempio ed un vanto, ma il mondo intero, che in questi anni ha imparato bene a conoscerla. La medaglia d’argento conquistata sabato notte nei 400 stile libero è la nuova perla collezionata dalla campionessa 24enne di Formigine. Un autentico capolavoro, nato non solo grazie ai sacrifici in allenamento e ad una classe innata ma anche dalla testa, virtù fondamentale per chi come lei è innamorata dell’acqua e pure della psicologia, tanto da essere prossima al conseguimento della laurea magistrale. Superare i propri limiti è un concetto ben chiaro a Cecilia Camellini, in particolare quando è abbinato alla parola riscatto. Dal dire al fare non c’è di mezzo il mare, ma una vasca. E qui Cecilia sa bene come tramutare un sogno in realtà, senza accontentarsi di quella filosofia decoubertiana che da sempre la contraddistingue. Dopo la delusione per non aver espresso tutto il proprio potenziale nei 100 dorso, gara inaugurale chiusa al settimo posto, la nostra campionessa meditava un pronto riscatto nei 400 stile, altra prova nella quale a Londra aveva conquistato una medaglia di bronzo. Oltre a bissare la medaglia, ha perfino fatto meglio, chiudendo al secondo posto in 5’16”36, tempo di appena due centesimi superiore al suo record personale ed inferiore di quasi quattro secondi rispetto a quello fatto registrare nella Paralimpiade del 2012. Una gara mozzafiato, una rincorsa forsennata alla ricerca di un bersaglio ancor più prestigioso che per un soffio non si è tramutata in un clamoroso sorpasso al fotofinish. Sarebbero bastati davvero pochi metri in più per sfilare la medaglia d’oro dal collo della giovanissima olandese Liesette Bruinsma, vincitrice in 5’15”08, ma Cecilia non ci pensa, soddisfatta come è della sua settima medaglia olimpica in carriera: «Ho dato tutto quello che avevo, più di così non avrei potuto fare. Avevo voglia di rivincita, di “mangiarmi” qualcosa di buono. È dal 2007 che sogno un risultato simile nei 400 metri. Questa medaglia è cresciuta in tutti questi anni, grazie agli allenamenti, ai sacrifici e ai sogni: non è d’argento, è di un metallo tutto suo che si chiama fatica, giorni nei quali avrei voluto mollare tutto e mi domandavo “perché non continuare a studiare e basta?”. Mi chiedevo per quale motivo fossi a Rio, ora l’ho capito: sono venuta per una medaglia come questa. Ringrazio il mio allenatore, Matteo Poli, perché mi ha permesso di fare un tempo che non pensavo fosse possibile. Questa medaglia la dedico a tutte le persone che, come lui, hanno creduto in me prima che ci credessi io.

di Marco Costanzini .

Il Resto del Carlino del 25/08/2016.

Nuoto, Camellini a Rio “Gare poi la laurea”. FORMIGINE. Puntare all’oro ai giochi Paralimpici di Rio e poi subito dopo raggiungere un altro importante traguardo: la laurea in Psicologia dello Sport. Cecilia Camellini, 24 anni, conta i giorni che mancano alla partenza per il Brasile. Dal 30 agosto assieme allo staff italiano l’atleta della Asd Tricolore di Reggio attraverserà l’oceano per rappresentare Formigine, Modena e l’Italia nel nuoto: «Siamo quasi pronti per partire - dice Cecilia - e stiamo cercando di raggiungere uno stato di forma ottimale con sessioni di allenamento giornaliere, sia mattutine che pomeridiane. Rio è stato possibile grazie all’impegno del mio allenatore Matteo Poli, al sostegno della mia famiglia, della società sportiva Asd Tricolore». Camellini aveva già incantato il mondo alle Olimpiadi scorse conseguendo due ori e due bronzi. Adesso Cecilia e l’Italia dovranno farsi valere a partire dal 9 settembre con i 100 dorso, sabato 10 con i 400 stile libero, lunedì 12 con i 50 stile libero, giovedì 15 con i 100 stile libero. Ma quali sono le avversarie più temibili? Secondo il padre, Gian Paolo Camellini, Cecilia dovrà guardarsi dall’atleta olandese, neozelandese, svedese e poi «c’è sempre la tedesca, che anche se ha 10 anni in più di Cecilia è sempre molto forte». (g.a.)

Gazzetta di Modena del 05/09/2016. Cecilia Camellini cerca uno storico tris, “Sono moltocarica”. Dopo le medaglie a Pechino (due argenti) e gli ori di Londra la nuotatrice azzurra non vedente è pronta a stupire ancora. RIO DE JANEIRO. «Più si avvicina il momento, più cresce la voglia di gareggiare e provare nuove, incredibili emozioni». Cecilia Camellini è atterrata a Rio de Janeiro mercoledì ed ha subito iniziato a prendere confidenza con l’Estádio Olímpico de Esportes Aquáticos, teatro tra pochi giorni della sua terza avventura ai Giochi Paralimpici. Superati i primi problemi, smaltire il jet lag e studiare le soluzioni più confortevoli nelle camere spartane del Villaggio Olimpico, la nostra campionessa si è tuffata in acqua per mettere a punto gli ultimi dettagli, ormai impaziente di vivere il suo terzo debutto. Appuntamento sempre più vicino, perché venerdì sarà l’ora del primo impegno in vasca. Cecilia ha ben chiari i suoi obiettivi: «Provo la stessa curiosità di chi si trova di fronte ad un pacco regalo da scartare, per scoprire quale sorpresa nasconda. Siamo arrivati alla fine della preparazione, ho tanta voglia di esprimere in acqua tutto il lavoro e i sacrifici fatti n egli ultimi anni. Senza preoccuparmi delle avversarie, ma concentrandomi solo sulla mia soddisfazione personale». Sembrerà strano, ma fino ad un anno e mezzo fa Cecilia Camellini non era poi così sicura di rimettersi in gioco in una Paralimpiade: «Dal 2012 ad oggi sono successe tante cose, mi sono concentrata sugli studi ed ho maturato consapevolezze che mi hanno fatto valutare ogni cosa a 360 gradi. Un anno fa, però, è scoccata di nuovo la solita scintilla, quella che mi porta ora alla terza esperienza olimpica. Come sensazioni non sarà diversa dalla prima, anzi, le pressioni forse saranno superiori, perché non ho più la spensieratezza di una sedicenne. Nel 2008, a Pechino, fu come vivere un sogno, quattro anni dopo fu il calore dell’accoglienza londinese ad avvolgermi e darmi la carica per riuscire a vincere le mie prime due medaglie d’oro ai Giochi, oggi c’è una Cecilia più matura ma allo stesso modo carica e pronta a dare il massimo». Con quattro medaglie da dif endere, quelle che nel 2012 la incoronarono reginetta di Londra. Furono suoi gli unici ori vinti dagli atleti azzurri del nuoto olimpico e paralimpico. A Rio ci ha già pensato Gregorio Paltrinieri, l’altro campionissimo di casa nostra, che dopo il trionfo ha voluto fare un in bocca al lupo speciale proprio a Cecilia e ai suoi compagni: «Ci ha fatto una bella sorpresa, venendoci a salutare nel ritiro di Ostia. “Greg” è una forza della natura, trasmette a tutti la voglia di nuotare. Il suo sorriso contagioso ci ha dato una spinta in più!». di Marco Costanzini. La Stampa del 07/09/2016.

Camellini regina del nuoto “Paltrinieri il tifosospeciale”. Nel nuoto paralimpico la reginetta è lei. E, per molti aspetti, Cecilia Camellini ricorda Federica Pellegrini. La grinta e la determinazione sono comuni a entrambe e anche la nuotatrice modenese dopo Londra ha deciso di prendersi una pausa. Si è dedicata agli studi in Psicologia, ma ora si è rituffata nella sua passione per riprendere da dove aveva lasciato: 2 argenti a Pechino 2008, 2 ori e 2 bronzi quattro anni fa. Dopo i tanti successi che cosa l’ha riportata in vasca? «Il nuoto è una scuola di vita a qualunque età e ti mette davanti ai pregi e ai difetti. Mi ha aiutato a conoscere le sfaccettature del mio carattere e le sfide che mi propone mi aiutano a migliorare». Come arriva a questa Paralimpiade? «Lo scorso anno mi sono dedicata anima e corpo agli studi e ho nuotato pochissimo. Per fortuna però, nuotare è come andare in bicicletta: non si scorda mai. Non ho mai smesso di allenarmi e l’Europeo di maggio a Funchal mi ha dato indicazioni importanti». Punta a seguire le orme del suo conterraneo Paltrinieri? «La visita di Gregorio a Ostia durante il nostro ultimo collegiale prima di partire per il Brasile è stata una bellissima sorpresa. Mi ha fatto un grandissimo in bocca al lupo e passato il testimone: ora devo trattarlo bene». Gareggerà in quattro gare (50, 100, 400 stile libero e 100 dorso S11): cosa si aspetta? «Col mio tecnico Matteo Poli abbiamo rinunciato ai 200 misti, ma non sono pentita perché così ci siamo concentrarci sullo stile libero, senza trascurare il dorso che apre il mio programma venerdì. Mi aspetto un’esperienza diversa». Sente la pressione? «Senza dubbio le aspettative sono tante e tutti si chiedono che cosa farà la Camellini, ma avere gli occhi addosso non mi spaventa. Non voglio farmi travolgere e cercherò di vivere la Paralimpiade brasiliana affidandomi alle mie sensazioni».

Gazzetta di Modena del 28–07–2016 Cecilia Camellini, terzo sogno olimpico “Sempre la solita, grande emozione” MODENA. Poco più di un mese e la terza avventura di Cecilia Camellini ai Giochi Paralimpici sarà realtà. La campionessa 24enne formiginese ha voluto presentarla ieri in una cornice a lei familiare come quella delle piscine Dogali, dove da anni si allena, in attesa di tuffarsi in acqua nella vasca dell’Olympic Aquatics Stadium di Rio de Janeiro dal 9 settembre. Assieme a lei Matteo Poli, il tecnico che la segue quotidianamente e che la accompagnerà nella spedizione in Brasile, il presidente della società che l’ha accudita e cresciuta in acqua, Ettore Pacini della Asd Tricolore Reggio Emilia, e i rappresentanti delle istituzioni ch e accompagnano il suo percorso: dall’assesore allo sport Giulio Guerzoni e Paola Francia al presidente di Uisp e Dogali srl Giorgio Baroni, che sostengono Cecilia consentendole di avere sempre una corsia a disposizione nella più grande piscina comunale modenese, fino ad Andrea Dondi, fiero di poter parlare come delegato del Coni della regina del nuoto paralimpico non solo di casa nostra, ma dell’Italia e del mondo. Dietro le quinte ma sempre presenti anche mamma Antonella e papa Gian Paolo, l’altra carta vincente di Cecilia Camellini, non solo per il supporto garantitole sin da quando ha iniziato a nuotare ma soprattutto per averla cresciuta come una campionessa a tutto tondo, una ragazza vera, semplice ed intelligente, capace di non fermarsi solo ai successi sportivi ma di riuscire con profitto anche lontano dalla sua amata acqua. Non a caso, parallelamente all’impegno agonistico, la nostra campionessa in questi anni ha coltivato con successo gli studi, tanto da essere pros sima alla laurea magistrale in Psicologia Clinica all’Università di Bologna, presso la sede di Cesena. Esami finiti, ora manca soltanto la tesi, ma prima di scriverla c’è una Paralimpiade da vivere al massimo, la sua terza in carriera. E chissà che possa non essere l’ultima, come si è detto scherzando ieri. «Io credo che la convinceremo – ha dichiarato con il sorriso Pacini – perché Cecilia, il nostro fiore all’occhiello, è una perfezionista, una campionessa che ama questo sport e che quando sente il profumo della gara si trasforma. Intanto, però, è giusto concentrarsi su Rio, pensando a tutto il percorso fatto insieme sin dal 2003 e alle battaglie vinte affinché lo sport paralimpico venisse concepito nella giusta maniera, promuovendolo e valorizzandolo». Alla Paralimpiade brasiliana Cecilia Camellini si presenterà da campionessa in carica nei 50 e 100 metri stile libero, grazie alle due medaglie d’oro conquistate quattro anni fa a Londra, unica atleta tra tutti gli olimpionici italiani a riuscire a fare risuonare l’Inno Mameli all’interno dell’Aquatics Centre. A quei due successi, impreziositi da altrettanti record mondiali che oggi le sono stati strappati, la nuotatrice formiginese aggiunse due bronzi nei 100 dorso e nei 400 stile, oltre ad un sesto posto nei 200 misti. Sarà proprio quest’ultima specialità quella alla quale Cecilia rinuncerà a Rio, concentrandosi invece sulle altre quattro: il debutto è previsto il 9 settembre nei 100 dorso, il giorno successivo sarà la volta dei 400 stile, poi 50 e 100 stile rispettivamente il 12 e 15 settembre. «Sarà la mia terza esperienza ad una Paralimpiade – ha raccontato – dopo l’esordio assoluto a Pechino nel 2008 (nel quale ottenne due argenti nei 50 e 100 stile, ndr) e i trionfi di Londra, ma le emozioni sono identiche a quelle della prima volta. Il percorso di avvicinamento è stato un po’ particolare, iniziato la scorsa estate dopo un anno nel quale avevo rinunciato alle gare internazionali per concentrarmi sul mio percorso di studio. Da luglio 2015 ho ripreso ad intensificare gli allenamenti mettendo Rio de Janeiro nel mirino, con tanta voglia di vivere questa nuova avventura senza proclami, ma con legittime aspettative ed altri sogni nel cassetto. Oltre al lavoro quotidiano in vasca, supportata dalle persone che qui mi circondano e grazie al contributo fondamentale degli sponsor Tecno Diamant, Tecnosint e ATS, ad aprile c’è stata la possibilità di misurarsi nuovamente in una gara di livello come i Campionati Europei nell’isola portoghese di Madeira, testando la c ondizione e verificando i progressi. Sono arrivate quattro medaglie, con la ciliegina finale di quella d’oro dopo due bronzi ed un argento. La spinta giusta per proseguire nella preparazione e sperare che dopo tanto duro lavoro, due allenamenti al giorno da quando si è concluso l’Europeo, alla Paralimpiade possano esserci altre soddisfazioni». La Gazzetta di Reggio del 09/05/2016.

Per la Camellini arriva l’oro piu’ atteso negli Europei. REGGIO EMILIA. Cecilia Camellini è ancora la regina dei 100 metri stile libero. La nuotatrice cieca della Tricolore reggiana, ha chiuso gli Europei di Nuoto Ipc a Funchal con uno splendido oro sulla sua distanza. Un primo posto che porta a quattro gli ori consecutivi nei 100 metri agli Europei, segno di una continuità unica e di una grinta che Cecilia Camellini ha già dimostrato in passato di possedere. Sull’isola di Madeira, la ventiquattrenne nuotatrice aveva centrato in precedenza, due bronzi e un argento in una edizione degli Europei che doveva servire solo come test sulla condizione, in vista delle Paralimpiadi di Rio de Janeiro del prossimo settembre. Ciononostante, la Camellini aveva centrato tre podi in altrettante gare, anche se mancava ancora l’acuto. Non solo. Nelle sfide precedenti la Camellini aveva perso il record del Mondo - ora in mano alla svedese Maja Reichard - dopo aver perso quello nei 100 poco prima di imbarcarsi per il Portogallo, dal la giovanissima olandese Liesette Bruinsma. Sentenze che avrebbero piegato un toro. Ma non la Camellini.



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Disabilità visiva nella scuola di tutti, 40 anni dopo. Di luciano Paschetta da superando.it



Precedendo di un anno la norma che avrebbe sancito il diritto all’inclusione nella scuola dell’obbligo per tutti gli studenti con disabilità, la Legge 360 del 1976 restituì a quelli con disabilità visiva il diritto a frequentare la scuola di tutti, «“scippato” – scrive Luciano Paschetta – nei decenni precedenti». «Ma oggi – aggiunge – la nuova sfida è quella di mettere “in rete” tutte le capacità e le risorse presenti, creando un network per gli studi tiflodidattici e tiflopedagogici, anche per rispondere a chi vorrebbe il ritorno alle scuole speciali per ciechi»

Era l’11 maggio 1976, ovvero poco meno di quarant’anni fa, quando con la Legge 360/76 il Parlamento “restituiva” ai ragazzi con disabilità visiva il diritto all’inclusione nella scuola di tutti, un diritto che era stato loro “scippato” da due Leggi: quella che nel 1952 aveva statizzato le scuole elementari per ciechi [Legge 1463/52, N.d.R.] e quella che nel 1962 aveva istituito la scuola media unica [Legge 1859/62, N.d.R.]. La prima aveva previsto infatti che i ciechi dovessero assolvere all’obbligo scolastico nelle apposite scuole speciali, impedendo – contrariamente a quanto previsto dalla Riforma Gentile – che essi potessero frequentare, a partire dalla quarta elementare, le scuole comuni. La seconda, invece, aveva esteso l’obbligo fino a 14 anni, costringendoli a frequentare anche le nuove scuole medie speciali, nate dalla trasformazione delle precedenti scuole speciali di avviamento professionale. Questo rende evidente come la frequenza degli alunni con disabilità visiva nelle scuole speciali fino al termine dell’obbligo scolastico non sia stato il frutto di una riflessione tiflopedagogica, ma sia stata invece motivata dalla necessità di salvaguardare strutture e interessi diversi.

A questa situazione si ribellarono, a partire dai primi Anni Settanta, alcuni genitori spezzini, seguiti da altri (torinesi, bergamaschi, veneti e via via di altre Regioni), che, se pur non sempre appoggiati dalle locali sedi dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), ottennero che i loro figli fossero accettati nelle scuole comuni per l’assolvimento dell’obbligo. Nasceva così, all’interno dell’UICI stessa, quel movimento che avrebbe lottato per ottenere di nuovo il riconoscimento del diritto all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità visiva, quel diritto che nel 1925 l’insegnante Augusto Romagnoli, fondatore della tiflologia, aveva voluto per loro a partire dalla quarta elementare e che Leggi motivate come detto più dalla salvaguardia delle Istituzioni che da ragioni pedagogiche, avevano loro sottratto. La Legge 360 fu promossa da una Parlamentare bergamasca, che dopo aver potuto verificare l’efficacia dell’inclusione scolastica per i ragazzi con problemi di vista, come assessore all’Istruzione di quella Provincia, fece giustizia dello “scippo”, restituendo loro il diritto alla frequenza nella scuola di tutti e precedendo di un anno la Legge 517/77, che avrebbe sancito il diritto all’inclusione nella scuola dell’obbligo per tutti gli studenti con disabilità. Purtroppo, il modo con cui, a partire da questo momento, verrà realizzato il modello di inclusione non terrà conto di uno dei due “pilastri” sui quali la Legge 517/77 fondava il processo di integrazione, ovvero lo sviluppo di un “contesto inclusivo”, ma si limiterà a fare affidamento unicamente sul docente di sostegno, ciò che favorirà il progressivo disimpegno degli insegnanti titolari e l’ampliarsi della “delega” del disabile al sostegno. Inoltre, anche in considerazione della modesta percentuale di disabili visivi (meno del 2%) sul totale degli alunni con disabilità, il modello di inclusione e la formazione dei docenti – focalizzandosi per lo più sulla disabilità intellettiva – terranno sempre meno in conto le specificità della minorazione visiva. Questi, dunque, i principali punti di debolezza di un modello di inclusione che, per quanto riguarda l’istruzione delle persone con disabilità visiva, ha sicuramente la necessità di essere rivisto.

Questo, tuttavia, non giustifica certo le “nostalgie” di chi evoca un ritorno alle scuole speciali: l’inclusione nella scuola di tutti delle persone con disabilità è infatti un principio della cui validità tutti sono convinti, tanto che, com’è ben noto, il nostro sistema inclusivo è all’attenzione delle agenzie formative di tutta Europa (e non solo), e sempre più nazioni stanno aprendo i loro sistemi scolastici all’inclusione delle persone con disabilità. Per quanto poi riguarda i ciechi,come abbiamo visto, non si tratta che di tornare ai princìpi del fondatore della tiflologia il quale sostenne – sin dall’inizio e nonostante si fosse in un contesto socioculturale in cui l’analfabetismo era ancora molto diffuso – che i nostri ragazzi potevano frequentare le normali scuole sin dalla quarta elementare (ovviamente senza docente di sostegno). Quarant’anni di integrazione scolastica ci hanno insegnato che per una reale inclusione questo modello che è passato a fornire agli alunni con disabilità visiva da meno di 13 ore medie settimanali dei primi Anni Novanta, alle attuali 25 ore medie settimanali di sostegno (tra scuola e a casa), non è servito a migliorarne il processo di inclusione, né serve pretendere per loro il rapporto di uno a uno tra alunno e insegnante di sostegno: è dimostrato, infatti, che non è l’aumento delle ore di sostegno ad elevare il livello qualitativo dell’inclusione. Ciò che serve, invece, è il “contesto inclusivo” di cui si diceva prima, in grado di mettere i ragazzi nelle condizioni di seguire autonomamente le lezioni, un contesto capace di offrire, attraverso una “rete organizzata” tra territorio e scuola, servizi di formazione e sostegno specializzati e di qualità, che rendano i docenti titolari “capaci” di insegnamento ai ragazzi con disabilità, fornendo lo ro gli strumenti per far sì che essi riescano ad interagire positivamente con lui. In altre parole, un contesto in cui vi sia chi sappia: comprendere gli aspetti critici dello sviluppo psicomotorio in assenza della vista e suggerire come si faccia a superarli con successo; chiarire gli aspetti specifici della percezione della realtà in mancanza della vista; valutare la funzionalità del residuo visivo in relazione al lavoro didattico e/o professionale; insegnare come si educa un minorato della vista alla “lettura” delle rappresentazioni grafiche bidimensionali (grafici, piantine toponomastiche e cartine, disegni in rilievo ecc,); indicare quando è indispensabile l’insegnamento del metodo Braille, piuttosto che quali siano i sussidi per gli ipovedenti per rendere autonomo il bambino con disabilità visiva nella letto-scrittura; illustrare quali siano gli accorgimenti e i sussidi per rendere efficace la didattica in presenza di un cieco assoluto e/o di un ipovedente grave; insegnare l’uso del computer con le periferiche assistive (screen reader, di splay Braille, software ingrandenti ecc.); individuare i giochi idonei al bambino con gravi problemi di vista; indicare quali siano le opportunità di accesso all’informazione (quotidiani e riviste online accessibili, biblioteche digitali, audiolibri ecc.); suggerire come si “adatta” un testo di scuola primaria o un testo letterario o scientifico, affinché il privo della vista o l’ipovedente lo possano utilizzare appieno; far capire come insegnare la musica a chi non riesce a leggere lo spartito; spiegare quali siano le possibilità di orientamento, mobilità e autonomia personale raggiungibili alle diverse età e nelle diverse situazioni, da parte di chi ha problemi di vista; valutare l’idoneità di una situazione di lavoro e la sua adattabilità al cieco o all’ipovedente.

Tutto questo può sembrare un’utopia, ma può diventare realtà se si riesce a mettere “in rete” tutte le capacità e le risorse oggi presenti, scoordinate però tra loro. È questa la nuova sfida che l’UICI e gli Enti ad essa collegati (Federazione delle Istituzioni Prociechi; Biblioteca Nazionale per Ciechi; IRIFOR-Istituto Nazionale di Ricerca, Formazione e Riabilitazione; IAPB-Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità) vogliono affrontare, con la creazione di un network per gli studi tiflodidattici e tiflopedagogici. Occorre invece fuggire da coloro che, viceversa, vorrebbero nuove scuole speciali per ciechi, e che – sfruttando il malcontento di genitori lasciati soli di fronte a docenti di sostegno impreparati, che temono per il futuro dei propri figli – offrono loro questa “soluzione”, illudendoli che in tal modo i loro problemi saranno risolti. Certe nostalgie non hanno senso nel momento in cui la pedagogia internazionale riconosce che l’inclusione scolastica è il modello educativo più valido e, a maggior ragione lo sarà per quelle persone con disabilità che da sempre, prima che altri interessi gliene scippassero il diritto, sono andati a scuola con i loro compagni vedenti.



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Premio Louis Braille. Vincono la ricerca, lo sport e la cultura. Comunicato stampa



ROMA. Si è tenuta giovedì 8 settembre, alle ore 21, presso il Teatro Sistina di Roma, la serata di gala del Premio Louis Braille 2016, dedicato all’inventore del prezioso sistema di scrittura e lettura per non vedenti, ancora oggi più che mai attuale. Nel corso della serata sono stati consegnati i “Premi Braille” 2016. Se li sono aggiudicati, quest’anno, l’equipe medicochirurgica dell’Ospedale Policlinico Gemelli, per l’impegno scientifico nell’impianto di protesi cocleari che riescono a ridare il dono dell’udito a tante persone sordocieche; la Uisp (Unione Italiana Sport per Tutti), per il comune impegno a sviluppare e sostenere la pratica sportiva di base tra le persone non vedenti e ipovedenti; e Gianfelice Facchetti, per il suo impegno pluriennale nel campo della cultura e del teatro con una particolare sensibilità per i temi legati al mondo della visione. “L’Unione da sempre attribuisce il premio a quelle persone e a quelle istituzioni che si sono distinte nel contribuire al miglioramento delle condizioni di vita, lavoro e studio dei ciechi e degli ipovedenti italiani - ha dichiarato il presidente nazionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Mario Barbuto. Quest’anno si è celebrata la XXI edizione del Premio Braille, per il secondo anno consecutivo abbinata alla Lotteria Nazionale Louis Braille. Anche nel 2016, rispondendo al nostro appello di ‘prendere per mano la fortuna’, tantissimi cittadini hanno acquistato un biglietto della Lotteria - ha continuato Barbuto. L’estrazione si è tenuta sempre l’8 settembre e si è saputo finalmente, proprio durante lo spettacolo al Sistina, quali sono stati i fortunati biglietti vincenti. Il gesto compiuto da tante persone ha potuto offrire un sostegno concreto ai ciechi e agli ipovedenti di tutta Italia, perché i proventi della Lotteria saranno utilizzati per la promozione delle attività fisiche, motorie e sportive per le persone con disabilità visiva. A seguito dei tragici eventi sismici di questi giorni, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha deciso di devolvere una quota dei proventi della lotteria nazionale Louis Braille 2016 a supporto di persone che hanno subìto gravi danni a causa del terremoto, con preferenza e precedenza per i ciechi e gli ipovedenti.” Gioia Marzocchi e Ivan Dalia, presentatori della serata, hanno introdotto sul palco artisti come Arisa, Emma Morton, Stefano Fresi, Massimo Poggio, Elda Alvigini e Gualtiero Burzi, ma anche testimoni esemplari come Alessandro Bordini, rimasto cieco dopo un lancio in paracadute, gira il mondo in solitaria con l’ausilio del suo iPhone; o Gianluca Apollaro, sviluppatore software per la scrittura musicale per ciechi; o Mirco Mencacci, sound designer la cui storia ha ispirato il film “Rosso come il cielo”. All’evento erano presenti anche Marco Parolo, centrocampista della Lazio e della Nazionale Italiana, testimonial d’eccezione della Lotteria nazionale Premio Louis Braille, Luigi Leonardi, l’uomo che ad Amatrice, nonostante la sua cecità, è riuscito a salvare la moglie durante il terremoto.



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La persona cieca e la firma del testamento. A cura del consiglio notarile trentino. Da "il trentino



Gentile Notaio, sono una persona affetta da cecità e poiché era nelle mie intenzioni far redigere un testamento pubblico per destinare una quota del mio patrimonio ad una persona a me cara, senza ledere, ovviamente, le quote di legittima spettanti a mia moglie e ai miei figli, volevo chiederLe se fosse possibile per il Notaio dichiarare che il testatore è nell’impossibilità oggettiva di sottoscrivere l’atto, pur potendo lo stesso dispiegare, nel momento in cui verrò meno, i propri effetti. La ringrazio in anticipo per la disponibilità. Gentile lettore, la questione da Lei sottoposta, relativa al testamento della persona affetta da cecità, è espressamente disciplinata dalla Legge 3 febbraio 1975 n. 18, recante “Provvedimenti a favore dei ciechi”. In particolare, occorre riferirsi agli artt. 2 e 4 della predetta legge: in forza del primo si ha che «la firma apposta su qualsiasi atto, senza alcuna assistenza, della persona affetta da cecità, è vincolante ai fini delle obbligazioni e delle responsabilità connesse» (il secondo comma della disposizione tratta del divieto di redigere testamento segreto per colui che non sa o non può leggere e, quindi, non è rilevante ai nostri fini). Mentre, l’art. 4 così dispone: «Quando la persona affetta da cecità non è in grado di apporre la firma, effettua la sottoscrizione con un segno di croce; se non può sottoscrivere neppure con il segno di croce, ne è fatta menzione sul documento con la formula “impossibilitato a sottoscrivere” ». Pertanto, sembrerebbe, prima facie, che un soggetto non vedente abbia la possibilità di dare efficacia ai provvedimenti che lo coinvolgono anche senza avere la possibilità materiale di apporre la propria sottoscrizione in calce all’atto medesimo. Tuttavia, sulla questione è intervenuta di recente una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Civ. Sez. 2, n. 8346 del 9 aprile 2014), la quale ha statuito, riprendendo altri precedenti conformi della stessa sezione, che per i non vedenti sussiste una presunzione di capacità di apporre la propria sottoscrizione in calce agli atti e, pertanto, ai fini della validità del testamento pubblico, la dichiarazione del testatore di non poter firmare perché cieco, seppur trasfusa nell’atto dal notaio rogante, è insufficiente, occorrendo che essa sia veridica, in quanto, altrimenti, il testamento è nullo per difetto di sottoscrizione. In conclusione, per aversi validità del testamento pubblico, nonostante la mancata sottoscrizione dovuta a cecità del testatore, è assolutamente necessario che il pubblico ufficiale rogante si preoccupi di premunirsi l’evidenza oggettiva (data, ad esempio, da un certificato di invalidità) che confermi l’impossibilità per il disponente di apporre la propria firma in calce all’atto testamentario. Rubrica a cura del Consiglio Notarile di Trento e Rovereto piazza Silvio Pellico 5 Trento Per informazione e/o quesiti: tel. 0461 98 37 01; fax 0461 98 36 51 email: consigliotrentorovereto@notariato.it



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Jordin castor: una donna ingegnere cieca si occupa di accessibilità in Apple. Di Mauro Notarianni. Da Macitynet



Tra le persone che lavorano in Apple all’accessibilità di software e dispositivi, c’è una giovanissima ingegnere assunta dopo uno stage e che, tra le altre cose, sta lavorando per integrare specifiche funzioni per Swift Playgrounds.. Jordyn Castor, l’ingegnere cieco che si occupa di accessibilità in Apple Jordyn Castor è una giovanissima donna che lavora per Apple allo sviluppo di tecnologie quali VoiceOver, collaborando con il team della Mela che si occupa di accessibilità e qualità. Cieca dalla nascita, Jordyn è stata da sempre incoraggiata a sperimentare l’uso di vari gadget nonostante la complicata curva d’apprendimento. Mashhable spiega che ha ricevuto il primo iPad per il suo 17° compleanno rimanendo impressionata dal fatto di poterlo utilizzare appena tolto dalla scatola, contrariamente ad altri dispositivi elettronici che spesso richiedono costosi add-on o software per le persone con disabilità. Dopo il compleanno è andata all’Università statale del Michigan ed è stata assunta come stagista da Apple dopo la job fair 2015 di Minneapolis; dopo lo stage è stata assunta a tempo pieno.

Castor spiega che programma usando una combinazione di Braille e Nemeth Braille, il sistema di scrittura e lettura a rilievo per non vedenti e un codice esteso dall’alfabeto dedicato alla lettura della matematica. Tra i suoi lavori più recenti c’è l’aggiunta di funzioni di accessibilità per Swift Playgrounds, un’app di Apple per iPad che insegna la programmazione in modo facile e divertente. “Ricevo costantemente messaggi su Facebook da genitori di bimbi ciechi che dicono: «Mio figlio vorrebbe tanto imparare a programmare. Conosci qualcosa che consenta di farlo?»; ora, quando sarà disponibile, dice Jordyn, finalmente potrò rispondere: «Certamente, certamente può cominciare a scrivere codice». Apple da sempre offre funzioni per l’accessibilità. L’ultimo premio in merito è stato ricevuto il 4 luglio dall’American Council of the Blind per le funzioni di accessibilità nei suoi prodotti, e la continua innovazione in materia. Nuove funzionalità per non vedenti e ipovedenti sono previste con iOS 10, watchOS 3 e macOS Sierra. Tra le novità, ad esempio, l’arrivo dei dizionari per voiceover (la possiiblità di definire la corretta pronuncia di parole e frasi), funzioni per differenziare l’audio in Voiceover (la voce in un canale e la musica e gli effetti in un altro), una lente di ingrandimento per gli ipovedenti che permetterà di utilizzare la fotocamera per ingrandire oggetti in tempo reale, filtri per impedire la visualizzazione di determinati colori sullo schermo (utile per chi ha difficoltà con determinate tonalità) e altro ancora. di Mauro Notarianni.



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Pornhub racconta il porno ai ciechi. Di Pierluigi Sandonnini. Da punto informatico



Il celebre portale lancia una sezione composta da cinquanta filmati con audio-descrizione delle imprese sullo schermo. Ci sono milioni di potenziali clienti da guadagnare Roma -

Domandereste mai a un cieco se ama guardare il porno? Certamente sarebbe una domanda di cattivo gusto, anche se posta per scherzo. Eppure i ciechi o ipovedenti seguono correntemente i programmi televisivi, ascoltandone l’audio e, ove disponibile, l’audio descrizione. Una voce descrive ciò che gli attori fanno sullo schermo e ciò che non è possibile capire dalle voci, aiutando la comprensione soprattutto laddove la sceneggiatura non prevede dialoghi. La notizia che sta facendo il giro del web è che il colosso del video-sharing porno, Pornhub, ha lanciato l’audio descrizione di alcuni filmati a luci rosse, rendendo in qualche modo “accessibili” i contenuti hard anche a chi non può vederli. La sezione conta per ora cinquanta filmati dei più popolari siti porno. Ce n’è un po’ per tutti gusti e generi: gay, amicizia tra donne, bi e tran-sessuali e altro ancora. Ma è possibile rendere il clima di eccitamento di un video porno a parole, anziché con le immagini? Quelli di Pornhub ci provano, accompagnando l’audio originale (già di per sé piuttosto esplicito) con descrizioni riguardo le posizioni degli attori, il loro aspetto fisico, quello che indossano (o non indossano). “Il nostro obiettivo è assecondare ogni desiderio degli utenti” ha dichiarato Corey Price, vicepresidente di Pornhub. “Selezioniamo i video che possono essere meglio di altri narrati e descritti nei dettagli. Cerchiamo di descrivere tutto ciò che può dare all’utente la migliore esperienza e che non può essere tratto dall’audio originale”. L’iniziativa è stata accolta con favore dall’American Council of the Blind, l’organismo nazionale per i ciechi. “Le persone cieche hanno diritto ad accedere al porno così come alle commedie di Shakespeare o a qualsiasi altro genere di video” ha affermato Joel Snyder, direttore del progetto di audio-descrizione. Pur approvando la mossa, Snyder non nasconde che le motivazioni che hanno spinto Pornhub a mettere in atto questa iniziativa non siano del tutto altruistiche: “In America ci sono oltre 21 milioni di persone cieche o con gravi problemi di vista. Una comunità grande e con un discreto potere di acquisto”. Senza contare che, in tutto il mondo, le persone che non riescono a vedere sono 285 milioni. Strano, ma vero, l’iniziativa sull’accessibilità è stata portata avanti dalla divisione filantropica di Pornhub, chiamata Pornhub Cares, la stessa che ha lanciato una linea di abbigliamento per denunciare le violenze domestiche e una campagna contro il cancro al seno, chiamata “Save the Boobs”, in cui il servizio web dedicato al porno donava 1 centesimo per ogni trenta video appartenenti alle categorie “big tit” e “small tit” visionati dagli utenti. Pornhub è la prima organizzazione a rendere il porno accessibile alle categorie affette da problemi alla vista. Un assaggio delle audio descrizioni di film per adulti, senza scene esplicite, è possibile averlo qui . Già dal 2006, comunque, il sito web Pornfortheblind.org recluta volontari per registrare descrizioni di video per adulti, rese disponibili come file MP3, attraendo oltre 150mila visitatori al mese. di Pierluigi Sandonnini.



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James Holman e la sua idea folle di fare il giro del mondo senza vederlo. Di Cristiano Denanni. Da il fatto quotidiano



Quando ci penso, me lo immagino in piedi, appena giunto in un posto nuovo, respirare il paesaggio all’intorno. Lui che da ragazzo arrivò a Marsiglia a nuoto, tuffandosi dalla nave che stava entrando in porto; lui che scalò il Vesuvio, e come un posseduto corse in un senso e nell’altro attorno al suo cratere, fino allo sfinimento; lui che a Roma pensò bene di scalare la basilica di San Pietro dall’interno, fermato all’ultimo istante, mentre tenta di issarsi su di un parafulmine. Sì, non era tanto in riga, ma negli occhi custodiva il suo futuro.

James Holman (1)Si chiamava James Holman. Nato nel 1786, era il quarto figlio di un farmacista di Exeter, nel Devon in Inghilterra, e a dodici anni aveva già viaggiato attraverso Italia, Francia, Svizzera, Germania, Belgio, Olanda.

Sì sì, vi direte, va bene, ma perché lo ricordiamo, a parte le “bravate” di Roma e Marsiglia o qualche weekend lungo in giro per il continente?

Per vari motivi. Il più eccezionale di questi è che a un certo punto della sua vita, sempre molto giovane, alla faccia del Vesuvio e di San Pietro, s’impuntò in un progetto delirante e senza precedenti, il progetto più potente, folle, visionario (e un filino smisurato) che un uomo solo possa partorire: il giro del mondo. Da ovest a est. Via terra.

E il bello deve ancora venire, ve l’assicuro. Naturalmente amici e parenti tentarono di dissuaderlo con ogni mezzo. Lui a loro raccontò una versione edulcorata – si fa per dire – della sua idea. Disse che sarebbe voluto giungere “solo” fino a San Pietroburgo. Così, per farli stare tranquilli. In realtà James voleva superare la Siberia, il Lago Bajkal, e giungere (almeno) fino alla Mongolia. Vorreste dissuaderlo anche voi, no?

Ok. A questo punto però, è necessario avvedersi di un particolare gigantesco, per quanto irrisorio, evidentemente, agli occhi di Holman. Sì, perché proprio loro, i suoi occhi, erano ciechi. Sì sì avete sentito bene: James Holman non vedeva. Fin da ragazzo. Per non parlare dei violenti attacchi di reumatismi di cui soffriva, di vari problemi di mobilità, ecc. Volevate dissuaderlo 5 righe sopra. E adesso? Pensate che all’età di ventun anni il ragazzo, che come vediamo aveva preso l’abitudine di pensare in grande, si mise a studiare letteratura e medicina (una sola non bastava, in effetti), perché nutriva la speranza, commovente e vana, di capire come potersi guarire. Ebbene, quando capì di non poterlo fare, non se ne fece un cruccio e proseguì per la sua strada (alla lettera!). Eh sì, James non aveva mai imparato cosa volesse dire sentirsi vinto.

Ma torniamo alla sua pazza idea. Per quale motivo Holman voleva fare il giro del globo proprio via terra? Perché su facebook ancora nessuno aveva postato un’impresa del genere? No. Perché aveva pochissimi soldi, e non avrebbe potuto permettersi di salire su chissà quante navi per aggirare quei piccolissimi ostacoli che usiamo chiamare i continenti. Sta di fatto, senza farla tanto lunga, che James partì.

Per un po’ sembrò andare tutto bene. Ma a un certo punto vi fu un intoppo. In sostanza, mentre attendeva che il Bajkal ghiacciasse, venne a sapere che lo zar gli impediva di proseguire il suo viaggio. E perché? Perché fu sospettato di essere una spia. Che volpi, eh? Venne caricato su una slitta e riportato fino alla frontiera con la Polonia. Da dove rientrò in Inghilterra.

Arreso? E perché mai?! Tornò a casa -niente coda fra le gambe- e una volta lì, scoprì che un suo libro, nel quale aveva narrato di un precedente viaggio, stava ottenendo un enorme e inaspettato successo. A quel punto, già che c’era, ne approfittò per dettarne un secondo. Che divenne bestseller anch’esso. Eh si, un pezzo alla volta, le cose cambiarono. Sì perché a quel punto i soldi non mancavano più. E James capì di potersi permettere di salire sulle navi, per i suoi seguenti tentativi. Ovviamente c’era da riprendere in mano il giro del mondo, che non puoi mica lasciare a metà, sennò che giro del mondo sarebbe! E naturalmente il progetto originario andava aggiornato, non più solo via terra. Uno-due, fatto! E così, via mare, partì dall’Africa occidentale, su di un’imbarcazione inglese chiamata “Eden”. E stavolta ce la fece! Il primo non vedente della storia ad aver circumnavigato il globo!

Soddisfatto? E perché mai?! A quegli anni di viaggi, ne seguirono altri, e altri, e altri ancora… Potrei farvi l’elenco, Brasile, Zanzibar, Australia, Portogallo, Turchia, ma non si finirebbe più, lascio fare a voi: puntate un dito sulla pelle del mondo, James è lì.

Morì alla fine di luglio del 1857. Ebbene, ci sono storie che, adilà delle vicende che portano in sé, ci dicono ben altro.

Sulla mappa del mondo, il disegno tracciato dalla mano cieca ma ferma di Holman sembra dirci che non v’è nulla di più abbondante della realtà. Per esempio, che l’ultima parola non è detta, perché la diremo solo alla fine. E anche, forse, che il dolore più grande è quello di lasciar fare tutto al dolore. Guardo il disegno di James, e mi accorgo che il tempo non sembra essere fatto per lasciarlo passare. Guardo quei luoghi, dalla visuale privilegiata che ci concedono le mappe, e mi chiedo che cosa avrà ricordato, di tutto quello che “vide”. In che modo ogni luogo lo accrebbe, e quanto lasciò, di se stesso, a ogni paese. Ma soprattutto: quanto avrà visto, del mondo, di meno di ciascuno di noi? Quanto, di più? “E’ doveroso lanciarsi alla scoperta di nuove città”, diceva Álvaro Mutis, “Ci attendono (…) coloro che vivono in mezzo al mare da tanti secoli e che nessuno conosce perché viaggiano sempre in direzione ostinata e contraria alla nostra. Da loro dipende l’ultima goccia di splendore.” Da loro. E da noi.



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I vostri viaggi. Viaggio in Scozia. Di Nerina Viozzi



Dato che mi trovo  in un momento di vita in cui i  viaggi mi sono impossibili mi consolo raccontandovi un viaggio fatto con mio marito in tempi in cui ero “meno diversamente abile”.

Mentre rileggo gli appunti e lo  rifaccio  virtualmente vi invito a  viaggiare con me.

Buon viaggio!

Viaggio in Scozia fatto tra luglio ed agosto.

30 luglio: partenza da Bologna alle 12,25 accompagnati all’aereoporto con affetto da due amiche.

Arrivo ad Amsterdam ed immediato reimbarco per Edimburgo, notando con sorpresa , che la compagnia KLM, per la prima volta, non serve il piatto caldo a bordo.

Arrivo regolare e trasferimento in pullman a Glasgow e relativo approccio paesaggistico scozzese. Sistemati in albergo, non lontano dalla stazione centrale, facciamo il primo giro diurno nel centro con i compagni di viaggio di Bassano del Grappa.

Cena in albergo e, con gli stessi, giro notturno nel centro: lungo fiume Clyde, vie centrali con animata vita notturna.

31 luglio Lasciato l’albergo alle 8,30, in pulman giro panoramico della città, dal fiume , al moderno auditorium, alla collina della cultura con sosta nel monumentale ottocentesco palazzo della università,

proseguimento e sosta nella cattedrale di san Mungo, grande edificio gotico, con adiacente cimitero.

Proseguimento per Stirling, visita del castello dove Maria Stuarda fu incoronata, a 9 mesi, regina di Scozia.

Quindi museo, originali medaglioni del soffitto in legno scolpito, chiesa della Incoronazione ora sala vuota, gotica sala del parlamento.

Il castello è alla sommità del colle sovrastante il paese con una superba vista sulla pianura e sui colli circostanti.

Visita del piccolo paese e sosta per il caffè. Alle 15 si riparte per Aberdeen con sosta per ammirare le rovine del castello di Dunnottar,

posizionato su una roccia di fronte al mare, su alta falesia. Arrivo ad Aberdeen verso le 17, visita panoramica in pullman della città, tetra, costruita in granito grigio, per fortuna indorata dal sole.

Sistemazione in Albergo, subito alla vicina spiaggia, sabbiosa, sul mare aperto del nord e giro a piedi al centro lungo la union street. Cena a base di pesce.

1 agosto

Alle 8,15 partenza lungo la verde e boscosa valle del Dee, sosta tecnica a Ballater, vicino al parcheggio una semplice chiesa luterana.

Ripreso il viaggio poco dopo termina la verde valle ed inizia l’attraversamento del gruppo montuoso Cairngorm, con altezza massima 1300 metri.

Improvvisamente scompare la vegetazione alberata, solo bassi cespugli di erica di vari tipi

per chilometri di saliscendi in una stradina stretta, sinuosa e solitaria.

Sosta nella distilleria di Whisky Glenlivet, isolata, vicina all’omonimo paesino, circondato da pascoli con pecore e mucche scozzesi con lunghe corna e lunghi peli rossicci.

Visita della distilleria, con degustazione, spuntino in caffetteria con buona patata ripiena. Si riparte e, superato il gruppo montuoso, si riprende il verde paesaggio scozzese,

attraversando paesini ammiriamo le aiuole fiorite di Porret, premiato più volte per le sue decorazioni floreali.

Sosta ai maestosi ruderi della cattedrale, del tredicesimo secolo, con annesso antico cimitero presso Elgin.

Successiva sosta al castello di Cawdor, con giardino fiorito e labirinto, dove Shakespeare avrebbe collocato la tragedia Macbeth, castello non entusiasmante.

Si riparte per Aviemore all’albergo Hotel Macdonald, anche senza hamburger, degno del nome, insoddisfacente in tutto.

Unica cosa interessante del paesino la stazioncina, bianca e rossa anche bel trenino ciuf ciuf.

2 agosto Partenza alle 8,15 per il castello di Dunrobin sul mare del nord , posizione incantevole ed Interessante, giardino bello e curato, inutile spettacolo di falconeria.

Ritorno e sosta a Inverness, caffè presso bar ristorante esponente la bandiera italiana e visita libera della città,

proseguimento quindi per i ruderi del castello di Urquhart, di antichissima data

sulla sponda del loch ness, ma senza vedere il mostro, qui, per completare il paesaggio scozzese

prima pioggerellina di 5 minuti del tour. Interessante video della storia del luogo a partire da Colomba o Colombano, storico monaco irlandese. fondatore di vari monasteri in Europa. Diretti, quindi a Grantown in albergo, piccolo, carino e con la migliore cena.

A noi è capitata anche la migliore camera, a detta degli altri compagni di viaggio.

3 agosto Partenza mattutina alle 7,30, direzione Inverness e loch ness e da qui attraverso la boscosa e verde vallata del fiume Morrison, giungiamo al castello di Eilean Donan, ricostruito dal proprietario, sull’originale, intorno al 1932, castello non residenziale ma fortezza militare su un isolotto e collegato alla terraferma da un ponte. Siamo stati accolti per la visita da uno scozzese in kilt. Alla volta, quindi, dell’isola di Skye, collegata alla terraferma da un ponte di recente costruzione, fino al castello di Dunvegan a nord ovest sull’atlantico.

Visitiamo solo il primo piano perché il resto è residenza del proprietario, il parco giardino fino a toccare l’acqua dell’atlantico, e Nerina ha mandato tanti spruzzi alla sua nipotina.

Ritorno a sud verso la terraferma fino ad Armadeil. L’isola Skye è diversa dal resto del territorio scozzese, quasi totale assenza di vegetazione arborea, un continuo saliscendi tra prati ed animali al pascolo, assenza totale di coltivazioni.

Col traghetto ritorniamo in mezz’ora sulla terraferma a Mallaig e proseguiamo verso OBAN dove pernottare, percorriamo strade tortuose, vari fiordi detti, localmente, laghi, tra paesaggi  verdi ed a volte pietrosi .

Attraversiamo Port William, bella stazione turistica in vista del monte Ben Nevis, il più alto della Gran Bretagna, metri 1300, completamente brullo e quindi verso le 20 ad OBAN movimentato porto turistico. Direttamente a cena, poi sistemazione in hotel e breve giro notturno: porto, stazione e centro.

4 agosto Alle 9 lasciamo Oban con tempo veramente scozzese, pioggia e lungo il percorso anche nebbia,

paesaggio poco godibile fino ad Inveraray, piccolo centro del loch fyne.

Visita al castello ancora residenza dei duchi Campbell. Giro del paesino, caffè ed acquisto di 2 sciarpe scozzesi, nel frattempo è tornato il sole.

Sulla strada per Edimburgo sosta a Linlithgow per visita al palazzo reale dove nacque Maria Stuarda nel 1542.

Imponente, maestosa struttura a cielo aperto, bel cortile con bella fontana, belle pareti, bella posizione sul fiume e circondato da verdi prati.

Proseguimento per la vicina Edimburgo dove arriviamo alle 17,30. Sistemazione in albergo e subito giro libero verso il centro, via morrison, grassmarket, cena libera in un bistrot, saliamo verso il miglio ed in castle hill ci imbattiamo nella marea di gente che ordinatamente in fila è in attesa per entrare all’esplanade per assistere alle prove generali dello spettacolo di bande militari in programma per il giorno dopo.

5 agosto Alle 9 giro panoramico per le vie principali della zona nuova e vecchia città: piazza Charlotte, George street , prince street, miglio, cattedrale, castello.

Dopo la caffetteria visitiamo gli appartamenti reali, il museo delle ragalie, il memorial ai caduti, il museo militare, le carceri, la cappella di santa Margherita fatta erigere dal re David primo in onore della madre, e relativi belvedere. Dal castello ritorno alla cattedrale poi scendiamo nella  verde zona bassa, visitiamo la galleria nazionale d’arte magnificamente strutturata, accogliente, interessante e gratuita per tutti.

Giro a piedi nella zona nuova della città, cena in un locale di Rose street ricca di pub e ristoranti.

Abbiamo mangiato haggis con patate e spezzatino di manzo con verdure, 2 buoni piatti. Per le piazze e strade bande ed artisti di strada di vario genere.

Rientro in hotel per vie diverse, con uno sguardo alla stazione ferroviaria vicina all’hotel

6 agosto ultimo giorno Dopo colazione liberi e soli, a piedi, attraverso tutto il miglio con bel ripasso della zona della citta,

quindi visita di Holyrood (palazzo reale)residenza della regina quando va ad Edinburgo: sale di rappresentanza ed appartamenti antichi dei tempi di Maria Stuarda e luogo degli avvenimenti della sua vita.

Rientro in albergo dopo aver salutato la statua del cane bobby (bella storia!) ed aver bevuto un cattivo caffè in grassmarket.

Lasciamo l’albergo verso le14 per l’aeroporto e via Amsterdam giungiamo a bologna alle ore 22.

A casa in taxi il cui tassista che lavora sempre di notte dalle 19 alle 7 dice di appartenere alla categoria di gente che vive di più perché passa poco tempo a dormire.

Arrivederci ad un prossimo viaggio.



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Come viviamo la nostra città. Due palazzi di Piazza Maggiore: palazzo d'Accursio e Palazzo del podestà. Di Nerina Viozzi



Nella precedente descrizione di piazza maggiore avevo accennato alla presenza di importanti palazzi adiacenti, ora approfondiamo la conoscenza dei palazzi d’Accursio e del Podestà.

Palazzo D’Accursio: Il palazzo, attualmente sede di rappresentanza del Comune, è costituito da un insieme di edifici uniti via via nel corso dei secoli ad un nucleo più antico che venne acquisito dal Comune alla fine del 1200 e che comprendeva l’abitazione di Accursio, giurista e maestro di diritto nello studio bolognese, da cui prende il nome.

Inizialmente parte era adibita a granaio e parte ad uffici del comune la cui data di costituzione è fatta risalire formalmente al 1116.

Nel 1336 divenne residenza degli “Anziani”, la massima magistratura del comune, successivamente dei delegati pontifici e dei governatori, quindi è stato sempre sede del governo della città.

Nella prima metà del 1400 venne ampliato e ristrutturato e sulla “Torre d’Accursio” fu aggiunto un orologio con un carosello di elementi figurati in legno che sfilavano ad ogni cambio d’ora, carosello rimosso poi al tempo di Napoleone. Altre ristrutturazioni architettoniche risalgono ai primi anni del XVI secolo dopo la caduta dei Bentivoglio. Alla fine del XVI secolo venne ultimata la doppia rampa di scale, attribuita al Bramante, che dà accesso all’interno. La facciata è adornata, in alto a sinistra dell’ingresso, dalla Madonna con bambino, opera in terracotta di Nicolò Dall’Arca, e dal maestoso portale, aggiunto a metà del 1500, su cui troneggia la statua bronzea del Papa Gregorio XIII, (bolognese, al secolo Ugo Boncompagni)

All’interno del complesso, strutturato intorno a due ampi cortili, oltre agli uffici di rappresentanza del comune ed alla splendida biblioteca multimediale ubicata nella ex sala borsa, salendo la cinquecentesca scala bramantesca, concepita allora per l’ascesa trionfale a cavallo dei rappresentanti del governo cittadino, oltre alla cappella Farnese si possono visitare una successione di ambienti più o meno decorati e la raccolta delle collezioni comunali d’arte.

Palazzo del podestà: Il palazzo del podestà è la più antica costruzione della piazza tanto che è chiamato anche palazzo vecchio.

Esso fu costruito contestualmente alla piazza per svolgere le funzioni pubbliche e cioè quale sede del podestà e dei suoi funzionari.

Più tardi allo stesso venne aggiunto il palazzo Re Enzo, così chiamato perché vi è stato rinchiuso fino alla morte Enzo, Re di Sardegna e figlio dell’imperatore Federico secondo, fatto prigioniero dai bolognesi nella battaglia di Fossalta nei pressi di Modena.

Si tratta di un grande complesso architettonico che nel tempo ha cambiato aspetto in conseguenza delle diverse utilizzazioni: la storia ci racconta che il grande salone del piano nobile, un tempo aula di giustizia è stato utilizzato anche come teatro pubblico e come campo di gioco del pallone.

Questo complesso è attraversato da due passaggi pedonali, una volta strade, che si incrociano sotto il cosiddetto voltone del Podestà.

Al di sopra del voltone si erge la torre dell’Arengo la cui campana richiamava il popolo a raccolta in caso di eventi straordinari.

Il voltone del podestà anticamente era noto come luogo nel quale erano eseguite le impiccagioni, a tutt’oggi si possono notare ancora i resti delle travi a cui venivano fissate le funi.

Simpatica è la curiosità dell’acustica del voltone. Se si parla a bassa voce rivolti contro uno dei quattro angoli, chi sta in uno degli altri angoli opposti, sempre rivolto verso il muro, può sentire chiaramente quanto sussurrato.

Attualmente questo complesso viene utilizzato dalla città per eventi straordinari, quali mostre, conferenze ed ogni altra attività culturale.



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Recensioni. A cura di Giuseppina Avola



Care lettrici e cari lettori, Giuseppina Avola ci propone 2 letture molto diverse tra loro e non molto recenti, le scrittrici sono donne. La prima si chiama Petra Resky e racconta una storia di due ragazze e di una madre… l’altra è , anzi sono: Luciana Littizzetto, “non storcete il naso”, in un dialogo con Franca Valeri, nota comica del passato. Questi due libri sono molto diversi tra loro, ma hanno qualcosa in comune, sono libri di donne che raccontano donne.

Segue una recensione della nostra socia Nerina Viozzi che propone un libro su Maria Stuarda.

In fine dal Corriere Della Sera la recensione di (Controluce), di Mauro Marcantoni, giornalista e sociologo cieco.

Buona lettura!!!

Ho letto questo libro tutto d’un fiato….. A me ha lasciato un gran senso di amarezza e mi ha fatto riflettere tanto sulla situazione attuale e passata della Sicilia,terra martoriata, ma con persone coraggiose che, purtroppo, hanno pagato con la vita il loro impegno.

Penso ai giudici Falcone e Borsellino, ma anche a persone poco conosciute o poco ricordate, come Peppino Impastato o don Puglisi…….

Reski Petra ; Rita Atria - La Picciridda Dell’Antimafia ; Editore Nuovi mondi - Città: Modena , anno 2011;

La storia di Rita Atria è la storia di una dolorosa presa di coscienza. Figlia di un piccolo boss di Partanna, sperduto paese nella Valle del Belice lontano dalla “Sicilia dei fiori d’ibisco”, fin da bambina Rita è spettatrice di sanguinose guerre di potere tra famiglie. Soprusi, ricatti, regolamenti di conti sono argomenti all’ordine del giorno in casa Atria. Solo una parola non viene mai pronunciata: “mafia”. L’organizzazione potente e invisibile che strapperà a Rita i suoi affetti più cari: prima suo padre e poco dopo l’amato fratello Nicola. Rimasta sola con una madre fredda e distante, Rita decide di riscattare a ogni costo il buon nome della sua famiglia. Ma, a poco a poco, l’iniziale sete di vendetta nei confronti di chi le ha fatto perdere le uniche persone care lascia spazio a uno straordinario senso di giustizia che porta la ragazza a decidere di confidarsi con la magistratura.

Il lungo e doloroso percorso di rigetto e denuncia delle logiche mafiose è minuziosamente registrato nei suoi diari, gli unici cui Rita può confidare la paura e la sfiducia che stanno prendendo il sopravvento su di lei. Le rimangono accanto solo sua cognata Piera Aiello, moglie di Nicola, che ha deciso di diventare testimone di giustizia già prima di Rita, e un uomo che è per lei il padre della rinascita: il giudice Paolo Borsellino.

Questo secondo libro che vi propongo mi ha fatto sorridere e un po pensare….

Littizzetto Luciana, Valeri Franca;

L’educazione delle fanciulle; Editore Einaudi - Città Torino, anno 2011;

I primi libri, i primi tacchi alti, il primo bacio. I secondi libri, le centesime scarpe e i millesimi baci. L’approccio femminile alla vita a tutte le età. Un inventario dei comportamenti tipici di maschi e femmine di fronte all’amore, dagli anni Trenta a oggi. Un dialogo in cui si parla di tutto. Cucina ed eleganza, economia domestica e chirurgia estetica. Coppia, figli, sesso e lavoro. Della noia e della gioia di vivere da donne. Due voci diverse e perfettamente intonate dialogano in modo comico, ironico e universale sulle donne, gli uomini e l’amore.

MariaStuarda Nel viaggio in Scozia ho visto il castello dove nacque Maria Stuarda, il castello dove venne incoronata regina ed il palazzo da cui ha governato.

Mi è, quindi, venuto naturale presentare un libro che parli di Maria Stuarda.Regina di Scozia.

Il libro si intitola: Maria Stuarda. La tragedia di una regina, di Antonia Fraser.

Il libro è reperibile in mp3 dal catalogo del libro parlato lions (www.libroparlatolions.it). Racconta la vita tragica di una donna nata regina ma che non potè esserlo.

Maria Stuarda era figlia di Giacomo V re di Scozia e di Maria Guisa, di nobile casato Parigino,

Alla morte del padre ancora piccolissima fu incoronata regina, visse alla corte di Francia e ricevette una educazione Francese,.

A 17 anni sposò Francesco II di Francia, uomo di salute precaria che la lasciò vedova giovanissima.

Dovette, quindi, lasciare la raffinata corte francese, per contrasti con la regina madre Caterina de’ Medici, e tornare in Scozia, dove, lei sovrana cattolica riuscì a stabilire un quieto vivere tra cattolici e protestanti.

La sua sfrenata passione amorosa la coinvolse in un gioco nefasto di distruzione.

Prima sposò il capo della fazione cattolica della nobiltà, uomo incapace, inadatto e ambizioso che le alienò le simpatie dei sudditi, questi, in breve, venne ucciso in una congiura di palazzo.

Peggiorò la situazione quando impulsivamente sposò il presunto assassino del marito.

Fu costretta ad abdicare e fuggire alla corte anglicana di Londra presso la cugina Elisabetta I.

Le due donne erano divise da forti contrasti di religione e di dinastia.

Maria era bella, passionale ed affascinante, Elisabetta era volitiva e tutta dedita alla ragion di stato.

In questa situazione conflittuale prevalse la regina Elisabetta che, prima la condannò per alto tradimento a quasi 20 anni di prigione e poi la fece giustiziare.

Maria Stuarda è stata una donna coraggiosa ma travolta dalla Storia e dagli intrighi di potere Questo libro della storica inglese Antonia Fraser è una biografia di Maria Stuarda molto approfondita e particolareggiata, documentata ed appassionante come un romanzo.

Il libro è importante anche per la ricostruzione che emerge della società scozzese del millecinquecento e ne evidenzia la differenza da quella inglese.

Buona lettura.

Il Corriere della Sera del 05/06/2016.

La cecità diventa una normalità speciale Esce il 12 giugno «Controluce»: undici racconti di Marcantoni «La cecità non è una croce: la mancanza del senso della vista non è mancanza del senso della vita. Semplicemente i non vedenti costruiscono la loro speciale normalità su quattro sensi invece che su cinque, su dotazioni emotive e cognitive commisurate alla durezza del terreno di gioco». Riflessioni di Mauro Marcantoni, sociologo e giornalista, direttore di Trentino school of managment, autore di varie pubblicazioni sulla pubblica amministrazione e di due libri di tutt’altro respiro: “I ciechi non sognano il buio” (Franco Angeli, 2008) e “Vivere al buio” (Erickson, 2014). In essi Marcantoni, che ha perso la vista

da più di vent’anni, ha trattato un tema delicato come quello della cecità, raccogliendo nel primo ottanta storie da tutta Italia sotto forma di intervista e commento di «ciechi di successo», persone comuni fuori dal comune («per successo non intendo notorietà bensì piena realizzazione di sé e nella vita, come quella raggiunta da una coppia di non vedenti che ha cresciuto quattro figli») e fornendo nel secondo una sorta di galateo per i vedenti, modelli di comportamento per evitare imbarazzi e debellare i pregiudizi. Due opere sullo stesso tema strutturalmente e stilisticamente diverse, legate però nel titolo dal comune denominatore del buio della cecità, «un muro di nero compatto che respinge ed esclude qualsiasi tentativo di intrusione e qualsiasi evasione per chi lo abita ma anche un limite composito e superabile che non è sinonimo di rinuncia alla vita, un universo tutto da esplorare nella sua ambivalenza». Sarà allora per aiutarci a vedere il buio e la cecità da altre prospettive che l’ultimo lavoro di Marcantoni, “Controluce”, sarà questa volta un libro di narrativa: undici racconti che raffigurano le varie situazioni affrontate dai protagonisti non vedenti nella loro quotidianità, in un continuo rapporto con il limite, tema centrale del libro: «

Raccontare di cecità afferma Marcantoni è il mio personale modo per condividere ciò che ho capito del limite, non solo del mio personale». Il libro verrà distribuito nella collana «Racconti d’autore» del «Sole 24 ore» a partire da domenica 12 giugno e una sua presentazione si può leggere sulla Domenica del Sole 24 ore. Andrea Bontempo.



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Recensione audiofilm, La Grande Fuga, di Nerina Viozzi



Ascolto spesso i film che ricevo dalla cineaudioteca della cooperativa “ Senza Barriere”.

Il film che vi racconto ora è “La Grande Fuga”, prodotto negli Stati Uniti negli anni sessanta, è un film drammatico, di guerra ma anche con momenti di allegria.

E’ tratto dal libro omonimo scritto da Paul Brickhill, un pilota australiano in servizio nella seconda guerra mondiale con le forze alleate, abbattuto in Tunisia ed internato in Germania nel campo di concentramento di Sagan dove lui stesso partecipò alla realizzazione di un tunnel per evadere dal campo.

Nel film un gruppo di prigionieri inglesi ed americani viene internato in un campo di concentramento appositamente creato per rinchiudere tutti i prigionieri che avevano tentato la fuga negli altri campi di detenzione.

Nonostante che il comandante, al fine di disincentivare le evasioni, si impegna a creare nel campo le migliori condizioni di vita, fin dal primo giorno si verificano tentativi di fuga ma senza successo,

Tra i prigionieri il capo squadrone Robert Bartlett, in codice chiamato X1, benchè minacciato di morte qualora fosse stato ripreso nel caso di tentativo di evasione, dopo un colloquio con l’ufficiale più alto in grado fra i prigionieri e quindi comandate degli stessi, decide di organizzare un massiccio tentativo di fuga.

L’organizzazione è abbastanza complessa ed articolata, si prevede di scavare 3 tunnel in modo di consentire la fuga di 250 prigionieri.

L’organizzazione dell’evasione viene pianificata meticolosamente, per questo vengono individuate figure chiave quali uno scassinatore, un falsario, uno specialista di tunnel, un sarto ed un falegname.

Viene messa in piedi, inoltre, una ampia rete di collaboratori allo scopo di predisporre documenti, abiti civili, cartine, biglietti ferroviari, razioni di viveri ed ogni quant’altro necessario.

Durante i festeggiamenti che i prigionieri americani avevano organizzato per la ricorrenza del 4 luglio uno dei tunnel viene scoperto dalle guardie del campo.

L’organizzazione, per non rischiare ritardi concentra le forze su un solo tunnel, il più avanzato.

Al momento della fuga ci si accorge che l’uscita del tunnel è troppo arretrata rispetto a quanto era stato previsto. Rimandare il tentativo però è impossibile perché i documenti ed i biglietti riportavano la data del giorno dopo.

La fuga ha comunque inizio e 76 prigionieri riescono ad uscire dal campo prima che le guardie, sentito un rumore prodotto da un prigioniero, diano l’allarme e blocchino il tunnel. Dei 76 evasi alcuni riescono a riparare oltre le linee tedesche, alcuni vengono uccisi, la maggioranza viene catturata e riportata nel campo, cinquanta vengono fucilati.

Questo film è importante perché ci ricorda la tragedia della seconda guerra mondiale, ma ci insegna anche a non soccombere nelle situazioni difficili, ed a reagire mettendo in atto le nostre potenzialità per cambiarle come fanno questi prigionieri che, tra l’altro, mentre si danno da fare per poter evadere non tralasciano anche momenti di festa.

Per chi è interessato agli audiofilm i contatti sono: senza barriere onlus 38050 Scurelle (Trento).

Telefono 0461 78 01 65.

Mail: info@senzabarriere.org.



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Le vostre ricette. Ciambella di Natale. Di Giuseppina Parentela



INGREDIENTI:

  • una sfoglia rettangolare già pronta;
  • 100 grammi di uvetta;
  • 100 grammi di pinoli;
  • 150 grammi di noci sgusciate;
  • 2 cucchiai di miele;
  • 3 cucchiai di zucchero, (di canna o tradizionale);
  • 1 tuorlo d’uovo.

PREPARAZIONE:

  • Tritate i pinoli e le noci grossolanamente, mettete a bagno l’uvetta con del rum almeno mezz’ora prima di iniziare a fare il dolce.
  • Mettete in una ciotola le noci tritate, i pinoli e l’uvetta strizzata,
  • aggiungete il miele e lo zucchero, ammalgamate il tutto.
  • Prendete la sfoglia, srotolatela e disponetevi sopra il contenuto della ciotola, quindi arrotolate dal lato più lungo creando un salsicciotto, a questo punto in una teglia con buco per ciambella mettete il salsicciotto e chiudeteli bene. Con un pennello spalmate il tuorlo dell’uovo sulla superficie.
  • Mettete in forno a 180 gradi per 20 30 minuti controllate la cottura. Probabilmente potrà rimanere dell’impasto, vi consiglio di creare con un’altra sfoglia dei triangoli e riempirli con l’impasto rimasto.


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Info cantieri in città: numero verde 800  03  19  70
(Dal lunedì al sabato dalle ore 8 alle 12, dalle 15 alle 19
www.cantierebobo.it

Taxi e auto blu:

Cotabo 051  37  27  27, oppure 051  37  25  25.

CAT 051  45  90.

CAB 051  55  34  15.

Cosepuri 051  51  90  90.

Assistenza ferroviaria e acquisto biglietti Italo Tel. 06  07  08.

Prenotazione assistenza aeroportuale
Meridiana 0789  52  496.
Alitalia 06  65  640.



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